Internet si è sviluppata presso le università californiane negli anni Settanta come infrastruttura di comunicazione e di condivisione libera, neutrale, globale. Nel tempo tale tecnologia si è trasformata divenendo prima uno strumento anche di e-commerce e dopo di socializzazione digitale3 cambiando radicalmente la struttura della nostra società. Internet è divenuto così strumento costitutivo della realtà fino a plasmare il nucleo di una nuova collettività basata sull’informazione e i dati digitali, tanto che taluni autori definiscono questa trasformazione il centro di una più ampia rivoluzione industriale e culturale. Successivamente il flusso e il volume dei big data prodotti dalle interazioni dell’uomo attraverso le diverse piattaforme digitali (c.d. Big Tech o Over The Top ― OTT) ha consentito il fiorire di applicazioni di intelligenza artificiale in svariati ambiti delle attività umane (e.g., agricoltura, industria, sanità, turismo), ma anche di utilizzare tali dati per controllare meglio la sicurezza pubblica (e.g., riconoscimento facciale) o per attuare una super-sorveglianza di massa (e.g., basti pensare al Datagate NSA negli Stati Uniti e al Social Credit System in Cina). Il contributo intende investigare questa trasformazione e mettere in luce le nuove discriminazioni digitali che possono essere particolarmente insidiose e difficili da contrastare specie se le applicazioni si collocano nell'ambito della mediazione culturale, dell'immigrazione e dell'accoglienza. Una mediazione digitale pare essere una delle maggiori leve per creare una cittadinanza digitale capace di utilizzare al meglio le tecnologie.

La mediazione digitale e nuove forme tecnologiche di discriminazione

Palmirani Monica
2021

Abstract

Internet si è sviluppata presso le università californiane negli anni Settanta come infrastruttura di comunicazione e di condivisione libera, neutrale, globale. Nel tempo tale tecnologia si è trasformata divenendo prima uno strumento anche di e-commerce e dopo di socializzazione digitale3 cambiando radicalmente la struttura della nostra società. Internet è divenuto così strumento costitutivo della realtà fino a plasmare il nucleo di una nuova collettività basata sull’informazione e i dati digitali, tanto che taluni autori definiscono questa trasformazione il centro di una più ampia rivoluzione industriale e culturale. Successivamente il flusso e il volume dei big data prodotti dalle interazioni dell’uomo attraverso le diverse piattaforme digitali (c.d. Big Tech o Over The Top ― OTT) ha consentito il fiorire di applicazioni di intelligenza artificiale in svariati ambiti delle attività umane (e.g., agricoltura, industria, sanità, turismo), ma anche di utilizzare tali dati per controllare meglio la sicurezza pubblica (e.g., riconoscimento facciale) o per attuare una super-sorveglianza di massa (e.g., basti pensare al Datagate NSA negli Stati Uniti e al Social Credit System in Cina). Il contributo intende investigare questa trasformazione e mettere in luce le nuove discriminazioni digitali che possono essere particolarmente insidiose e difficili da contrastare specie se le applicazioni si collocano nell'ambito della mediazione culturale, dell'immigrazione e dell'accoglienza. Una mediazione digitale pare essere una delle maggiori leve per creare una cittadinanza digitale capace di utilizzare al meglio le tecnologie.
La mediazione interculturale
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75
Palmirani Monica
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