Si tratta di un volume di filosofia dell'educazione, concepito negli anni Cinquanta del Novecento in termini di originalità, nel quadro della pedagogia cattolica del periodo. La riflessione di Corallo comincia dalla fenomenologia dell’educazione, cioè dal suo costituirsi come oggetto di analisi ad una mente umana, un pensiero “mediatore interessato”, che “annunzia se stesso come mediazione insieme all’oggetto mediato”. Le “costanti storico-empiriologiche del concetto di educazione” sono di fatto costanti fenomenologiche. Anche la rassegna storica che le giustifica è piuttosto un’analisi fenomenologica applicata alla storia delle idee pedagogiche. L’assunto è che il costituirsi dell’oggetto avviene in relazione al “conferimento di un senso”, da parte del soggetto, alla datità fattuale con cui esso si presenta a noi. Le cose sono e significano, inseparabilmente. In questo senso, la verità è continuamente un “farsi”, una rigenerazione di significati, per la quale il mondo reale non viene solo “conosciuto” nel suo significato, ma anche positivamente “cambiato”, e continuamente “fatto nuovo”. L’importanza dell’educazione nel “farsi umani” degli uomini, e quindi nel farsi della storia, appare evidente: l’umanità della persona è un “farsi”, non un dato di partenza, e il suo stesso essere include un dinamismo strutturale. Per Corallo l’azione libera integra così in senso creativo quel conferimento di significato al mondo che è il “fare la verità”. Con l’azione libera dell’uomo il mondo è modificato e sempre “fatto nuovo”, ma occorre aggiungere “nel bene come nel male”: l’involuzione, la riemergente barbarie, la cristallizzazione appartengono alle possibilità dell’umano, sia in termini complessivamente storici, sia in termini specificamente etici. Perciò, nella sua espressione che si trattasse di educare la libertà "rettamente", il rettamente veniva poi da Corallo messo fra parentesi. Il punto era che, mentre ciascun educatore non può mai prescindere da ciò che egli ritiene “giusto”, nella situazione storica in cui il rapporto educativo si colloca, l’efficacia dell’educazione non è nella riproduzione di quella stessa identica forma di eticità, dal momento che la conoscenza del “vero e del giusto” dovrà sempre essere rigenerata (quindi sempre reinterpretata e ricompresa) in ogni generazione successiva e in ogni persona. L’esistenza della Verità (e così pure di ogni verità storica e scientifica) non garantisce di per sé il possesso di essa in ogni mente e in ogni generazione. Per Corallo, è il farsi della libertà come capacità positiva, e quindi il suo uso effettivo, l’esito di una educazione efficace.

Educare la libertà. Scelta antologica da Gino Corallo, Pedagogia, Vol. 1, 1961.

MOSCATO, MARIA TERESA
2009

Abstract

Si tratta di un volume di filosofia dell'educazione, concepito negli anni Cinquanta del Novecento in termini di originalità, nel quadro della pedagogia cattolica del periodo. La riflessione di Corallo comincia dalla fenomenologia dell’educazione, cioè dal suo costituirsi come oggetto di analisi ad una mente umana, un pensiero “mediatore interessato”, che “annunzia se stesso come mediazione insieme all’oggetto mediato”. Le “costanti storico-empiriologiche del concetto di educazione” sono di fatto costanti fenomenologiche. Anche la rassegna storica che le giustifica è piuttosto un’analisi fenomenologica applicata alla storia delle idee pedagogiche. L’assunto è che il costituirsi dell’oggetto avviene in relazione al “conferimento di un senso”, da parte del soggetto, alla datità fattuale con cui esso si presenta a noi. Le cose sono e significano, inseparabilmente. In questo senso, la verità è continuamente un “farsi”, una rigenerazione di significati, per la quale il mondo reale non viene solo “conosciuto” nel suo significato, ma anche positivamente “cambiato”, e continuamente “fatto nuovo”. L’importanza dell’educazione nel “farsi umani” degli uomini, e quindi nel farsi della storia, appare evidente: l’umanità della persona è un “farsi”, non un dato di partenza, e il suo stesso essere include un dinamismo strutturale. Per Corallo l’azione libera integra così in senso creativo quel conferimento di significato al mondo che è il “fare la verità”. Con l’azione libera dell’uomo il mondo è modificato e sempre “fatto nuovo”, ma occorre aggiungere “nel bene come nel male”: l’involuzione, la riemergente barbarie, la cristallizzazione appartengono alle possibilità dell’umano, sia in termini complessivamente storici, sia in termini specificamente etici. Perciò, nella sua espressione che si trattasse di educare la libertà "rettamente", il rettamente veniva poi da Corallo messo fra parentesi. Il punto era che, mentre ciascun educatore non può mai prescindere da ciò che egli ritiene “giusto”, nella situazione storica in cui il rapporto educativo si colloca, l’efficacia dell’educazione non è nella riproduzione di quella stessa identica forma di eticità, dal momento che la conoscenza del “vero e del giusto” dovrà sempre essere rigenerata (quindi sempre reinterpretata e ricompresa) in ogni generazione successiva e in ogni persona. L’esistenza della Verità (e così pure di ogni verità storica e scientifica) non garantisce di per sé il possesso di essa in ogni mente e in ogni generazione. Per Corallo, è il farsi della libertà come capacità positiva, e quindi il suo uso effettivo, l’esito di una educazione efficace.
2009
Educare la libertà. Scelta antologica da Gino Corallo,
7
33
M.T. MOSCATO
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