I Goti sono stati certamente la popolazione germanica dell’età delle grandi migrazioni che ha lasciato di sé le tracce più rilevanti, a livello archeologico, nei testi degli storiografi greci e latini. L’insediamento definitivo dei Goti tra Italia, Francia meridionale e, infine, Spagna, ha poi portato quelle genti a uno scambio e fusione con le popolazioni locali, che si è ripercosso nei prestiti linguistici e nelle tracce onomastiche. I Goti, in tutto ciò, non si differenzierebbero però da altri gruppi germanici, come ad esempio i Longobardi o i Burgundi. I Goti hanno lasciato un surplus, ovvero una documentazione scritta nella propria lingua, con un proprio alfabeto, creato nel IV secolo, che li ha accompagnati sino alla fine della propria storia. Questo volume parte proprio dalla fine del percorso storico dei Goti, laddove la maggior parte dei lavori degli storici che si sono dedicati ai Goti si fermano. Cosa è divenuto della lingua dei Goti quando Ostrogoti e Visigoti si stanziano sulle sponde del Mediterraneo occidentale? Cosa è avvenuto della loro scrittura, della loro letteratura? L’autore segue gli Ostrogoti e i Visigoti nel lento spegnersi della propria lingua, ne motiva le cause ma, allo stesso tempo, offre al lettore le ragioni per le quali la scrittura gotica, brani in lingua gotica ricompaiono, improvvisamente, in età carolingia, a una distanza di ben 250 anni dalla fine del regno ostrogoto in Italia e quasi un secolo dopo la fine del regno visigoto di Toledo. Comprendere le ragioni della sopravvivenza di una memoria linguistica nonché letteraria richiede analisi di tipo codicologico e filologico, riflessioni sui sistemi alfabetici spesso semplicisticamente definiti ‘esotici’ che compaiono in età carolingia. Alla fine del percorso di questo volume il lettore dovrebbe possedere le chiavi per comprendere quella che è stata l’eredità dei Goti al mondo occidentale che va compresa all’interno dell’età di Carlo Magno.

L'eredità dei Goti. Testi barbarici in età carolingia

ZIRONI, ALESSANDRO
2009

Abstract

I Goti sono stati certamente la popolazione germanica dell’età delle grandi migrazioni che ha lasciato di sé le tracce più rilevanti, a livello archeologico, nei testi degli storiografi greci e latini. L’insediamento definitivo dei Goti tra Italia, Francia meridionale e, infine, Spagna, ha poi portato quelle genti a uno scambio e fusione con le popolazioni locali, che si è ripercosso nei prestiti linguistici e nelle tracce onomastiche. I Goti, in tutto ciò, non si differenzierebbero però da altri gruppi germanici, come ad esempio i Longobardi o i Burgundi. I Goti hanno lasciato un surplus, ovvero una documentazione scritta nella propria lingua, con un proprio alfabeto, creato nel IV secolo, che li ha accompagnati sino alla fine della propria storia. Questo volume parte proprio dalla fine del percorso storico dei Goti, laddove la maggior parte dei lavori degli storici che si sono dedicati ai Goti si fermano. Cosa è divenuto della lingua dei Goti quando Ostrogoti e Visigoti si stanziano sulle sponde del Mediterraneo occidentale? Cosa è avvenuto della loro scrittura, della loro letteratura? L’autore segue gli Ostrogoti e i Visigoti nel lento spegnersi della propria lingua, ne motiva le cause ma, allo stesso tempo, offre al lettore le ragioni per le quali la scrittura gotica, brani in lingua gotica ricompaiono, improvvisamente, in età carolingia, a una distanza di ben 250 anni dalla fine del regno ostrogoto in Italia e quasi un secolo dopo la fine del regno visigoto di Toledo. Comprendere le ragioni della sopravvivenza di una memoria linguistica nonché letteraria richiede analisi di tipo codicologico e filologico, riflessioni sui sistemi alfabetici spesso semplicisticamente definiti ‘esotici’ che compaiono in età carolingia. Alla fine del percorso di questo volume il lettore dovrebbe possedere le chiavi per comprendere quella che è stata l’eredità dei Goti al mondo occidentale che va compresa all’interno dell’età di Carlo Magno.
249
9788879881722
A. Zironi
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