Tra gli argomenti classici della Psicologia Sociale e Politica, un posto rilevante occupano gli studi sulla responsabilità in situazioni estreme, a partire dalle teorie filosofiche di Hannah Arendt (1964) e in particolare dal famoso esperimento “Eichmann” di Stanley Milgram (1975). Secondo analisi recenti (vedi Zamperini, 1998), la responsabilità è considerata il fattore centrale dell’esperimento, in quanto sottintende un vero e proprio “dilemma”: da una parte la responsabilità verso l’autorità, dall’altra la responsabilità per il contenuto delle proprie azioni. Proprio lo spostamento di responsabilità da se stessi allo sperimentatore costituisce la strategia maggiormente utilizzata per risolvere l’ansia dell’esperimento e il contrasto tra la propria moralità e gli atti compiuti e per non sentirsi così “colpevoli” delle proprie azioni. Come nota Bierhoff (2001), è quindi scorretto parlare di mancanza di responsabilità tout court nelle persone che obbedirono all’esperimento, in quanto queste persone manifestarono in realtà uno spiccato senso di responsabilità nei confronti dell’esperimento, così come Eichmann nei confronti del suo ruolo. Bierhoff propone quindi di distinguere due diversi tipi di responsabilità: da un lato una responsabilità come adesione alle regole, una responsabilità nei confronti del proprio ruolo in quella situazione; dall’altro una responsabilità etica universalistica, che sia in grado di scavalcare le regole contingenti per rapportarsi con l’intero genere umano e la vita in generale. Riguardo alla relazione tra autoritarismo (misurato con la scala RWA di Altemeyer, 1981) e responsabilità, vari studi (Blass, 1995; Feather, 1999; Passini, 2004; Roccato, 2003) hanno rilevato che i soggetti maggiormente autoritari tendono ad attribuire minore responsabilità a chi, obbedendo a degli ordini, è costretto a compiere azioni che ledono altre persone e tendono in generale ad attribuirsi minore responsabilità nei confronti degli altri. L’obiettivo generale della presente ricerca è di approfondire la comprensione del ruolo della responsabilità sociale nel rapporto tra individuo e società, indagando le relazioni tra responsabilità, importanza attribuita a valori sia individualisti che universalisti e atteggiamenti di autoritarismo e dominanza sociale. In specifico ci si aspetta che soggetti che hanno punteggi maggiori sulla scala della responsabilità sociale, attribuiscano maggiore importanza a valori universalisti e minore a quelli individualisti, nonché siano meno autoritari e dominanti. La ricerca è basata su un campione di 229 studenti universitari italiani di diverse facoltà dell’Università degli Studi di Bologna. Da un’analisi fattoriale esplorativa sulla scala della responsabilità sociale (una riduzione a 8 item della Social Responsibility Scale di Berkowitz e Daniels, 1964) si sono individuati due fattori: il primo fattore individua la responsabilità nei confronti della comunità con particolare riferimento alle istituzioni; in specifico identifica la responsabilità del buon cittadino, che si sente responsabile nei confronti della collettività (responsabilità civica). Il secondo fattore (responsabilità interpersonale) evidenzia invece l’assunzione di responsabilità e la disponibilità verso le altre persone (amici, gruppo di lavoro, ecc.) nei rapporti quotidiani. Osservando le correlazioni tra le variabili della ricerca, si è visto che in realtà molti risultati contraddicono la nostra ipotesi di partenza: in particolare il fattore della responsabilità civica è risultato positivamente correlato con l’autoritarismo, la dominanza sociale, valori sul successo personale e il benessere economico, mentre è risultato correlare negativamente con valori centrati sul rispetto per gli altri. Al contrario la responsabilità interpersonale correla positivamente con i valori sul rispetto degli altri e negativamente con la dominanza sociale e con la stessa responsabilità civica. I dati, confutando in parte le nostre as...

La responsabilità tra autoritarismo e valori

PASSINI, STEFANO;MORSELLI, DAVIDE
2005

Abstract

Tra gli argomenti classici della Psicologia Sociale e Politica, un posto rilevante occupano gli studi sulla responsabilità in situazioni estreme, a partire dalle teorie filosofiche di Hannah Arendt (1964) e in particolare dal famoso esperimento “Eichmann” di Stanley Milgram (1975). Secondo analisi recenti (vedi Zamperini, 1998), la responsabilità è considerata il fattore centrale dell’esperimento, in quanto sottintende un vero e proprio “dilemma”: da una parte la responsabilità verso l’autorità, dall’altra la responsabilità per il contenuto delle proprie azioni. Proprio lo spostamento di responsabilità da se stessi allo sperimentatore costituisce la strategia maggiormente utilizzata per risolvere l’ansia dell’esperimento e il contrasto tra la propria moralità e gli atti compiuti e per non sentirsi così “colpevoli” delle proprie azioni. Come nota Bierhoff (2001), è quindi scorretto parlare di mancanza di responsabilità tout court nelle persone che obbedirono all’esperimento, in quanto queste persone manifestarono in realtà uno spiccato senso di responsabilità nei confronti dell’esperimento, così come Eichmann nei confronti del suo ruolo. Bierhoff propone quindi di distinguere due diversi tipi di responsabilità: da un lato una responsabilità come adesione alle regole, una responsabilità nei confronti del proprio ruolo in quella situazione; dall’altro una responsabilità etica universalistica, che sia in grado di scavalcare le regole contingenti per rapportarsi con l’intero genere umano e la vita in generale. Riguardo alla relazione tra autoritarismo (misurato con la scala RWA di Altemeyer, 1981) e responsabilità, vari studi (Blass, 1995; Feather, 1999; Passini, 2004; Roccato, 2003) hanno rilevato che i soggetti maggiormente autoritari tendono ad attribuire minore responsabilità a chi, obbedendo a degli ordini, è costretto a compiere azioni che ledono altre persone e tendono in generale ad attribuirsi minore responsabilità nei confronti degli altri. L’obiettivo generale della presente ricerca è di approfondire la comprensione del ruolo della responsabilità sociale nel rapporto tra individuo e società, indagando le relazioni tra responsabilità, importanza attribuita a valori sia individualisti che universalisti e atteggiamenti di autoritarismo e dominanza sociale. In specifico ci si aspetta che soggetti che hanno punteggi maggiori sulla scala della responsabilità sociale, attribuiscano maggiore importanza a valori universalisti e minore a quelli individualisti, nonché siano meno autoritari e dominanti. La ricerca è basata su un campione di 229 studenti universitari italiani di diverse facoltà dell’Università degli Studi di Bologna. Da un’analisi fattoriale esplorativa sulla scala della responsabilità sociale (una riduzione a 8 item della Social Responsibility Scale di Berkowitz e Daniels, 1964) si sono individuati due fattori: il primo fattore individua la responsabilità nei confronti della comunità con particolare riferimento alle istituzioni; in specifico identifica la responsabilità del buon cittadino, che si sente responsabile nei confronti della collettività (responsabilità civica). Il secondo fattore (responsabilità interpersonale) evidenzia invece l’assunzione di responsabilità e la disponibilità verso le altre persone (amici, gruppo di lavoro, ecc.) nei rapporti quotidiani. Osservando le correlazioni tra le variabili della ricerca, si è visto che in realtà molti risultati contraddicono la nostra ipotesi di partenza: in particolare il fattore della responsabilità civica è risultato positivamente correlato con l’autoritarismo, la dominanza sociale, valori sul successo personale e il benessere economico, mentre è risultato correlare negativamente con valori centrati sul rispetto per gli altri. Al contrario la responsabilità interpersonale correla positivamente con i valori sul rispetto degli altri e negativamente con la dominanza sociale e con la stessa responsabilità civica. I dati, confutando in parte le nostre as...
Sezione di Psicologia SocialePROGRAMMA DELLA GIORNATA DI PSICOLOGIA POLITICAPerugia 9 settembre 2005
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Passini S.; Morselli D.
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