Scopo della ricerca è quello di comprendere quali dinamiche, a breve e medio termine, possano innescarsi nel complesso e, per certi versi, ancora instabile corridoio che si estende dall’Adriatico fino al Caucaso, in relazione allo status futuro del Kosovo e al suo intrecciarsi con la crisi turco-curda. L’evolversi delle dinamiche in atto lungo la direttrice adriatico-caucasica sta, infatti, prendendo una piega per molti versi inattesa fino a qualche mese fa, ma che rischia di saldare, nel caso di un suo generale aggravamento, due aspetti di forte impatto sulla sicurezza regionale e internazionale. I due aspetti cui si intende fare riferimento sono l’etnopolitica (collegata alle spinte all’autodeterminazione fino alla secessione) e la rete dei rifornimenti energetici, esistenti e potenziali, che passano tanto nelle aree turco-curde e caucasiche, quanto dall’Anatolia e dal Mar Nero nei Balcani, attraversando Macedonia, Kosovo e Bosnia-Erzegovina, con allacciamenti alla Grecia, all’Albania e alla Serbia. Il tutto, evidentemente, configura e meglio colloca l’interesse dei grandi soggetti internazionali e, in particolare di Stati Uniti, UE e Russia nel quadro delle tormentate relazioni regionali. Pertanto, il progetto qui presentato mira a studiare quali nuove variabili geopolitiche e geoeconomiche, a seguito di una decisione internazionale (più o meno contestata) sull’indipendenza di un territorio che ha goduto in passato (e limitatamente ad alcuni momenti storici) di autonomia regionale (relative per l’appunto al caso kosovaro), possano incontrarsi con altre preoccupazioni regionali legate a potenziali analoghe rivendicazioni (ad esempio, in Turchia, Georgia, Moldavia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia) dove, al tempo stesso, esistono potenti interessi politici ed economici collegati al controllo dei territori in cui sono previsti o già operanti le reti di gasdotti e oleodotti che dal Caspio e dal Caucaso arrivano tanto nel Mediterraneo orientale, quanto nel Sud-Est europeo. Di conseguenza, lo studio terrà inevitabilmente conto degli orientamenti di politica estera della Russia, in particolare verso lo spazio che essa definisce come «Vicino Estero» (ma che in molti casi si trova in prossimità dei confini dell’Unione Europea, specie dopo l’ultimo allargamento del gennaio 2007), ma anche di altri attori quali la Turchia, in particolare in relazione alla questione curda (causa, a sua volta, di un peggioramento delle relazioni fra Ankara e Washington). Si desidera inoltre sottolineare come il presente progetto intenda idealmente allacciarsi a due precedenti ricerche, promosse dall’Istituto per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica con il sostegno del CeMISS, e che hanno prodotto due volumi in inglese – pubblicati per i tipi della Longo di Ravenna nel 2001 e nel 2003 – sui processi di destabilizzazione e di stabilizzazione proprio nell’area balcanico-caucasica.

DOPO IL KOSOVO. IL CORRIDOIO ADRIATICO-CAUCASO FRA ETNOPOLITICA, AUTODETERMINAZIONE E QUESTIONI ENERGETICHE.

BIANCHINI, STEFANO
2008

Abstract

Scopo della ricerca è quello di comprendere quali dinamiche, a breve e medio termine, possano innescarsi nel complesso e, per certi versi, ancora instabile corridoio che si estende dall’Adriatico fino al Caucaso, in relazione allo status futuro del Kosovo e al suo intrecciarsi con la crisi turco-curda. L’evolversi delle dinamiche in atto lungo la direttrice adriatico-caucasica sta, infatti, prendendo una piega per molti versi inattesa fino a qualche mese fa, ma che rischia di saldare, nel caso di un suo generale aggravamento, due aspetti di forte impatto sulla sicurezza regionale e internazionale. I due aspetti cui si intende fare riferimento sono l’etnopolitica (collegata alle spinte all’autodeterminazione fino alla secessione) e la rete dei rifornimenti energetici, esistenti e potenziali, che passano tanto nelle aree turco-curde e caucasiche, quanto dall’Anatolia e dal Mar Nero nei Balcani, attraversando Macedonia, Kosovo e Bosnia-Erzegovina, con allacciamenti alla Grecia, all’Albania e alla Serbia. Il tutto, evidentemente, configura e meglio colloca l’interesse dei grandi soggetti internazionali e, in particolare di Stati Uniti, UE e Russia nel quadro delle tormentate relazioni regionali. Pertanto, il progetto qui presentato mira a studiare quali nuove variabili geopolitiche e geoeconomiche, a seguito di una decisione internazionale (più o meno contestata) sull’indipendenza di un territorio che ha goduto in passato (e limitatamente ad alcuni momenti storici) di autonomia regionale (relative per l’appunto al caso kosovaro), possano incontrarsi con altre preoccupazioni regionali legate a potenziali analoghe rivendicazioni (ad esempio, in Turchia, Georgia, Moldavia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia) dove, al tempo stesso, esistono potenti interessi politici ed economici collegati al controllo dei territori in cui sono previsti o già operanti le reti di gasdotti e oleodotti che dal Caspio e dal Caucaso arrivano tanto nel Mediterraneo orientale, quanto nel Sud-Est europeo. Di conseguenza, lo studio terrà inevitabilmente conto degli orientamenti di politica estera della Russia, in particolare verso lo spazio che essa definisce come «Vicino Estero» (ma che in molti casi si trova in prossimità dei confini dell’Unione Europea, specie dopo l’ultimo allargamento del gennaio 2007), ma anche di altri attori quali la Turchia, in particolare in relazione alla questione curda (causa, a sua volta, di un peggioramento delle relazioni fra Ankara e Washington). Si desidera inoltre sottolineare come il presente progetto intenda idealmente allacciarsi a due precedenti ricerche, promosse dall’Istituto per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica con il sostegno del CeMISS, e che hanno prodotto due volumi in inglese – pubblicati per i tipi della Longo di Ravenna nel 2001 e nel 2003 – sui processi di destabilizzazione e di stabilizzazione proprio nell’area balcanico-caucasica.
S. Bianchini
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