Lo sviluppo e la grande diffusione di istituzioni caritative costituisce un aspetto cardinale della storia civile delle città italiane in età medievale e moderna. Assolvendo una fondamentale funzione di protezione e di soccorso all'interno della civitas: le reti caritative preservavano la coesione e l'armonia sociale delle comunità urbane, dando concreto esito agli imperativi della misericordia attraverso l’attuazione della fraternità cristiana. L’organizzazione della carità si caratterizzò rapidamente non solo per una diffusione capillare ma anche per la maturità organizzativa e la continuità d’azione delle istituzioni assistenziali. A tale successo contribuì il ricorso degli enti alla iconografia per definire la propria identità e per comunicare. Anche il legame inverso fra donatori e luoghi pii ha lasciato ampie tracce nella comunicazione visiva: nel corso dell’età moderna gli enti caritativi divennero infatti custodi della memoria e della munificenza di chi elargiva. L’immenso patrimonio artistico legato ai luoghi storici dell’assistenza è in larga parte frutto di donazioni, e cospicua parte di esso si compone di un pantheon di dipinti e di sculture che rinviano ai benefattori e alla loro araldica, a suggellare l’intensità della relazione, concepita in aeternum, che univa in un unico indissolubile ordito istituzioni, benefattori e beneficati.

La narrazione dell'assistenza: rappresentazione e autorappresentazione

Mauro Carboni
2020

Abstract

Lo sviluppo e la grande diffusione di istituzioni caritative costituisce un aspetto cardinale della storia civile delle città italiane in età medievale e moderna. Assolvendo una fondamentale funzione di protezione e di soccorso all'interno della civitas: le reti caritative preservavano la coesione e l'armonia sociale delle comunità urbane, dando concreto esito agli imperativi della misericordia attraverso l’attuazione della fraternità cristiana. L’organizzazione della carità si caratterizzò rapidamente non solo per una diffusione capillare ma anche per la maturità organizzativa e la continuità d’azione delle istituzioni assistenziali. A tale successo contribuì il ricorso degli enti alla iconografia per definire la propria identità e per comunicare. Anche il legame inverso fra donatori e luoghi pii ha lasciato ampie tracce nella comunicazione visiva: nel corso dell’età moderna gli enti caritativi divennero infatti custodi della memoria e della munificenza di chi elargiva. L’immenso patrimonio artistico legato ai luoghi storici dell’assistenza è in larga parte frutto di donazioni, e cospicua parte di esso si compone di un pantheon di dipinti e di sculture che rinviano ai benefattori e alla loro araldica, a suggellare l’intensità della relazione, concepita in aeternum, che univa in un unico indissolubile ordito istituzioni, benefattori e beneficati.
Alle origini del welfare. Radici medievali e moderne della cultura europea dell'assistenza
565
578
Mauro Carboni
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