Il canile non è un luogo ideale per i cani che in questo ambiente sono sottoposti ad un radicale cambiamento di vita. Questo studio si è proposto di valutare lo stress dell’ingresso in canile e l’adattamento al nuovo ambiente attraverso l’analisi della risposta comportamentale e dell’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Lo studio è stato condotto presso il canile Comunale di Reggio Emilia fra marzo e settembre 2003. All’ingresso in canile i cani sono sistemati nell’area dell’isolamento, e poi trasferiti nella stecca di adozione dove rimangono fino a che sono adottati. Il campione di studio era costituito da maschi e femmine, randagi e di proprietà, di età non inferiore a sei mesi e non superiore a dieci anni. Settantatre cani hanno iniziato lo studio longitudinale nell’isolamento. Inoltre é stato considerato come controllo un gruppo di 29 cani lungodegenti, presenti in canile da almeno due anni. Sono state eseguite: osservazioni comportamentali e analisi del cortisolo fecale e plasmatico. La provenienza (randagi o di proprietà) influenza significativamente il comportamento che questi cani esibiscono globalmente durante l’isolamento (F7,23=2,705 P=0,0336). I randagi riposano di più dei cani di proprietà che sono, al contrario, più attenti e manifestano più segni di stress. Il comportamento, nell'arco dei due mesi, rimane sostanzialmente simile, con una significativa diminuzione dei comportamenti collegati allo stress. Le concentrazioni di cortisolo fecale e plasmatico dei cani che entrano in canile diminuiscono significativamente a due mesi portandosi al livello dei cani lungodegenti. I risultati confermano che l’ingresso in canile comporta una forte reazione di stress e che l’adattamento al nuovo ambiente avviene lentamente Il permanere di comportamenti di stress anche nei cani lungodegenti, che pure hanno bassi livelli di cortisolo plasmatico e fecale, suggerisce la possibilità che si instauri uno stato di stress cronico dovuto alla frustrazione e alla noia determinate dalle limitazioni ambientali e sociali.

Adattamento comportamentale e fisiologico allo stress di vivere in canile

ACCORSI, PIER ATTILIO;GAMBERONI, MATTEO
2004

Abstract

Il canile non è un luogo ideale per i cani che in questo ambiente sono sottoposti ad un radicale cambiamento di vita. Questo studio si è proposto di valutare lo stress dell’ingresso in canile e l’adattamento al nuovo ambiente attraverso l’analisi della risposta comportamentale e dell’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Lo studio è stato condotto presso il canile Comunale di Reggio Emilia fra marzo e settembre 2003. All’ingresso in canile i cani sono sistemati nell’area dell’isolamento, e poi trasferiti nella stecca di adozione dove rimangono fino a che sono adottati. Il campione di studio era costituito da maschi e femmine, randagi e di proprietà, di età non inferiore a sei mesi e non superiore a dieci anni. Settantatre cani hanno iniziato lo studio longitudinale nell’isolamento. Inoltre é stato considerato come controllo un gruppo di 29 cani lungodegenti, presenti in canile da almeno due anni. Sono state eseguite: osservazioni comportamentali e analisi del cortisolo fecale e plasmatico. La provenienza (randagi o di proprietà) influenza significativamente il comportamento che questi cani esibiscono globalmente durante l’isolamento (F7,23=2,705 P=0,0336). I randagi riposano di più dei cani di proprietà che sono, al contrario, più attenti e manifestano più segni di stress. Il comportamento, nell'arco dei due mesi, rimane sostanzialmente simile, con una significativa diminuzione dei comportamenti collegati allo stress. Le concentrazioni di cortisolo fecale e plasmatico dei cani che entrano in canile diminuiscono significativamente a due mesi portandosi al livello dei cani lungodegenti. I risultati confermano che l’ingresso in canile comporta una forte reazione di stress e che l’adattamento al nuovo ambiente avviene lentamente Il permanere di comportamenti di stress anche nei cani lungodegenti, che pure hanno bassi livelli di cortisolo plasmatico e fecale, suggerisce la possibilità che si instauri uno stato di stress cronico dovuto alla frustrazione e alla noia determinate dalle limitazioni ambientali e sociali.
Atti XXI Convegno Nazionale Società Italiana di Etologia
113
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P. Valsecchi; F. Mondelli; E. Prato Previde; P.A. Accorsi; M. Gamberoni
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