Il ritrovamento, nella cripta della chiesa della Conversione di San Paolo di Roccapelago (MO), di resti umani attribuibili a un elevato numero di individui, cronologicamente collocabili fra il XVI e il XVIII sec., ha dato la possibilità di sviluppare un ampio progetto multidisciplinare, che ha coinvolto diversi ambiti di ricerca: dall’archeologia all’antropologia, dalla paleopatologia all’entomologia, dall’archivistica allo studio dell’abbigliamento, ecc. Ciò anche grazie alle straordinarie condizioni di conservazione dei resti, in parte mummificati, e alla numerosità degli inumati, i quali rappresentano plausibilmente l’intera comunità montana di Roccapelago che si è susseguita nell’arco di circa duecento anni. Nel contesto di simili ricerche, oggi un contributo significativo può derivare dall’analisi genetica dei reperti biologici attraverso l’esame del DNA che in essi si conserva, il cosiddetto DNA antico (aDNA). Ciò apre nuovi affascinanti orizzonti di ricerca rendendo possibile ricostruire la storia degli organismi che hanno lasciato qualche traccia del loro passato. La ricerca ha previsto l’applicazione delle più recenti ed innovative tecniche nel campo del DNA antico, comprese le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (Next Generation Sequencing). Le analisi sono state svolte tenendo sempre conto delle principali linee guida previste nel settore di ricerca del DNA antico. In particolare, queste rigorose procedure (Golden criteria) prevedono l’obbligo di utilizzare un laboratorio esclusivamente dedicato all’estrazione del DNA antico (clean lab) ed un accurato monitoraggio delle possibili contaminazioni dei campioni, in tutte le fasi della ricerca, dal campionamento alle analisi in laboratorio. E’ stato infatti chiaramente dimostrato come la possibilità di contaminazione da DNA esogeno moderno sia molto elevata qualora non siano state prese le adeguate precauzioni. In aggiunta a tutte le rigorose procedure volte a limitare le contaminazioni, sono stati genotipizzati tutti i ricercatori venuti in contatto con i reperti analizzati.
Elisabetta Cilli, Alessio Zedde, Patrizia Serventi, Sara De Fanti, Andrea Quagliariello, Stefania Sarno, et al. (2020). Il DNA delle mummie di Roccapelago: risultati preliminari. Bologna : Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna.
Il DNA delle mummie di Roccapelago: risultati preliminari
Elisabetta Cilli
;Patrizia Serventi;Sara De Fanti;Andrea Quagliariello;Stefania Sarno;Mirko Traversari;Donata Luiselli;Giorgio Gruppioni
2020
Abstract
Il ritrovamento, nella cripta della chiesa della Conversione di San Paolo di Roccapelago (MO), di resti umani attribuibili a un elevato numero di individui, cronologicamente collocabili fra il XVI e il XVIII sec., ha dato la possibilità di sviluppare un ampio progetto multidisciplinare, che ha coinvolto diversi ambiti di ricerca: dall’archeologia all’antropologia, dalla paleopatologia all’entomologia, dall’archivistica allo studio dell’abbigliamento, ecc. Ciò anche grazie alle straordinarie condizioni di conservazione dei resti, in parte mummificati, e alla numerosità degli inumati, i quali rappresentano plausibilmente l’intera comunità montana di Roccapelago che si è susseguita nell’arco di circa duecento anni. Nel contesto di simili ricerche, oggi un contributo significativo può derivare dall’analisi genetica dei reperti biologici attraverso l’esame del DNA che in essi si conserva, il cosiddetto DNA antico (aDNA). Ciò apre nuovi affascinanti orizzonti di ricerca rendendo possibile ricostruire la storia degli organismi che hanno lasciato qualche traccia del loro passato. La ricerca ha previsto l’applicazione delle più recenti ed innovative tecniche nel campo del DNA antico, comprese le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (Next Generation Sequencing). Le analisi sono state svolte tenendo sempre conto delle principali linee guida previste nel settore di ricerca del DNA antico. In particolare, queste rigorose procedure (Golden criteria) prevedono l’obbligo di utilizzare un laboratorio esclusivamente dedicato all’estrazione del DNA antico (clean lab) ed un accurato monitoraggio delle possibili contaminazioni dei campioni, in tutte le fasi della ricerca, dal campionamento alle analisi in laboratorio. E’ stato infatti chiaramente dimostrato come la possibilità di contaminazione da DNA esogeno moderno sia molto elevata qualora non siano state prese le adeguate precauzioni. In aggiunta a tutte le rigorose procedure volte a limitare le contaminazioni, sono stati genotipizzati tutti i ricercatori venuti in contatto con i reperti analizzati.File | Dimensione | Formato | |
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