Gli scritti più noti di Arthur C. Danto, pubblicati a partire dai primi anni Ottanta, hanno suscitato diverse reazioni nella filosofia dell’arte e nel dibattito estetico. Lo testimoniano la nutrita letteratura e le numerose iniziative dedicate ai suoi studi sull’arte. Tale successo dipende, in larga misura, dall’originalità delle tesi dantiane sul compimento autoriflessivo dell’arte e sull’ascesa di un «pluralismo» democratico che caratterizza il periodo post-storico. Insieme al radicamento nell’estetica analitica, della quale Danto assume la domanda sull’ontologia dell’opera, va riconosciuto il debito che il nostro autore contrae verso la filosofia continentale. Platone, Kant, Hegel, Nietzsche, Kojève figurano tra i nomi più celebri nell’ampia costellazione di riferimenti dell’autore, i cui richiami alla filosofia europea sono tutt’altro che marginali. Questo numero della Rivista di Estetica intende interrogare le radici continentali della filosofia dell’arte di Danto. Si tratta di ripensare la maniera in cui la filosofia dantiana si appropria criticamente di questa tradizione per rinvenire in essa i criteri per giungere ad una determinazione filosofica dell’arte contemporanea. Ciò avviene lungo due principali assi problematici, che occorrerà quindi interrogare: α) il nodo del rapporto tra essenza e storia in relazione al dominio dell’arte; β) il modo, la qualità e l’articolazione dell’esperienza estetica della quale Danto valorizza la matrice cognitiva. Entrambi questi nuclei dispiegano l’apertura di un lascito problematico che questo numero intende interrogare.
Vinciguerra, L. (2021). Radici continentali nella filosofia dell’arte di Arthur C. Danto.. Torino : Rivista di Estetica 2/2021 [10.4000/estetica.8835].
Radici continentali nella filosofia dell’arte di Arthur C. Danto.
Lorenzo Vinciguerra
2021
Abstract
Gli scritti più noti di Arthur C. Danto, pubblicati a partire dai primi anni Ottanta, hanno suscitato diverse reazioni nella filosofia dell’arte e nel dibattito estetico. Lo testimoniano la nutrita letteratura e le numerose iniziative dedicate ai suoi studi sull’arte. Tale successo dipende, in larga misura, dall’originalità delle tesi dantiane sul compimento autoriflessivo dell’arte e sull’ascesa di un «pluralismo» democratico che caratterizza il periodo post-storico. Insieme al radicamento nell’estetica analitica, della quale Danto assume la domanda sull’ontologia dell’opera, va riconosciuto il debito che il nostro autore contrae verso la filosofia continentale. Platone, Kant, Hegel, Nietzsche, Kojève figurano tra i nomi più celebri nell’ampia costellazione di riferimenti dell’autore, i cui richiami alla filosofia europea sono tutt’altro che marginali. Questo numero della Rivista di Estetica intende interrogare le radici continentali della filosofia dell’arte di Danto. Si tratta di ripensare la maniera in cui la filosofia dantiana si appropria criticamente di questa tradizione per rinvenire in essa i criteri per giungere ad una determinazione filosofica dell’arte contemporanea. Ciò avviene lungo due principali assi problematici, che occorrerà quindi interrogare: α) il nodo del rapporto tra essenza e storia in relazione al dominio dell’arte; β) il modo, la qualità e l’articolazione dell’esperienza estetica della quale Danto valorizza la matrice cognitiva. Entrambi questi nuclei dispiegano l’apertura di un lascito problematico che questo numero intende interrogare.File | Dimensione | Formato | |
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