Fare di un evento tragico della storia dell’umanità una risorsa turistica può apparire ai più un atto immorale o quantomeno di dubbio successo. Eppure in queste pagine proporremo proprio questo: il recupero della tratta degli schiavi come leva per lo sviluppo locale in paesi del sud del mondo. A tale scopo verrà presentato un programma dell'UNESCO chiamato Slave Route che, dal 1994, aspira a promuovere il patrimonio storico e architettonico legato ai luoghi della tratta, sulla base di concetti quali cultura come bene turistico, turismo come strumento di sviluppo, partecipazione comunitaria allo sviluppo. Tuttavia, questo bene culturale è estremamente fragile e se non offerto in modo appropriato può andare distrutto o essere mistificato; d'altro canto, non rivalutarne la memoria può portare addirittura alla sua scomparsa. Per comprendere questi aspetti, presenteremo uno studio della letteratura esistente sul tema del patrimonio culturale legato ai luoghi della tratta e sulla loro rivalutazione in chiave turistica e di (ri)scoperta identitaria sia individuale che di gruppo. Ci concentreremo poi su due piccole realtà insulari africane che presentano un interessante patrimonio culturale, in parte connesso con questo episodio. Tuttavia, se nella prima isola - Gorée, in Senegal - la promozione turistica ruota quasi completamente attorno a questo tema, manifestando una generale incapacità di integrare le altre risorse locali, nella seconda - Ilha de Moçambique, in Mozambico - lo sfruttamento turistico della memoria della tratta non riesce a decollare, con il rischio che essa possa cadere nell'oblio. Analizzeremo pertanto l'impatto territoriale delle scelte di politica turistica su queste due realtà antitetiche ma anche la rappresentazione di sé che questi territori hanno prodotto in rapporto all'evento “tratta degli schiavi”, creando un'immagine del luogo che condiziona sia i suoi cittadini che i fruitori turistici soprattutto quelli in cerca della propria identità africana.

Turismo nei luoghi della tratta umana tra memoria e oblio

MAGNANI, ELISA
2010

Abstract

Fare di un evento tragico della storia dell’umanità una risorsa turistica può apparire ai più un atto immorale o quantomeno di dubbio successo. Eppure in queste pagine proporremo proprio questo: il recupero della tratta degli schiavi come leva per lo sviluppo locale in paesi del sud del mondo. A tale scopo verrà presentato un programma dell'UNESCO chiamato Slave Route che, dal 1994, aspira a promuovere il patrimonio storico e architettonico legato ai luoghi della tratta, sulla base di concetti quali cultura come bene turistico, turismo come strumento di sviluppo, partecipazione comunitaria allo sviluppo. Tuttavia, questo bene culturale è estremamente fragile e se non offerto in modo appropriato può andare distrutto o essere mistificato; d'altro canto, non rivalutarne la memoria può portare addirittura alla sua scomparsa. Per comprendere questi aspetti, presenteremo uno studio della letteratura esistente sul tema del patrimonio culturale legato ai luoghi della tratta e sulla loro rivalutazione in chiave turistica e di (ri)scoperta identitaria sia individuale che di gruppo. Ci concentreremo poi su due piccole realtà insulari africane che presentano un interessante patrimonio culturale, in parte connesso con questo episodio. Tuttavia, se nella prima isola - Gorée, in Senegal - la promozione turistica ruota quasi completamente attorno a questo tema, manifestando una generale incapacità di integrare le altre risorse locali, nella seconda - Ilha de Moçambique, in Mozambico - lo sfruttamento turistico della memoria della tratta non riesce a decollare, con il rischio che essa possa cadere nell'oblio. Analizzeremo pertanto l'impatto territoriale delle scelte di politica turistica su queste due realtà antitetiche ma anche la rappresentazione di sé che questi territori hanno prodotto in rapporto all'evento “tratta degli schiavi”, creando un'immagine del luogo che condiziona sia i suoi cittadini che i fruitori turistici soprattutto quelli in cerca della propria identità africana.
Territori emotivi Geografie emozionali
413
417
E. Magnani
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