La ricerca analizza lo stato dell'arte della comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grande dimensione, prima che la Direttiva 95/2014 UE diventi obbligatoria in Italia, a partire dall’anno finanziario 2017. Lo studio si riferisce all'area di Forlì e Cesena e riguarda gli enti di interesse pubblico di questa zona, così come indicato dalla Direttiva 95/2014 e dallo schema italiano di recepimento della Direttiva, includendo banche, società quotate e altre società. Si è studiata la diffusione di tale comunicazione nell'area di Forlì-Cesena, i contenuti di tale comunicazione, i mezzi usati per comunicare le informazioni non finanziarie e sulla diversità. Lo studio si propone di osservare se gli enti di interesse pubblico che saranno interessati da questa legislazione (le dichiarazioni di carattere non finanziario saranno sviluppate a partire dal 2018 con riferimento al 2017) hanno iniziato il percorso verso la comunicazione, come previsto a livello UE. Inoltre, questa studio sottolinea le conseguenze dell'introduzione della Direttiva con riferimento alle PMI. Infatti, se il contributo delle PMI è considerato "proporzionato" nella "catena di fornitura e subappalto" (considerando (6) e (8) della Direttiva) della impresa principale che deve sviluppare informazioni non finanziarie e sulla diversità, anch’esse dovranno essere in grado di comunicare le informazioni non finanziarie all’impresa che deve realizzare tale dichiarazione. Pertanto, la comunicazione come richiesta dalla Direttiva avrà anche conseguenze sulle piccole e medie imprese, specialmente quando fanno parte della catena di approvvigionamento degli enti di interesse pubblico, nel qual caso sono tenute a fornire informazioni all’ente di interesse pubblico, in modo tale che quest'ultimo possa soddisfare i requisiti di comunicazione, se il loro contributo è opportuno e proporzionato, per prevenire e attenuare le ripercussioni negative esistenti e potenziali. Pertanto, la comunicazione di informazioni non finanziarie è vista come un'opportunità che dovrebbe essere riconosciuta dalle PMI e sfruttata per essere competitive e poter far parte della catena di subfornitura degli enti di interesse pubblico. Sulla base dei dati disponibili forniti dalla Camera di Commercio di Forlì e Cesena nel 2016 e secondo i criteri specificati dalla Direttiva e dallo schema del decreto legislativo 252 emesso poi nel 2016, solo quattro enti di interesse pubblico, in questa specifica area d'Italia, devono adottare la comunicazione di carattere non finanziario e sulla diversità. A tutte e quattro gli enti di interesse pubblico sarà richiesto di allinearsi. Questo requisito si estende anche alle PMI che si trovano nella loro catena di approvvigionamento laddove sono "pertinenti e proporzionate, le catene di fornitura e di subappalto", considerando (6). Pertanto, anche le PMI saranno tenute a comunicare informazioni non finanziarie e sulla diversità. Solo l’azienda "N" è completamente allineata nella misura in cui ha pubblicato un report di sostenibilità separato di 202 pagine, supportato da un audit specifico. L'impresa "I" non comunica in un rapporto separato, né utilizza linee guida specifiche, né fornisce un social audit. Tuttavia, l’azienda "I" comunica alcune informazioni non finanziarie nel suo sito web. Invece le altre due aziende non sono ancora allineate al requisito della comunicazione di carattere non finanziario e sulla diversità.

Zangheri A., F.F. (2019). Insights on non-financial disclosure in major corporations and reflections on SMEs, based in Forlì-Cesena, before Directive 95/2014: the path towards greater transparency?. Torino : Giappichelli.

Insights on non-financial disclosure in major corporations and reflections on SMEs, based in Forlì-Cesena, before Directive 95/2014: the path towards greater transparency?

Farneti F.
2019

Abstract

La ricerca analizza lo stato dell'arte della comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grande dimensione, prima che la Direttiva 95/2014 UE diventi obbligatoria in Italia, a partire dall’anno finanziario 2017. Lo studio si riferisce all'area di Forlì e Cesena e riguarda gli enti di interesse pubblico di questa zona, così come indicato dalla Direttiva 95/2014 e dallo schema italiano di recepimento della Direttiva, includendo banche, società quotate e altre società. Si è studiata la diffusione di tale comunicazione nell'area di Forlì-Cesena, i contenuti di tale comunicazione, i mezzi usati per comunicare le informazioni non finanziarie e sulla diversità. Lo studio si propone di osservare se gli enti di interesse pubblico che saranno interessati da questa legislazione (le dichiarazioni di carattere non finanziario saranno sviluppate a partire dal 2018 con riferimento al 2017) hanno iniziato il percorso verso la comunicazione, come previsto a livello UE. Inoltre, questa studio sottolinea le conseguenze dell'introduzione della Direttiva con riferimento alle PMI. Infatti, se il contributo delle PMI è considerato "proporzionato" nella "catena di fornitura e subappalto" (considerando (6) e (8) della Direttiva) della impresa principale che deve sviluppare informazioni non finanziarie e sulla diversità, anch’esse dovranno essere in grado di comunicare le informazioni non finanziarie all’impresa che deve realizzare tale dichiarazione. Pertanto, la comunicazione come richiesta dalla Direttiva avrà anche conseguenze sulle piccole e medie imprese, specialmente quando fanno parte della catena di approvvigionamento degli enti di interesse pubblico, nel qual caso sono tenute a fornire informazioni all’ente di interesse pubblico, in modo tale che quest'ultimo possa soddisfare i requisiti di comunicazione, se il loro contributo è opportuno e proporzionato, per prevenire e attenuare le ripercussioni negative esistenti e potenziali. Pertanto, la comunicazione di informazioni non finanziarie è vista come un'opportunità che dovrebbe essere riconosciuta dalle PMI e sfruttata per essere competitive e poter far parte della catena di subfornitura degli enti di interesse pubblico. Sulla base dei dati disponibili forniti dalla Camera di Commercio di Forlì e Cesena nel 2016 e secondo i criteri specificati dalla Direttiva e dallo schema del decreto legislativo 252 emesso poi nel 2016, solo quattro enti di interesse pubblico, in questa specifica area d'Italia, devono adottare la comunicazione di carattere non finanziario e sulla diversità. A tutte e quattro gli enti di interesse pubblico sarà richiesto di allinearsi. Questo requisito si estende anche alle PMI che si trovano nella loro catena di approvvigionamento laddove sono "pertinenti e proporzionate, le catene di fornitura e di subappalto", considerando (6). Pertanto, anche le PMI saranno tenute a comunicare informazioni non finanziarie e sulla diversità. Solo l’azienda "N" è completamente allineata nella misura in cui ha pubblicato un report di sostenibilità separato di 202 pagine, supportato da un audit specifico. L'impresa "I" non comunica in un rapporto separato, né utilizza linee guida specifiche, né fornisce un social audit. Tuttavia, l’azienda "I" comunica alcune informazioni non finanziarie nel suo sito web. Invece le altre due aziende non sono ancora allineate al requisito della comunicazione di carattere non finanziario e sulla diversità.
2019
Lo sviluppo sostenibile delle micro piccole e medie imprese
53
81
Zangheri A., F.F. (2019). Insights on non-financial disclosure in major corporations and reflections on SMEs, based in Forlì-Cesena, before Directive 95/2014: the path towards greater transparency?. Torino : Giappichelli.
Zangheri A., Farneti F.,
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