STANZE DI TEATRO IN CARCERE 2019. Un progetto del Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna. Consulente scientifico: Cristina Valenti. Con il sostegno di Regione Emilia Romagna; Ministero della Giustizia – Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità – Centro Giustizia Minorile per l’Emilia Romagna; OttoperMille Chiesa Valdese; con il patrocinio di Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – Provveditorato Reginale dell’Emilia Romagna e Marche; Dipartimento delle Arti Alma Mater Studiorum Università di Bologna; un progetto di Teatro del Pratello Cooperativa sociale, Bologna; Con…tatto associazione di volontariato, Forlì; Teatro dei Venti, Modena; Le Mani Parlanti Cooperativa sociale Onlus, Parma; Lady Godiva Teatro, Ravenna. Il progetto si è sviluppato nel territorio dell’Emilia Romagna, con SPETTACOLI E PROVE APERTE sul tema “Padri e figli” (progetto pluriennale inaugurato nel 2018); REPLICHE degli spettacoli sul tema “Le Patafisiche” (progetto 2016-208); SPETTACOLI CON MINORI E GIOVANI ADULTI; PRESENTAZIONI E INCONTRI attorno alla rivista “Quaderni di Teatro Carcere”. Presentazione di Cristina Valenti, consulente scientifico del Coordinamento Teatro Carcere: “Padri e figli”: non il riferimento a un testo o a un universo letterario, ma un binomio concettuale dai forti rimandi culturali, letterari, psico-pedagogici è al centro del progetto pluriennale che il Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna ha inaugurato nel 2018. Dopo aver attraversato il mondo letterario del poema tassiano nel biennio dedicato a “La Gerusalemme liberata” (2014-2015) e dopo aver esplorato l’“universo supplementare” di Jarry nel triennio consacrato a “Le Patafisiche” (2016-.2018), i sei registi del coordinamento emiliano-romagnolo interrogano la complessa relazione padri-figli attingendo alla fitta simbologia e alla vasta letteratura (psicologica, drammatica, epica, psicanalitica…) ad essa connesse. Padri, ma anche madri, per indagare le molte sfaccettature di un legame fra generazioni da sempre al centro di conflitti e aspettative non risolte, fra vincoli affettivi e coercitivi, processi identificativi ed emancipativi. Una tematica che non può non evocare uno degli aspetti dominanti della situazione detentiva, che tende a bloccare l’individuo in una dimensione di reiterata infantilizzazione, spingendolo alla deresponsabilizzazione e alla passività. A Castelfranco Emilia e a Modena Stefano Tè declina il rapporto padri, madri e figli nel confronto, anche aspro e violento, fra eredità e identità, fra mondo ricevuto in retaggio e differenza generazionale da affermare, sullo sfondo di due testi guida: i Vangeli (canonici e apocrifi) e Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Alla tragedia di Amleto e alle sue riscritture novecentesche, da Jules Laforgue a Heiner Müller, si ispira il lavoro di Horacio Czertok a Ferrara, che indaga gli archetipi del conflitto padre e figlio nel nesso fra sentimento di colpa ed eredità. Al doppio binomio madri figlie/figli padri si ispira il lavoro di Paolo Billi a Bologna che, nella sezione femminile della Casa circondariale, traduce il Re Lear shakespeariano in Figlie di Lear, agendo sul conflitto fra figlie-fools e figlie-vestali; mentre con i minori dell’IPM e dell’Area Penale Esterna mette in scena le “eredità eretiche” di rapporti filiali assenti, perduti, spezzati, anche sulle orme dell’universo fiabesco di Perrault e della filmografia di Truffaut. A Parma il teatro di figura di Corrado Vecchi diviene il tramite per affrontare il rapporto padri e figli in relazione al tema del distacco parentale e territoriale. A Ravenna Eugenio Sideri prosegue il viaggio nelle cantiche dantesche per individuare i solchi ancestrali e generazionali del rapporto fra “padri”, ovvero maestri e modelli, e “figli” alla ricerca della “retta via”, ieri come oggi. A Forlì Sabina Spazzoli sviluppa il tema padri e figli a partire dai classici, ponendo il fuoco sui protagonisti che ruotano intorno alla guerra di Troia, conflitto che vede morire i figli migliori di entrambi gli schieramenti, allontana i padri dalle loro case e causa strazio e dolore alle madri che restano: situazioni senza tempo, che si ripropongono dall’antichità ai giorni nostri. Giunte alla nona edizione, le Stanze di Teatro in Carcere proseguono e approfondiscono il rapporto teatro-carcere-scuola, coinvolgendo e integrando nelle attività laboratoriali studenti di licei, istituti musicali e università, mentre si rinnova il ciclo di presentazioni e incontri attorno alla rivista “Quaderni di Teatro Carcere”, in collaborazione con le istituzioni culturali e gli enti teatrali dei diversi territori.

STANZE DI TEATRO IN CARCERE 2019

Cristina Valenti
2019

Abstract

STANZE DI TEATRO IN CARCERE 2019. Un progetto del Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna. Consulente scientifico: Cristina Valenti. Con il sostegno di Regione Emilia Romagna; Ministero della Giustizia – Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità – Centro Giustizia Minorile per l’Emilia Romagna; OttoperMille Chiesa Valdese; con il patrocinio di Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – Provveditorato Reginale dell’Emilia Romagna e Marche; Dipartimento delle Arti Alma Mater Studiorum Università di Bologna; un progetto di Teatro del Pratello Cooperativa sociale, Bologna; Con…tatto associazione di volontariato, Forlì; Teatro dei Venti, Modena; Le Mani Parlanti Cooperativa sociale Onlus, Parma; Lady Godiva Teatro, Ravenna. Il progetto si è sviluppato nel territorio dell’Emilia Romagna, con SPETTACOLI E PROVE APERTE sul tema “Padri e figli” (progetto pluriennale inaugurato nel 2018); REPLICHE degli spettacoli sul tema “Le Patafisiche” (progetto 2016-208); SPETTACOLI CON MINORI E GIOVANI ADULTI; PRESENTAZIONI E INCONTRI attorno alla rivista “Quaderni di Teatro Carcere”. Presentazione di Cristina Valenti, consulente scientifico del Coordinamento Teatro Carcere: “Padri e figli”: non il riferimento a un testo o a un universo letterario, ma un binomio concettuale dai forti rimandi culturali, letterari, psico-pedagogici è al centro del progetto pluriennale che il Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna ha inaugurato nel 2018. Dopo aver attraversato il mondo letterario del poema tassiano nel biennio dedicato a “La Gerusalemme liberata” (2014-2015) e dopo aver esplorato l’“universo supplementare” di Jarry nel triennio consacrato a “Le Patafisiche” (2016-.2018), i sei registi del coordinamento emiliano-romagnolo interrogano la complessa relazione padri-figli attingendo alla fitta simbologia e alla vasta letteratura (psicologica, drammatica, epica, psicanalitica…) ad essa connesse. Padri, ma anche madri, per indagare le molte sfaccettature di un legame fra generazioni da sempre al centro di conflitti e aspettative non risolte, fra vincoli affettivi e coercitivi, processi identificativi ed emancipativi. Una tematica che non può non evocare uno degli aspetti dominanti della situazione detentiva, che tende a bloccare l’individuo in una dimensione di reiterata infantilizzazione, spingendolo alla deresponsabilizzazione e alla passività. A Castelfranco Emilia e a Modena Stefano Tè declina il rapporto padri, madri e figli nel confronto, anche aspro e violento, fra eredità e identità, fra mondo ricevuto in retaggio e differenza generazionale da affermare, sullo sfondo di due testi guida: i Vangeli (canonici e apocrifi) e Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Alla tragedia di Amleto e alle sue riscritture novecentesche, da Jules Laforgue a Heiner Müller, si ispira il lavoro di Horacio Czertok a Ferrara, che indaga gli archetipi del conflitto padre e figlio nel nesso fra sentimento di colpa ed eredità. Al doppio binomio madri figlie/figli padri si ispira il lavoro di Paolo Billi a Bologna che, nella sezione femminile della Casa circondariale, traduce il Re Lear shakespeariano in Figlie di Lear, agendo sul conflitto fra figlie-fools e figlie-vestali; mentre con i minori dell’IPM e dell’Area Penale Esterna mette in scena le “eredità eretiche” di rapporti filiali assenti, perduti, spezzati, anche sulle orme dell’universo fiabesco di Perrault e della filmografia di Truffaut. A Parma il teatro di figura di Corrado Vecchi diviene il tramite per affrontare il rapporto padri e figli in relazione al tema del distacco parentale e territoriale. A Ravenna Eugenio Sideri prosegue il viaggio nelle cantiche dantesche per individuare i solchi ancestrali e generazionali del rapporto fra “padri”, ovvero maestri e modelli, e “figli” alla ricerca della “retta via”, ieri come oggi. A Forlì Sabina Spazzoli sviluppa il tema padri e figli a partire dai classici, ponendo il fuoco sui protagonisti che ruotano intorno alla guerra di Troia, conflitto che vede morire i figli migliori di entrambi gli schieramenti, allontana i padri dalle loro case e causa strazio e dolore alle madri che restano: situazioni senza tempo, che si ripropongono dall’antichità ai giorni nostri. Giunte alla nona edizione, le Stanze di Teatro in Carcere proseguono e approfondiscono il rapporto teatro-carcere-scuola, coinvolgendo e integrando nelle attività laboratoriali studenti di licei, istituti musicali e università, mentre si rinnova il ciclo di presentazioni e incontri attorno alla rivista “Quaderni di Teatro Carcere”, in collaborazione con le istituzioni culturali e gli enti teatrali dei diversi territori.
Cristina Valenti
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