L’attuale indirizzo di studi e di ricerche della Teoria Critica e dell’Institut für Sozialforschung, diretto da Axel Honneth, mostra un interesse sempre maggiore alle dinamiche paradossali del capitalismo. L’attenzione è in particolare rivolta alla cosiddetta “colonizzazione” delle sfere della vita individuale (il sistema di valori e le identità culturali) da parte del sistema economico-finanziario. “Informalizzazione del formale e formalizzazione dell’informale”: questo, in una battuta, è quello che Honneth vede all’opera nelle indagini che riguardano il rapporto tra vita individuale, ambito lavorativo e sfera economica all’interno della cornice (tardo)capitalistica. Il presente contributo intende raccogliere le suggestioni che ruotano attorno alla dinamica tragica, conflittuale e paradossale nel rapporto tra individualizzazione sociale, cultura e libertà, un elemento che Honneth non a caso desume dallo studio di Filosofia del denaro di Georg Simmel. La modernità fa i conti con l’impatto che il capitalismo, come “re nascosto” (per usare una fortunata metafora simmeliana) oppure, per dirla con Scheler, “sistema di vita e di cultura complessivo” dello spirito occidentale, ha sullo stile di vita degli uomini associati. L’opera di Simmel è da ritenere, in effetti, pioneristica (anche) in relazione alle rilevazioni sismografiche della modernità nella riconfigurazione identitaria dell’uomo moderno nell’era del capitalismo compiuto. Il nucleo essenziale delle analisi dell’individuo moderno, infatti, non riguarda solo un mutamento strutturale dell’economia monetaria legata al mondo produttivo: il capitalismo segna una svolta paradigmatica in forza di una spinta culturale legata alla tematizzazione simmeliana del “denaro” per spiegare le dinamiche stesse della modernità. Le indagini simmeliane si spingono infatti ai confini della filosofia della cultura e dell’antropologia filosofica quando, forti dell’analisi di quell’“individualismo qualitativo” (Wiesehöfer; Honneth) moderno, il sociologo berlinese arriva a definire l’uomo un “essere differenziale” [Unterschiedswesen] o “essenza indiretta” [indirekte Wesen] che, proprio in forza delle dinamiche nuove del sistema culturale capitalistico, (ri)definisce la propria identità ai danni delle categorie di “personalità” e “autenticità”. Nella seconda parte della Filosofia del denaro le indagini simmeliane sullo “stile di vita” sono l’anticamera di un approccio innovativo e multidisciplinare dello studio della società moderna. L’approccio simmeliano mira quindi ad una comprensione antropologica, “eclettica” (nel senso accordato poi da Plessner), del fenomeno capitalistico, la cui indagine è coestensiva delle analisi sulla modernità, sulla cultura e sulla società. Il tema dell’ambivalenza (metodologicamente centrale nelle indagini simmeliane) è valido quindi sia per spigare l’interconnessione essenziale di questi tre campi, sia per comprenderne lo spirito epocale del primo. Simmel non ha mai trattato sistematicamente il tema del capitalismo come hanno fatto alcuni suoi contemporanei (su tutti, Sombart, Weber, Scheler), ma in moltissimi suoi saggi (sulla metropoli, sul denaro, sulla moda, sulla civetteria ecc.) ne misura gli effetti nella dimensione socio- culturale della vita degli individui nella modernità. Il capitalismo, come ogni altra forma della produzione dello spirito umano (quindi il capitalismo come forma culturale), ricade nel meccanismo dialettico che Simmel aveva sintetizzato con la fortunata locuzione di “tragedia della cultura”. Il suo carattere storicamente determinato non ne decreta la sua inesorabile fine (come sosteneva Marx), né esaurisce il suo senso: secondo il ragionamento simmeliano, il capitalismo, come ogni altra forma, è destinato strutturalmente ad opporsi alla vita autentica dalla quale tuttavia è sorto.

Il carattere “tragico” del capitalismo: i suoi paradossi e le sue contraddizioni. Un bilancio teorico da Georg Simmel ad Axel Honneth

Ruggieri D
2019

Abstract

L’attuale indirizzo di studi e di ricerche della Teoria Critica e dell’Institut für Sozialforschung, diretto da Axel Honneth, mostra un interesse sempre maggiore alle dinamiche paradossali del capitalismo. L’attenzione è in particolare rivolta alla cosiddetta “colonizzazione” delle sfere della vita individuale (il sistema di valori e le identità culturali) da parte del sistema economico-finanziario. “Informalizzazione del formale e formalizzazione dell’informale”: questo, in una battuta, è quello che Honneth vede all’opera nelle indagini che riguardano il rapporto tra vita individuale, ambito lavorativo e sfera economica all’interno della cornice (tardo)capitalistica. Il presente contributo intende raccogliere le suggestioni che ruotano attorno alla dinamica tragica, conflittuale e paradossale nel rapporto tra individualizzazione sociale, cultura e libertà, un elemento che Honneth non a caso desume dallo studio di Filosofia del denaro di Georg Simmel. La modernità fa i conti con l’impatto che il capitalismo, come “re nascosto” (per usare una fortunata metafora simmeliana) oppure, per dirla con Scheler, “sistema di vita e di cultura complessivo” dello spirito occidentale, ha sullo stile di vita degli uomini associati. L’opera di Simmel è da ritenere, in effetti, pioneristica (anche) in relazione alle rilevazioni sismografiche della modernità nella riconfigurazione identitaria dell’uomo moderno nell’era del capitalismo compiuto. Il nucleo essenziale delle analisi dell’individuo moderno, infatti, non riguarda solo un mutamento strutturale dell’economia monetaria legata al mondo produttivo: il capitalismo segna una svolta paradigmatica in forza di una spinta culturale legata alla tematizzazione simmeliana del “denaro” per spiegare le dinamiche stesse della modernità. Le indagini simmeliane si spingono infatti ai confini della filosofia della cultura e dell’antropologia filosofica quando, forti dell’analisi di quell’“individualismo qualitativo” (Wiesehöfer; Honneth) moderno, il sociologo berlinese arriva a definire l’uomo un “essere differenziale” [Unterschiedswesen] o “essenza indiretta” [indirekte Wesen] che, proprio in forza delle dinamiche nuove del sistema culturale capitalistico, (ri)definisce la propria identità ai danni delle categorie di “personalità” e “autenticità”. Nella seconda parte della Filosofia del denaro le indagini simmeliane sullo “stile di vita” sono l’anticamera di un approccio innovativo e multidisciplinare dello studio della società moderna. L’approccio simmeliano mira quindi ad una comprensione antropologica, “eclettica” (nel senso accordato poi da Plessner), del fenomeno capitalistico, la cui indagine è coestensiva delle analisi sulla modernità, sulla cultura e sulla società. Il tema dell’ambivalenza (metodologicamente centrale nelle indagini simmeliane) è valido quindi sia per spigare l’interconnessione essenziale di questi tre campi, sia per comprenderne lo spirito epocale del primo. Simmel non ha mai trattato sistematicamente il tema del capitalismo come hanno fatto alcuni suoi contemporanei (su tutti, Sombart, Weber, Scheler), ma in moltissimi suoi saggi (sulla metropoli, sul denaro, sulla moda, sulla civetteria ecc.) ne misura gli effetti nella dimensione socio- culturale della vita degli individui nella modernità. Il capitalismo, come ogni altra forma della produzione dello spirito umano (quindi il capitalismo come forma culturale), ricade nel meccanismo dialettico che Simmel aveva sintetizzato con la fortunata locuzione di “tragedia della cultura”. Il suo carattere storicamente determinato non ne decreta la sua inesorabile fine (come sosteneva Marx), né esaurisce il suo senso: secondo il ragionamento simmeliano, il capitalismo, come ogni altra forma, è destinato strutturalmente ad opporsi alla vita autentica dalla quale tuttavia è sorto.
Capitalismo e teoria sociologica
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77
Ruggieri D
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/699668
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