È già stato in passato indagato il processo per cui le campagne elettorali non siano soltanto contesti di competizione politico-programmatica ma anche fasi in cui i media immettono eventi e dispositivi narrativi ad essi collegati nei dibattiti elettorali. Le campagne attraversano di frequente fasi di ridefinizione generate da eventi che irrompono nel sistema dell’informazione, mostrano la capacità di concentrare l'attenzione del sistema dei media, favorendo o sfavorendo – secondo meccanismi guidati da intenzionalità ma anche da non intenzionalità – alcuni temi e alcuni attori politici. I mezzi d’informazione, sempre molto reattivi rispetto agli eventi straordinari, finiscono così per “imporre” nel dibattito di campagna le questioni che quegli eventi richiamano. In tal senso il “caso Macerata” (la sequenza di eventi costituita da un omicidio di cui sono accusati profughi africani, e da una sparatoria contro immigrati, a cinque settimane dal voto dell'aprile 2018) rappresenta, come altri key events, un'evenienza che non è geneticamente sotto il controllo degli attori politici e che quindi mette in mano ai media e alle loro logiche un notevole potere di agenda (Boydstun 2013). Tale “innesco”, appunto tipico del trigger event (Dearing e Rogers 1996; Boydstun 2013), porta gli attori politici in un campo di opportunità, o vincoli discorsivi, che diviene terreno del confronto elettorale per periodi più o meno lunghi, a seconda della tenuta delle storylines. Nelle campagne elettorali italiane, casi di questo tipo sono stati già esaminati, come gli eventi in sequenza relativi (anche allora) all'immigrazione nel 2001, la crisi dell'Alitalia nel 2008; ma si potrebbe anche risalire, seppure in un contesto del tutto diverso, alla morte di Berlinguer nel 1984. Il contributo proposto intende (anche al fine di differenziarsi da altri prodotti sullo stesso tema e tipo di analisi) indagare il ruolo tematizzante dei media, o meglio dei vari tipi di mezzi d'informazione a stampa italiani, tenendo presente che, nel contesto italiano, sono attive logiche di spettacolarizzazione e popolarizzazione che si mescolano a strategie partigiane, oppure strategie watchdog che si mescolano a identità di advocacy. Tale complesso intreccio finisce per stabilire relazioni privilegiate con alcune aree politico-culturali del paese e determinati attori politici, come già è stato evidenziato negli studi su media e immigrazione in Italia (Asher e Colombo 2007; Binotto, Bruno e Lai 2016; Marini e Gerli 2017). Ciò che però sembra più interessante studiare nell'analisi del caso Macerata si può raccogliere in tre aspetti essenziali: - la forza dell'evento di cronaca, in termini di tendenziale uniformità del campo mediale nell'assegnazione di rilevanza e di significato politico, almeno nella prima fase; - la messa in scena degli attori della competizione politica e dei loro discorsi; - la polarizzazione politico-ideologica, di cui i media sono co-protagonisti e non soltanto arene. In questo ultimo senso, in letteratura vi sono ipotesi teoriche forti e consolidate, concernenti le potenzialità politiche degli eventi di cronaca più congeniali ai media, e al fatto che questi ultimi forniscano il contesto narrativo ideale e il frame sistemico ottimale per la politicizzazione e per la trasformazione emozionale e polarizzata degli eventi di cronaca. Si tratta degli studi sul rapporto tra intrattenimento e politica (Baum 2002 e 2003; Baum e Groeling 2008; van Zoonen 2005) e di quelli relativi allo slittamento dall’intrattenimento alla cosiddetta “politica della paura” (Altheide 2006 e 2009). Tali lavori, in sostanza, propongono non solo l'autonomia delle politiche simboliche dei media commerciali, ma anche la convergenza di queste con quelle dei leader e delle istituzioni politiche, in un sistema politico e culturale largamente mediatizzato. Il corpus analizzato è costituito dagli articoli estratti dall'archivio Volopress con parole chiave riferite all'immigrazione e al caso Macerata, nel periodo campione delle ultime 6 settimane di campagna (a partire cioè dalla settimana che precede l'omicidio di Pamela). Per l'analisi dei testi viene utilizzato il software Iramuteq, in chiave di analisi quantitativa elementare e di analisi dei cluster. Dal punto di vista del disegno della ricerca, ci si propone di analizzare: - l’evoluzione dell’attenzione giornalistica sul “caso Macerata” a confronto con l'evoluzione dell'attenzione sul tema immigrazione, nelle ultime 6 settimane di campagna; - l’evoluzione dei temi correlati al caso, con particolare riguardo alla sua politicizzazione e quindi all'emergere e all'evoluzione del tema fascismo; - i concetti e i temi legati agli attori che intervengono sul caso e sul sui sviluppo;- la differenziazione-segmentazione delle testate secondo la diffusione (nazionale/locale) e secondo l'orientamento politico-ideologico. L'intenzione è di costruire una “mappatura” tipologica delle strategie narrative e simboliche di campagna adottate dai vari tipi di testata, che sia però in grado di rappresentare le trasformazioni nel periodo analizzato, non solo di tali stesse strategie, ma anche del campo tematico più complessivo.

L’omicidio e la sparatoria. Le logiche mediali nel «caso Macerata»

Matteo Gerli;
2019

Abstract

È già stato in passato indagato il processo per cui le campagne elettorali non siano soltanto contesti di competizione politico-programmatica ma anche fasi in cui i media immettono eventi e dispositivi narrativi ad essi collegati nei dibattiti elettorali. Le campagne attraversano di frequente fasi di ridefinizione generate da eventi che irrompono nel sistema dell’informazione, mostrano la capacità di concentrare l'attenzione del sistema dei media, favorendo o sfavorendo – secondo meccanismi guidati da intenzionalità ma anche da non intenzionalità – alcuni temi e alcuni attori politici. I mezzi d’informazione, sempre molto reattivi rispetto agli eventi straordinari, finiscono così per “imporre” nel dibattito di campagna le questioni che quegli eventi richiamano. In tal senso il “caso Macerata” (la sequenza di eventi costituita da un omicidio di cui sono accusati profughi africani, e da una sparatoria contro immigrati, a cinque settimane dal voto dell'aprile 2018) rappresenta, come altri key events, un'evenienza che non è geneticamente sotto il controllo degli attori politici e che quindi mette in mano ai media e alle loro logiche un notevole potere di agenda (Boydstun 2013). Tale “innesco”, appunto tipico del trigger event (Dearing e Rogers 1996; Boydstun 2013), porta gli attori politici in un campo di opportunità, o vincoli discorsivi, che diviene terreno del confronto elettorale per periodi più o meno lunghi, a seconda della tenuta delle storylines. Nelle campagne elettorali italiane, casi di questo tipo sono stati già esaminati, come gli eventi in sequenza relativi (anche allora) all'immigrazione nel 2001, la crisi dell'Alitalia nel 2008; ma si potrebbe anche risalire, seppure in un contesto del tutto diverso, alla morte di Berlinguer nel 1984. Il contributo proposto intende (anche al fine di differenziarsi da altri prodotti sullo stesso tema e tipo di analisi) indagare il ruolo tematizzante dei media, o meglio dei vari tipi di mezzi d'informazione a stampa italiani, tenendo presente che, nel contesto italiano, sono attive logiche di spettacolarizzazione e popolarizzazione che si mescolano a strategie partigiane, oppure strategie watchdog che si mescolano a identità di advocacy. Tale complesso intreccio finisce per stabilire relazioni privilegiate con alcune aree politico-culturali del paese e determinati attori politici, come già è stato evidenziato negli studi su media e immigrazione in Italia (Asher e Colombo 2007; Binotto, Bruno e Lai 2016; Marini e Gerli 2017). Ciò che però sembra più interessante studiare nell'analisi del caso Macerata si può raccogliere in tre aspetti essenziali: - la forza dell'evento di cronaca, in termini di tendenziale uniformità del campo mediale nell'assegnazione di rilevanza e di significato politico, almeno nella prima fase; - la messa in scena degli attori della competizione politica e dei loro discorsi; - la polarizzazione politico-ideologica, di cui i media sono co-protagonisti e non soltanto arene. In questo ultimo senso, in letteratura vi sono ipotesi teoriche forti e consolidate, concernenti le potenzialità politiche degli eventi di cronaca più congeniali ai media, e al fatto che questi ultimi forniscano il contesto narrativo ideale e il frame sistemico ottimale per la politicizzazione e per la trasformazione emozionale e polarizzata degli eventi di cronaca. Si tratta degli studi sul rapporto tra intrattenimento e politica (Baum 2002 e 2003; Baum e Groeling 2008; van Zoonen 2005) e di quelli relativi allo slittamento dall’intrattenimento alla cosiddetta “politica della paura” (Altheide 2006 e 2009). Tali lavori, in sostanza, propongono non solo l'autonomia delle politiche simboliche dei media commerciali, ma anche la convergenza di queste con quelle dei leader e delle istituzioni politiche, in un sistema politico e culturale largamente mediatizzato. Il corpus analizzato è costituito dagli articoli estratti dall'archivio Volopress con parole chiave riferite all'immigrazione e al caso Macerata, nel periodo campione delle ultime 6 settimane di campagna (a partire cioè dalla settimana che precede l'omicidio di Pamela). Per l'analisi dei testi viene utilizzato il software Iramuteq, in chiave di analisi quantitativa elementare e di analisi dei cluster. Dal punto di vista del disegno della ricerca, ci si propone di analizzare: - l’evoluzione dell’attenzione giornalistica sul “caso Macerata” a confronto con l'evoluzione dell'attenzione sul tema immigrazione, nelle ultime 6 settimane di campagna; - l’evoluzione dei temi correlati al caso, con particolare riguardo alla sua politicizzazione e quindi all'emergere e all'evoluzione del tema fascismo; - i concetti e i temi legati agli attori che intervengono sul caso e sul sui sviluppo;- la differenziazione-segmentazione delle testate secondo la diffusione (nazionale/locale) e secondo l'orientamento politico-ideologico. L'intenzione è di costruire una “mappatura” tipologica delle strategie narrative e simboliche di campagna adottate dai vari tipi di testata, che sia però in grado di rappresentare le trasformazioni nel periodo analizzato, non solo di tali stesse strategie, ma anche del campo tematico più complessivo.
Niente di nuovo sul fronte mediale. Agenda pubblica e campagna elettorale
51
73
Giuseppina Bonerba, Matteo Gerli, Rolando Marini, Sofia Verza
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