Il gatto domestico (Felis silvestris catus) è caratterizzato da una notevole flessibilità sociale, ed è perciò una specie ideale per lo studio dei fattori determinanti lo stress sociale cronico, e di quelli capaci di modularne l’espressione. Ai fini di tale indagine, sono stati esaminati soggetti ospitati in rifugi di diversa tipologia e formanti associazioni artificiali. Gli scopi della ricerca erano: i) individuare idonei indicatori comportamentali ed endocrini di un sottostante stato di stress psico-sociale o viceversa di un buon adattamento alle condizioni di sovraffollamento, instabilità sociale e cattività, ii) saggiare l’utilizzo di tecniche non invasive -ma accurate- capaci di evidenziare nel tempo il substrato endocrino delle diverse situazioni individuali. In particolare, campioni di pelo e feci sono stati analizzati alla ricerca del contenuto in cortisolo e progesterone (stress cronico) e testosterone (andamento dei confronti gerarchici). I livelli individuali di ormoni eliminati con le feci o riposti nel pelo erano poi confrontati con le occorrenze individuali dei comportamenti salienti. L’analisi del contenuto ormonale del pelo, sebbene molti aspetti attendano un chiarimento, permette studi longitudinali che riflettono l’attività del sistema HPA durante l’intero periodo esaminato, eliminando le fluttuazioni giornaliere tipicamente registrate dall’analisi fecale. L’analisi dei dati ha rivelato che il comportamento di marcatura visivo-olfattiva e il livello generale di attività -fra loro positivamente associati- erano entrambi negativamente correlati ai livelli di cortisolo e testosterone misurati nel pelo, mentre l’attività agonistica era positivamente correlata a testosterone e progesterone. Il comportamento di marcatura visivo-olfattiva era inoltre positivamente associato a quello affiliativo. L’inattività e il trascorrere molto tempo fuori dalla visuale dell’osservatore sembravano ridurre la frequenza dei comportamenti legati allo stress a breve termine. Questi e altri risultati sono discussi alla luce di ulteriori ritrovamenti e di un’analisi dei punti da chiarire nelle indagini future.

Correlati endocrini e comportamentali dello stress psico-sociale nel gatto domestico.

ACCORSI, PIER ATTILIO;GAMBERONI, MATTEO
2004

Abstract

Il gatto domestico (Felis silvestris catus) è caratterizzato da una notevole flessibilità sociale, ed è perciò una specie ideale per lo studio dei fattori determinanti lo stress sociale cronico, e di quelli capaci di modularne l’espressione. Ai fini di tale indagine, sono stati esaminati soggetti ospitati in rifugi di diversa tipologia e formanti associazioni artificiali. Gli scopi della ricerca erano: i) individuare idonei indicatori comportamentali ed endocrini di un sottostante stato di stress psico-sociale o viceversa di un buon adattamento alle condizioni di sovraffollamento, instabilità sociale e cattività, ii) saggiare l’utilizzo di tecniche non invasive -ma accurate- capaci di evidenziare nel tempo il substrato endocrino delle diverse situazioni individuali. In particolare, campioni di pelo e feci sono stati analizzati alla ricerca del contenuto in cortisolo e progesterone (stress cronico) e testosterone (andamento dei confronti gerarchici). I livelli individuali di ormoni eliminati con le feci o riposti nel pelo erano poi confrontati con le occorrenze individuali dei comportamenti salienti. L’analisi del contenuto ormonale del pelo, sebbene molti aspetti attendano un chiarimento, permette studi longitudinali che riflettono l’attività del sistema HPA durante l’intero periodo esaminato, eliminando le fluttuazioni giornaliere tipicamente registrate dall’analisi fecale. L’analisi dei dati ha rivelato che il comportamento di marcatura visivo-olfattiva e il livello generale di attività -fra loro positivamente associati- erano entrambi negativamente correlati ai livelli di cortisolo e testosterone misurati nel pelo, mentre l’attività agonistica era positivamente correlata a testosterone e progesterone. Il comportamento di marcatura visivo-olfattiva era inoltre positivamente associato a quello affiliativo. L’inattività e il trascorrere molto tempo fuori dalla visuale dell’osservatore sembravano ridurre la frequenza dei comportamenti legati allo stress a breve termine. Questi e altri risultati sono discussi alla luce di ulteriori ritrovamenti e di un’analisi dei punti da chiarire nelle indagini future.
Atti XXI Convegno Nazionale Società Italiana di Etologia
23
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E. Carloni ; P.A. Accorsi ; M. Mestieri ; M. Gamberoni
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