Nel contributo sono ricostruite passo per passo le vicende di un documento eccezionale sotto molti aspetti, vale a dire il Papyrus Vindobonensis Graecus 3, recante le sottoscrizioni relative alla definizione di fede del VI concilio ecumenico (Costantinopolitano III, a. 680/681). Grazie alla tecnologia digitale è stato possibile postulare, con buon margine di sicurezza, che il frammento oggi superstite rappresenta una copia imitativa di altissimo livello, allestita all'interno del team dei notai verbalizzanti ancora durante i lavori del concilio, tra 11 e 16 settembre 681. Infatti, allo scopo di rendere uniformi tutti i rotoli originali degli atti, un'unica mano di cancelleria copiò personalmente (in una riproduzione quasi 'fotografica') alla fine del rotolo ufficiale (destinato all'imperatore bizantino o al patriarca di Costantinopoli) le sottoscrizioni dei prelati che parteciparono alla XVII sessione del concilio, interrottasi bruscamente per irregolarità protocollari (ovvero per l'assenza studiata dell'imperatore Costantino IV). Oltre al rapporto con la versione latina degli atti, trasmessa soprattutto da testimoni di area alpina e transalpina del secolo VIII, vengono analizzate le sorti del lacerto papiraceo giunto sino a noi: dalla fuoriuscita dagli atti del rotolo della sessione già nel 686/687 (ad opera dell'imperatore Giustiniano II) al recupero del frammento da parte di un notaio ravennate (Iohannicius?) di stanza a Costantinopoli alla fine del VII secolo; dalla lunga permanenza del papiro nel quieto riparo dell'archivio arcivescovile di Ravenna al suo ingresso, verso la fine del XV secolo, nella collezione dell'illustre casato veneziano dei Bembo; infine, dall'acquisto (poco dopo la metà del XVI secolo) da parte dell'umanista ungherese Johannes Sambucus fino all'entrata definitiva del cimelio nella biblioteca palatina di Vienna. Chiude il lavoro una trascrizione con commento del testo delle sottoscrizioni conservato in P.Vindob. G 3.

Il papiro conciliare P.Vindob. G 3: un 'originale' sulla via da Costantinopoli a Ravenna (e a Vienna)

Giuseppe De Gregorio;
2009

Abstract

Nel contributo sono ricostruite passo per passo le vicende di un documento eccezionale sotto molti aspetti, vale a dire il Papyrus Vindobonensis Graecus 3, recante le sottoscrizioni relative alla definizione di fede del VI concilio ecumenico (Costantinopolitano III, a. 680/681). Grazie alla tecnologia digitale è stato possibile postulare, con buon margine di sicurezza, che il frammento oggi superstite rappresenta una copia imitativa di altissimo livello, allestita all'interno del team dei notai verbalizzanti ancora durante i lavori del concilio, tra 11 e 16 settembre 681. Infatti, allo scopo di rendere uniformi tutti i rotoli originali degli atti, un'unica mano di cancelleria copiò personalmente (in una riproduzione quasi 'fotografica') alla fine del rotolo ufficiale (destinato all'imperatore bizantino o al patriarca di Costantinopoli) le sottoscrizioni dei prelati che parteciparono alla XVII sessione del concilio, interrottasi bruscamente per irregolarità protocollari (ovvero per l'assenza studiata dell'imperatore Costantino IV). Oltre al rapporto con la versione latina degli atti, trasmessa soprattutto da testimoni di area alpina e transalpina del secolo VIII, vengono analizzate le sorti del lacerto papiraceo giunto sino a noi: dalla fuoriuscita dagli atti del rotolo della sessione già nel 686/687 (ad opera dell'imperatore Giustiniano II) al recupero del frammento da parte di un notaio ravennate (Iohannicius?) di stanza a Costantinopoli alla fine del VII secolo; dalla lunga permanenza del papiro nel quieto riparo dell'archivio arcivescovile di Ravenna al suo ingresso, verso la fine del XV secolo, nella collezione dell'illustre casato veneziano dei Bembo; infine, dall'acquisto (poco dopo la metà del XVI secolo) da parte dell'umanista ungherese Johannes Sambucus fino all'entrata definitiva del cimelio nella biblioteca palatina di Vienna. Chiude il lavoro una trascrizione con commento del testo delle sottoscrizioni conservato in P.Vindob. G 3.
Le Alpi porta d'Europa. Scritture, uomini, idee da Giustiniano al Barbarossa
233
379
Giuseppe De Gregorio; Otto Kresten
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