Obiettivo di questo libro è indagare il rapporto che si instaura tra le singole componenti che determinano il pieno significato dell’architettura: la ricerca verte principalmente sulla relazione tra arte e tecnica e sull’importanza di una loro collaborazione. Si procede inizialmente, analizzando i motivi che hanno condotto alla frattura tra i due ambiti, sia in campo progettuale che accademico. Il passo successivo è quello di descrivere i tentativi che sono stati fatti per risanare questo contrasto: in particolare, si concentra l’attenzione sul dibattito aperto da alcuni grandi esponenti del mondo ingegneristico, dagli anni Quaranta in poi. Nervi, Torroja, Musmeci e Calatrava sono soltanto alcune delle personalità che hanno affrontato la questione, ognuno con una personale soluzione al problema. Obiettivo comune è quello di illustrare il modo in cui concezione strutturale e ideazione architettonica possano e debbano trovare un punto d’incontro, per dare vita alla vera opera d’architettura: attraverso la "sensibilità statica", attraverso l’essenzialità, attraverso l’analisi delle proporzioni, questo diventa possibile. Lo studio della struttura deve, quindi, rispettare ed esaltare l’idea architettonica, in modo da recuperare l’unità tra forma e struttura: così il cerchio si chiude. Oggi, però, la specializzazione del sapere non rende sempre possibile concentrare tutto il processo progettuale nelle mani di una sola persona: diventa, dunque, necessaria una collaborazione tra le diverse figure professionali e una conseguente apertura mentale, da ambo le parti. Il dialogo e la comprensione reciproca permettono la creazione di opere straordinarie, che incarnano la sintesi finora descritta: opere, come il grattacielo Pirelli, il centro Pompidou e la biblioteca di Seattle. Proprio questi sono i casi esemplari, scelti e descritti in questo libro, per esplorare le potenzialità di un rapporto equilibrato fra architetto e ingegnere: la loro tensione verso "un’architettura totale", obiettivo dichiarato di Ove Arup, dimostra come l’arte possa sviluppare le possibilità della tecnica e nel contempo come la conoscenza tecnica, con le sue numerose risorse, possa permettere la creazione dell’arte. Questi edifici si pongono, quindi, in continuità con la tradizione passata, per la logica che adottano: non per niente, il Pantheon è ancora oggi un esempio di espressività e perfezione tecnica per il particolare studio effettuato sulla cupola. L’atto progettuale deriva, quindi, da un accordo tra le due parti: il risultato è un’opera che nasce dal proprio tempo, perché usa gli strumenti che il proprio tempo gli offre. Nell’ultimo capitolo, si evidenzia pertanto il modo in cui l’innovazione tecnologica possa contribuire al progetto d’architettura, offrendo nuovi approcci e sviluppando in maniera creativa l’idea progettuale, senza che la tecnologia prenda il sopravvento.

Tra espressione e costruzione: un percorso antico e moderno

NOBILE, LUCIO;
2008

Abstract

Obiettivo di questo libro è indagare il rapporto che si instaura tra le singole componenti che determinano il pieno significato dell’architettura: la ricerca verte principalmente sulla relazione tra arte e tecnica e sull’importanza di una loro collaborazione. Si procede inizialmente, analizzando i motivi che hanno condotto alla frattura tra i due ambiti, sia in campo progettuale che accademico. Il passo successivo è quello di descrivere i tentativi che sono stati fatti per risanare questo contrasto: in particolare, si concentra l’attenzione sul dibattito aperto da alcuni grandi esponenti del mondo ingegneristico, dagli anni Quaranta in poi. Nervi, Torroja, Musmeci e Calatrava sono soltanto alcune delle personalità che hanno affrontato la questione, ognuno con una personale soluzione al problema. Obiettivo comune è quello di illustrare il modo in cui concezione strutturale e ideazione architettonica possano e debbano trovare un punto d’incontro, per dare vita alla vera opera d’architettura: attraverso la "sensibilità statica", attraverso l’essenzialità, attraverso l’analisi delle proporzioni, questo diventa possibile. Lo studio della struttura deve, quindi, rispettare ed esaltare l’idea architettonica, in modo da recuperare l’unità tra forma e struttura: così il cerchio si chiude. Oggi, però, la specializzazione del sapere non rende sempre possibile concentrare tutto il processo progettuale nelle mani di una sola persona: diventa, dunque, necessaria una collaborazione tra le diverse figure professionali e una conseguente apertura mentale, da ambo le parti. Il dialogo e la comprensione reciproca permettono la creazione di opere straordinarie, che incarnano la sintesi finora descritta: opere, come il grattacielo Pirelli, il centro Pompidou e la biblioteca di Seattle. Proprio questi sono i casi esemplari, scelti e descritti in questo libro, per esplorare le potenzialità di un rapporto equilibrato fra architetto e ingegnere: la loro tensione verso "un’architettura totale", obiettivo dichiarato di Ove Arup, dimostra come l’arte possa sviluppare le possibilità della tecnica e nel contempo come la conoscenza tecnica, con le sue numerose risorse, possa permettere la creazione dell’arte. Questi edifici si pongono, quindi, in continuità con la tradizione passata, per la logica che adottano: non per niente, il Pantheon è ancora oggi un esempio di espressività e perfezione tecnica per il particolare studio effettuato sulla cupola. L’atto progettuale deriva, quindi, da un accordo tra le due parti: il risultato è un’opera che nasce dal proprio tempo, perché usa gli strumenti che il proprio tempo gli offre. Nell’ultimo capitolo, si evidenzia pertanto il modo in cui l’innovazione tecnologica possa contribuire al progetto d’architettura, offrendo nuovi approcci e sviluppando in maniera creativa l’idea progettuale, senza che la tecnologia prenda il sopravvento.
200
ISBN883711740X
L.Nobile; V.Bartolomeo;M.Bonagura
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