Il presente volume riprende gli interventi presentati al convegno “Il futuro dell’Arsenale di Venezia. Quale museo e quale accessibilità?”, tenuto presso l’Ateneo Veneto in data 18 Aprile 2018. Il convegno faceva seguito alla precedente iniziativa sempre presso l’Ateneo Veneto in data 2 maggio 2017, sul tema “Per un futuro dell’Arsenale di Venezia”, che già abbiamo raccolto in un precedente volume sempre con la Cafoscarina. Due sono le ragioni che ci hanno spinto a organizzare sia il convegno che un (ulteriore) libro su un possibile museo dell’Arsenale: una analitica e l’altra di politica culturale. Il tema del Museo dell’Arsenale è ben lungi dall’essere nuovo: al contrario, se ne parla da 40 anni, anche se nella realtà poi nulla è stato ancora fatto. Le prime discussioni emergono negli anni 70 (es. Chirivi, 1976), e si sviluppano per decenni (già Lombardo, 1992, p.1, faceva riferimento ai “venti anni di progetti sull'arsenale”). Ciò che stupisce è la complessiva opacità del dibattito intorno ai vari progetti e la sostanziale incostanza nel tempo della questione “museo”. L’opacità è rappresentata dal fatto che piuttosto che una sana e funzionale discussione e controversia su soluzioni affrontate da varie impostazioni, le diverse proposte sostanzialmente si ignorano, in una ricorsa ad un gioco di piani (“piano scaccia piano”, mi suggeriva con ironia Daniele Pini). In prospettiva organizzativa (e di policy), non si vanno ad attivare importanti processi di apprendimento che permetterebbero di imparare dagli errori, selezionare priorità e preferenze in modo più ponderato, trasparente e stabile. Quanto all’incostanza nel tempo, se il Piano Direttore del 2001 non aveva (ancora?) recepito le discussioni che sul museo si stavano sviluppando in quegli anni, nelle versioni recenti del Piano Direttore (2014 e 2015) ogni riferimento ad un museo dell’Arsenale è sparito, con una posizione impermeabile al ricco dibattito di cui discutiamo in questo volume. Anzi, a voler essere precisi, da dieci anni il tema del museo sembra rimosso del tutto dal dibattito su Venezia e sullo stesso riuso dell’Arsenale. Ecco allora la prima ragione, analitica potremmo dire, per rivisitare la questione: la necessità di confrontare ipotesi e progetti che spesso sono totalmente separati; l’individuazione di possibili debolezze intrinseche che ne hanno facilitato l’abbandono da parte di possibili oppositori; l’emergere comunque di un tratto comune di tutta la discussione di quegli anni (dal 2000 al 2008 circa), che poi improvvisamente scomparirà: l’idea che il Museo si accompagnasse alla totale apertura dell’Arsenale ai cittadini. E qui si la seconda ragione, nella attuale situazione di totale oblio, in cui le istituzioni cittadine sembrano aver rimosso il problema in sé dell’Arsenale negli ultimi anni (non è sparito solo il museo, ma tutta la questione, piani direttore inclusi). In assenza di una volontà diretta da parte delle istituzioni coinvolte per una qualsivoglia soluzione circa il complessivo recupero dell’Arsenale, il nostro scopo è riproporre il tema del Museo come elemento centrale per un serio recupero dell’Arsenale. Non si tratta solo di fare tesoro del patrimonio di conoscenze e contributi in una logica di “giornata di studi”, pure importante: la riapertura del discorso sul museo si pone come “grimaldello” per riaprire più in generale la discussione sull’Arsenale, o meglio, per riaprire l’Arsenale.

Arsenale di Venezia: quale museo e quale accessibilità

l. zan
2019

Abstract

Il presente volume riprende gli interventi presentati al convegno “Il futuro dell’Arsenale di Venezia. Quale museo e quale accessibilità?”, tenuto presso l’Ateneo Veneto in data 18 Aprile 2018. Il convegno faceva seguito alla precedente iniziativa sempre presso l’Ateneo Veneto in data 2 maggio 2017, sul tema “Per un futuro dell’Arsenale di Venezia”, che già abbiamo raccolto in un precedente volume sempre con la Cafoscarina. Due sono le ragioni che ci hanno spinto a organizzare sia il convegno che un (ulteriore) libro su un possibile museo dell’Arsenale: una analitica e l’altra di politica culturale. Il tema del Museo dell’Arsenale è ben lungi dall’essere nuovo: al contrario, se ne parla da 40 anni, anche se nella realtà poi nulla è stato ancora fatto. Le prime discussioni emergono negli anni 70 (es. Chirivi, 1976), e si sviluppano per decenni (già Lombardo, 1992, p.1, faceva riferimento ai “venti anni di progetti sull'arsenale”). Ciò che stupisce è la complessiva opacità del dibattito intorno ai vari progetti e la sostanziale incostanza nel tempo della questione “museo”. L’opacità è rappresentata dal fatto che piuttosto che una sana e funzionale discussione e controversia su soluzioni affrontate da varie impostazioni, le diverse proposte sostanzialmente si ignorano, in una ricorsa ad un gioco di piani (“piano scaccia piano”, mi suggeriva con ironia Daniele Pini). In prospettiva organizzativa (e di policy), non si vanno ad attivare importanti processi di apprendimento che permetterebbero di imparare dagli errori, selezionare priorità e preferenze in modo più ponderato, trasparente e stabile. Quanto all’incostanza nel tempo, se il Piano Direttore del 2001 non aveva (ancora?) recepito le discussioni che sul museo si stavano sviluppando in quegli anni, nelle versioni recenti del Piano Direttore (2014 e 2015) ogni riferimento ad un museo dell’Arsenale è sparito, con una posizione impermeabile al ricco dibattito di cui discutiamo in questo volume. Anzi, a voler essere precisi, da dieci anni il tema del museo sembra rimosso del tutto dal dibattito su Venezia e sullo stesso riuso dell’Arsenale. Ecco allora la prima ragione, analitica potremmo dire, per rivisitare la questione: la necessità di confrontare ipotesi e progetti che spesso sono totalmente separati; l’individuazione di possibili debolezze intrinseche che ne hanno facilitato l’abbandono da parte di possibili oppositori; l’emergere comunque di un tratto comune di tutta la discussione di quegli anni (dal 2000 al 2008 circa), che poi improvvisamente scomparirà: l’idea che il Museo si accompagnasse alla totale apertura dell’Arsenale ai cittadini. E qui si la seconda ragione, nella attuale situazione di totale oblio, in cui le istituzioni cittadine sembrano aver rimosso il problema in sé dell’Arsenale negli ultimi anni (non è sparito solo il museo, ma tutta la questione, piani direttore inclusi). In assenza di una volontà diretta da parte delle istituzioni coinvolte per una qualsivoglia soluzione circa il complessivo recupero dell’Arsenale, il nostro scopo è riproporre il tema del Museo come elemento centrale per un serio recupero dell’Arsenale. Non si tratta solo di fare tesoro del patrimonio di conoscenze e contributi in una logica di “giornata di studi”, pure importante: la riapertura del discorso sul museo si pone come “grimaldello” per riaprire più in generale la discussione sull’Arsenale, o meglio, per riaprire l’Arsenale.
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l. zan
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/721144
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