La richiesta di aumento del volume e l’armonizzazione della forma dei glutei, già molto diffusa soprattutto in Sud America, è attualmente in aumento anche in Italia. Il profilo dei glutei può discostarsi dall’aspetto ideale per ipotrofia, ipertrofia o ptosi, oppure per la presenza di fenomeni cicatriziali acquisiti che ne distorcono l’armonia estetica. Il gluteo ipertrofico, tale sostanzialmente per eccesso o maldistribuzione adiposa, può essere corretto mediante la lipoaspirazione e la liposcultura, tecniche ampiamente consolidate, che già da molti anni vengono impiegate con successo nel “profiling” di questa regione. Viene generalmente associata l’armonizzazione della forma e delle dimensioni dei glutei a quella delle regioni circostanti, soprattutto i trocanteri, l’interno coscia, la regione lombare inferiore ed i fianchi. Mediante l’uso di cannule sottili si procede all’aspirazione, talvolta anche massiva, del tessuto adiposo dello strato profondo (lipoaspirazione, azione di riduzione del volume), oppure ad una più fine e mirata aspirazione del grasso nello strato superficiale (liposcultura) con intento di correzione fine del contorno (“contouring”). [1-3] I principali difetti di questo approccio sono la presenza di irregolarità residue nel profilo (ondulazioni, depressioni), più evidenti quando si utilizzano cannule di grande calibro o quando la liposcultura viene eseguita da mani non sufficientemente esperte. Quando il difetto è costituito da un’ipotrofia, il profilo può essere accentuato e migliorato mediante l’impianto di protesi in silicone. Tuttavia, è stato osservato come non sempre un gluteo che appare piccolo e scarsamente proiettato è necessariamente un gluteo che richiede un aumento volumetrico. Il parametro di riferimento è in questo caso il rapporto fra la distanza tra il punto di massima proiezione del gluteo e l’eminenza trocanterica e quella fra quest’ultima ed il punto di massima proiezione del monte di Venere. In condizioni ideali questo rapporto è di 2:1. [4] Quando questo è rispettato, si può escludere una reale riduzione della proiezione del gluteo. In alcuni casi, infatti, il tessuto adiposo sovragluteo (o lombare) e sottogluteo, se in eccesso, può portare ad un falso aspetto di gluteo scarsamente proiettato, poiché si determina l’ampliamento degli angoli gluteo-lombare e sottogluteo. Pertanto, in questi casi, sono ancora una volta la lipoaspirazione e la liposcultura a giocare un ruolo chiave nella correzione e non l’impianto protesico. Per quanto concerne la regione sottoglutea, occorre particolare attenzione a non eccedere nella lipoaspirazione per prevenire una futura ptosi del gluteo, badando di non superare, in ogni caso la linea mediana del gluteo. Nei casi in cui, al contrario, il rapporto gluteo-trocantere/trocantere-monte di Venere è inferiore a 2:1 o in cui sia evidente la mancanza di volume (ad esempio nelle sportive molto magre), si impone l’impianto protesico. L’uso delle protesi glutee in passato è stato spesso soggetto a forti limitazioni per via di seri problemi strettamente correlati a problematiche di collocazione. Bartels [5] nel 1969 propose per primo la collocazione di protesi (inizialmente si utilizzavano protesi mammarie) in sede sovraglutea o sottocutanea. La sua proposta fu successivamente ripresa e codificata da Gonzalez-Ulloa [6] nel 1979. Questa collocazione, però, esponeva a rilevanti rischi d’infezione, sieromi, estrusione, rottura, dislocazione in basso e, soprattutto, di contrattura capsulare, che determinavano gravi difetti estetici. Successivamente sono state adottate tecniche di trasferimento di tessuto adiposo [7] con risultati spesso scadenti a causa della liponecrosi e del riassorbimento del grasso determinato da una vascolarizzazione insufficiente e dalla compressione nella postura seduta. Nel 1984 Robles [8] propose una collocazione delle protesi in sede sottomuscolare, al di sotto della fascia anteriore del grande gluteo. Tuttavia, la necessità di rispettar...

GLI INESTETISMI GLUTEI

PANETTIERE, PIETRO;
2005

Abstract

La richiesta di aumento del volume e l’armonizzazione della forma dei glutei, già molto diffusa soprattutto in Sud America, è attualmente in aumento anche in Italia. Il profilo dei glutei può discostarsi dall’aspetto ideale per ipotrofia, ipertrofia o ptosi, oppure per la presenza di fenomeni cicatriziali acquisiti che ne distorcono l’armonia estetica. Il gluteo ipertrofico, tale sostanzialmente per eccesso o maldistribuzione adiposa, può essere corretto mediante la lipoaspirazione e la liposcultura, tecniche ampiamente consolidate, che già da molti anni vengono impiegate con successo nel “profiling” di questa regione. Viene generalmente associata l’armonizzazione della forma e delle dimensioni dei glutei a quella delle regioni circostanti, soprattutto i trocanteri, l’interno coscia, la regione lombare inferiore ed i fianchi. Mediante l’uso di cannule sottili si procede all’aspirazione, talvolta anche massiva, del tessuto adiposo dello strato profondo (lipoaspirazione, azione di riduzione del volume), oppure ad una più fine e mirata aspirazione del grasso nello strato superficiale (liposcultura) con intento di correzione fine del contorno (“contouring”). [1-3] I principali difetti di questo approccio sono la presenza di irregolarità residue nel profilo (ondulazioni, depressioni), più evidenti quando si utilizzano cannule di grande calibro o quando la liposcultura viene eseguita da mani non sufficientemente esperte. Quando il difetto è costituito da un’ipotrofia, il profilo può essere accentuato e migliorato mediante l’impianto di protesi in silicone. Tuttavia, è stato osservato come non sempre un gluteo che appare piccolo e scarsamente proiettato è necessariamente un gluteo che richiede un aumento volumetrico. Il parametro di riferimento è in questo caso il rapporto fra la distanza tra il punto di massima proiezione del gluteo e l’eminenza trocanterica e quella fra quest’ultima ed il punto di massima proiezione del monte di Venere. In condizioni ideali questo rapporto è di 2:1. [4] Quando questo è rispettato, si può escludere una reale riduzione della proiezione del gluteo. In alcuni casi, infatti, il tessuto adiposo sovragluteo (o lombare) e sottogluteo, se in eccesso, può portare ad un falso aspetto di gluteo scarsamente proiettato, poiché si determina l’ampliamento degli angoli gluteo-lombare e sottogluteo. Pertanto, in questi casi, sono ancora una volta la lipoaspirazione e la liposcultura a giocare un ruolo chiave nella correzione e non l’impianto protesico. Per quanto concerne la regione sottoglutea, occorre particolare attenzione a non eccedere nella lipoaspirazione per prevenire una futura ptosi del gluteo, badando di non superare, in ogni caso la linea mediana del gluteo. Nei casi in cui, al contrario, il rapporto gluteo-trocantere/trocantere-monte di Venere è inferiore a 2:1 o in cui sia evidente la mancanza di volume (ad esempio nelle sportive molto magre), si impone l’impianto protesico. L’uso delle protesi glutee in passato è stato spesso soggetto a forti limitazioni per via di seri problemi strettamente correlati a problematiche di collocazione. Bartels [5] nel 1969 propose per primo la collocazione di protesi (inizialmente si utilizzavano protesi mammarie) in sede sovraglutea o sottocutanea. La sua proposta fu successivamente ripresa e codificata da Gonzalez-Ulloa [6] nel 1979. Questa collocazione, però, esponeva a rilevanti rischi d’infezione, sieromi, estrusione, rottura, dislocazione in basso e, soprattutto, di contrattura capsulare, che determinavano gravi difetti estetici. Successivamente sono state adottate tecniche di trasferimento di tessuto adiposo [7] con risultati spesso scadenti a causa della liponecrosi e del riassorbimento del grasso determinato da una vascolarizzazione insufficiente e dalla compressione nella postura seduta. Nel 1984 Robles [8] propose una collocazione delle protesi in sede sottomuscolare, al di sotto della fascia anteriore del grande gluteo. Tuttavia, la necessità di rispettar...
Atti della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia
P. Panettiere; L. Marchetti; D. Accorsi
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