Dopo aver trascorso la prima giovinezza a Milano, Varese si licenziò in arti e medicina allo studio di Pavia intorno all’anno 1461, e in quell’anno compare nei rotoli dell’università con l’insegnamento di filosofia naturale nei giorni festivi. Si sa che al termine degli studi ritornò a Milano, risiedendo nei pressi di Porta Ticinese, in quanto nel 1480 firmò come Ambroxius Varisius fisicus la petizione contro la demolizione di un antico porticato della zona (Cuomo, 1987, p. 25). Rientrò a far parte dei lettori dello studio pavese successivamente, nel 1486, in sostituzione del medico ducale Cristoforo Soncino, da poco deceduto, nella lettura mattutina dell’Almansor, per la quale percepì lo stesso generoso salario di Soncino. Mantenne questo incarico fino alla caduta del Ducato nel 1499. Poco si sa della sua passione giovanile per l’astrologia, i cui rudimenti aveva imparato certamente durante gli studi pavesi ma che perfezionò lungamente in seguito, fino a diventare l’astrologo privilegiato del futuro duca di Milano Ludovico Sforza, detto il Moro. L’Archivio di Stato di Milano preserva ancora un interessante libretto con le effemeridi, tavole astronomiche utili alla compilazione degli oroscopi, che Varese stilò per l’anno 1469 (Archivio di Stato di Milano, Potenze Sovrane, Miscellanea Sforzesca, 1569). Uno dei primi documenti utili a confermare la sua appartenenza al nutrito rango dei medici della corte sforzesca risale al 1470, quando attese alle cure del cameriere e tesoriere del duca Galeazzo Maria Sforza insieme al collega Marco da Roma. All’interno della corte, si legò particolarmente al giovane Ludovico Sforza, fratello del duca Galeazzo Maria, il quale venne poi assassinato da alcuni nobili milanesi nella chiesa di S. Stefano il 26 dicembre 1476. Al 26 novembre 1480 risale il documento di concessione di un assegno annuo di cento ducati d’oro, per mano del giovanissimo duca Gian Galeazzo ma dichiaratamente voluto da Ludovico. Dopo una lunga carriera alla corte sforzesca, segnata dalla disastrosa sconfitta di Ludovico Sforza per mano dell’esercito francese nel 1499, Varese fu arrestato dalle truppe francesi mentre tentava di valicare le Alpi. Riportato a Milano, venne accusato da Isabella d’Aragona, moglie del duca Gian Galeazzo da poco deceduto, di aver avvelenato il giovane duca, al cui capezzale era accorso, per ordine dello zio Ludovico. Fu in questa occasione che Varese perse il feudo di Rosate, donato al medico personale del re di Francia.

VARESE (Varesi da Rosate, Varese da Rosate, Varisius Rosatus), Ambrogio (Ambrosius)

Azzolini, Monica
Primo
2020

Abstract

Dopo aver trascorso la prima giovinezza a Milano, Varese si licenziò in arti e medicina allo studio di Pavia intorno all’anno 1461, e in quell’anno compare nei rotoli dell’università con l’insegnamento di filosofia naturale nei giorni festivi. Si sa che al termine degli studi ritornò a Milano, risiedendo nei pressi di Porta Ticinese, in quanto nel 1480 firmò come Ambroxius Varisius fisicus la petizione contro la demolizione di un antico porticato della zona (Cuomo, 1987, p. 25). Rientrò a far parte dei lettori dello studio pavese successivamente, nel 1486, in sostituzione del medico ducale Cristoforo Soncino, da poco deceduto, nella lettura mattutina dell’Almansor, per la quale percepì lo stesso generoso salario di Soncino. Mantenne questo incarico fino alla caduta del Ducato nel 1499. Poco si sa della sua passione giovanile per l’astrologia, i cui rudimenti aveva imparato certamente durante gli studi pavesi ma che perfezionò lungamente in seguito, fino a diventare l’astrologo privilegiato del futuro duca di Milano Ludovico Sforza, detto il Moro. L’Archivio di Stato di Milano preserva ancora un interessante libretto con le effemeridi, tavole astronomiche utili alla compilazione degli oroscopi, che Varese stilò per l’anno 1469 (Archivio di Stato di Milano, Potenze Sovrane, Miscellanea Sforzesca, 1569). Uno dei primi documenti utili a confermare la sua appartenenza al nutrito rango dei medici della corte sforzesca risale al 1470, quando attese alle cure del cameriere e tesoriere del duca Galeazzo Maria Sforza insieme al collega Marco da Roma. All’interno della corte, si legò particolarmente al giovane Ludovico Sforza, fratello del duca Galeazzo Maria, il quale venne poi assassinato da alcuni nobili milanesi nella chiesa di S. Stefano il 26 dicembre 1476. Al 26 novembre 1480 risale il documento di concessione di un assegno annuo di cento ducati d’oro, per mano del giovanissimo duca Gian Galeazzo ma dichiaratamente voluto da Ludovico. Dopo una lunga carriera alla corte sforzesca, segnata dalla disastrosa sconfitta di Ludovico Sforza per mano dell’esercito francese nel 1499, Varese fu arrestato dalle truppe francesi mentre tentava di valicare le Alpi. Riportato a Milano, venne accusato da Isabella d’Aragona, moglie del duca Gian Galeazzo da poco deceduto, di aver avvelenato il giovane duca, al cui capezzale era accorso, per ordine dello zio Ludovico. Fu in questa occasione che Varese perse il feudo di Rosate, donato al medico personale del re di Francia.
Dizionario Biografico degli Italiani
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N/A
Azzolini, Monica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/816111
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