Le controindicazioni legate all’utilizzo dei combustibili fossili per la generazione di energia, che vanno dall’ormai accettato effetto serra (ovvero il riscaldamento del pianeta) alle problematiche dell’inquinamento atmosferico (polveri sottili, smog, piogge acide), ai costi “occulti” legati all’uso dei combustibili fossili (costi per il sistema sanitario pubblico, per il disinquinamento, ecc) stanno implementando una crescente consapevolezza nella società. In questo contesto il Protocollo di Kyoto, mira ad imporre una drastica revisione degli energy mix nei vari paesi che l’hanno sottoscritto al fine di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Tra questi problemi dobbiamo annoverare il debito che il nostro Paese sta contraendo sul mancato rispetto delle emissioni di anidride carbonica che si può già aggi quantificare in circa 250 euro per famiglia nel 2012, oltre alle questioni geopolitiche in cui la disparità tra i popoli industrializzati e quelli non-industrializzati (che forniscono, però, loro malgrado le fonti energetiche primarie), sta diventando elemento di feroci conflitti internazionali. Occorre cominciare a dire con estrema chiarezza e sincerità che il petrolio non ha sostituti, anzi che il sistema economico energivoro e consumista fondato sull’abbondanza di una fonte energetica trasportabile e a buon mercato, rappresenta una parentesi breve, unica e probabilmente irripetibile nella storia dell’umanità. Per questo motivo un dibattito serio sulla questione energetica non può prescindere dalla revisione profonda del sistema economico-produttivo, da una profonda riconversione tecnologica, e da un modo nuovo di concepire il benessere, l’organizzazione sociale ed in ultima analisi gli stili di vita individuali. Dobbiamo quindi fare in modo che il territorio si possa dotare degli opportuni strumenti per far fronte a quello che sarà un’emergenza che coinvolgerà ognuno di noi. Su questa base, l’unica soluzione auspicabile è quella di creare una programmazione territoriale da un punto di vista energetico che tenga conto delle tre azioni principali da mettere in atto in maniera concertata: risparmio energetico, efficienza energetica degli edifici e delle attività produttive e produzione di energia da fonte rinnovabile. Questa deve essere necessariamente una visione a lungo termine che permetta sia lo sviluppo di un tessuto industriale stimolante all’avvio degli investimenti che la realizzazione di una domanda di beni e servizi nel settore delle rinnovabili. Il problema della gestione dell’energia deve essere affrontato secondo una logica di gerarchia così come si è sviluppato un Sistema Integrato di Gestione dei Rifiuti (SIGR). Un modello di questo tipo deve porre al vertice la prevenzione cioè la riduzione dei consumi energetici attraverso sia l’applicazione di stili di vita che riducano gli sprechi che l’applicazione di tecnologie più efficienti che riducano i consumi energetici. Lo stadio immediatamente successivo è quello di produrre energia (termica ed elettrica) attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili reperibili sul territorio ed infine ricorrere all’utilizzo dei combustibili fossili soltanto per quei settori in cui non ci sono ancora tecnologie alternative. Ecco quindi che la formula sviluppata per un SIGR può essere completamente ripresa ed adattata affermando che tutti i passaggi descritti sono ineludibili poiché l’efficienza degli stadi ai livelli superiori si riflette sulle richieste agli stadi successivi (Morselli et al., La Chimica e L’industria, Maggio 2008, 102). L’approccio è quindi quello di un percorso complesso che prevede l’impiego di molteplici tecniche e strategie che devono essere ottimizzate per la realizzazione di un Sistema Integrato di Gestione dell’Energia (SIGE). Il SIGE è quindi un sistema dinamico che deve essere adattato al territorio coinvolgendo la società, le tecnologie e le strategie politiche. Questo è un tipico approccio bottom-up in cui una visione globale...

Verso un Sistema Integrato di Gestione dell'Energia (SIGE): la pianificazione energetica dei comuni.

SETTI, LEONARDO;
2008

Abstract

Le controindicazioni legate all’utilizzo dei combustibili fossili per la generazione di energia, che vanno dall’ormai accettato effetto serra (ovvero il riscaldamento del pianeta) alle problematiche dell’inquinamento atmosferico (polveri sottili, smog, piogge acide), ai costi “occulti” legati all’uso dei combustibili fossili (costi per il sistema sanitario pubblico, per il disinquinamento, ecc) stanno implementando una crescente consapevolezza nella società. In questo contesto il Protocollo di Kyoto, mira ad imporre una drastica revisione degli energy mix nei vari paesi che l’hanno sottoscritto al fine di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Tra questi problemi dobbiamo annoverare il debito che il nostro Paese sta contraendo sul mancato rispetto delle emissioni di anidride carbonica che si può già aggi quantificare in circa 250 euro per famiglia nel 2012, oltre alle questioni geopolitiche in cui la disparità tra i popoli industrializzati e quelli non-industrializzati (che forniscono, però, loro malgrado le fonti energetiche primarie), sta diventando elemento di feroci conflitti internazionali. Occorre cominciare a dire con estrema chiarezza e sincerità che il petrolio non ha sostituti, anzi che il sistema economico energivoro e consumista fondato sull’abbondanza di una fonte energetica trasportabile e a buon mercato, rappresenta una parentesi breve, unica e probabilmente irripetibile nella storia dell’umanità. Per questo motivo un dibattito serio sulla questione energetica non può prescindere dalla revisione profonda del sistema economico-produttivo, da una profonda riconversione tecnologica, e da un modo nuovo di concepire il benessere, l’organizzazione sociale ed in ultima analisi gli stili di vita individuali. Dobbiamo quindi fare in modo che il territorio si possa dotare degli opportuni strumenti per far fronte a quello che sarà un’emergenza che coinvolgerà ognuno di noi. Su questa base, l’unica soluzione auspicabile è quella di creare una programmazione territoriale da un punto di vista energetico che tenga conto delle tre azioni principali da mettere in atto in maniera concertata: risparmio energetico, efficienza energetica degli edifici e delle attività produttive e produzione di energia da fonte rinnovabile. Questa deve essere necessariamente una visione a lungo termine che permetta sia lo sviluppo di un tessuto industriale stimolante all’avvio degli investimenti che la realizzazione di una domanda di beni e servizi nel settore delle rinnovabili. Il problema della gestione dell’energia deve essere affrontato secondo una logica di gerarchia così come si è sviluppato un Sistema Integrato di Gestione dei Rifiuti (SIGR). Un modello di questo tipo deve porre al vertice la prevenzione cioè la riduzione dei consumi energetici attraverso sia l’applicazione di stili di vita che riducano gli sprechi che l’applicazione di tecnologie più efficienti che riducano i consumi energetici. Lo stadio immediatamente successivo è quello di produrre energia (termica ed elettrica) attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili reperibili sul territorio ed infine ricorrere all’utilizzo dei combustibili fossili soltanto per quei settori in cui non ci sono ancora tecnologie alternative. Ecco quindi che la formula sviluppata per un SIGR può essere completamente ripresa ed adattata affermando che tutti i passaggi descritti sono ineludibili poiché l’efficienza degli stadi ai livelli superiori si riflette sulle richieste agli stadi successivi (Morselli et al., La Chimica e L’industria, Maggio 2008, 102). L’approccio è quindi quello di un percorso complesso che prevede l’impiego di molteplici tecniche e strategie che devono essere ottimizzate per la realizzazione di un Sistema Integrato di Gestione dell’Energia (SIGE). Il SIGE è quindi un sistema dinamico che deve essere adattato al territorio coinvolgendo la società, le tecnologie e le strategie politiche. Questo è un tipico approccio bottom-up in cui una visione globale...
Chimica, Ambiente e Beni Culturali
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L. Setti; S. Rossi; C. De Robertis
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