I leader dei movimenti nazionalisti africani delle colonie portoghesi, che dall’inizio degli anni ’60 erano impegnati nelle lotte di liberazione per l’indipendenza dei loro paesi, si impegnarsi in un’abile diplomazia internazionale attraverso le divisioni della guerra fredda. Proponendo un discorso modernista di riscatto sociale e costruzione nazionale furono in grado di allacciare importanti rapporti di collaborazione con i paesi del blocco comunista o del movimento dei non allineati, così come di attirare l’attenzione, e poi il sostegno, di organizzazioni della società civile e opposizioni politiche nei paesi occidentali. Oltre ai cruciali aiuti che ne derivarono per la lotta in armi sul terreno, questi rapporti furono fatti valere innanzitutto sul piano della legittimazione politica internazionale, grazie alla quale i movimenti nazionalisti delle colonie portoghesi e la loro causa vennero formalmente riconosciuti in seno ad importanti organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu. Tali movimenti, riuniti nell’alleanza della Concp, seppero in particolare farsi riconoscere come gli “autentici”, unici e legittimi rappresentanti dei loro popoli in lotta per l’indipendenza, a discapito di altri movimenti nazionalisti presenti in questi paesi. In questo processo le reti di solidarietà politica sviluppatesi nei paesi dell’Europa occidentale, con governi perlopiù formalmente alleati del Portogallo nell’ambito della Nato, giocarono una parte molto importante, e l’Italia, soprattutto attraverso il rapporto con il Frelimo e a partire dall’inizio degli anni ’70, ricoprì un ruolo forse decisivo. La rete italiana crebbe sull’esperienza dei movimenti che avevano appoggiato la causa indipendentista in Algeria tra la fine degli anni ’50 e inizio anni ’60, e forse più di ogni altra si nutrì di significative trasversalità ai fronti della guerra fredda. La presenza italiana nei vari vertici in Africa e in Europa dedicati alla causa indipendentista nelle colonie portoghesi contribuì al consolidamento di Frelimo, Mpla e Paigc come gli “autentici” movimenti di liberazione dei propri paesi, dinamica che raggiunse probabilmente un punto di non ritorno nel passaggio tra la Conferenza di solidarietà di Khartoum del 1969 e quella di Roma del 1970.

Da Algeri a Roma: l’Italia e i movimenti nazionalisti “autentici” delle colonie portoghesi in Africa

Corrado Tornimbeni
2019

Abstract

I leader dei movimenti nazionalisti africani delle colonie portoghesi, che dall’inizio degli anni ’60 erano impegnati nelle lotte di liberazione per l’indipendenza dei loro paesi, si impegnarsi in un’abile diplomazia internazionale attraverso le divisioni della guerra fredda. Proponendo un discorso modernista di riscatto sociale e costruzione nazionale furono in grado di allacciare importanti rapporti di collaborazione con i paesi del blocco comunista o del movimento dei non allineati, così come di attirare l’attenzione, e poi il sostegno, di organizzazioni della società civile e opposizioni politiche nei paesi occidentali. Oltre ai cruciali aiuti che ne derivarono per la lotta in armi sul terreno, questi rapporti furono fatti valere innanzitutto sul piano della legittimazione politica internazionale, grazie alla quale i movimenti nazionalisti delle colonie portoghesi e la loro causa vennero formalmente riconosciuti in seno ad importanti organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu. Tali movimenti, riuniti nell’alleanza della Concp, seppero in particolare farsi riconoscere come gli “autentici”, unici e legittimi rappresentanti dei loro popoli in lotta per l’indipendenza, a discapito di altri movimenti nazionalisti presenti in questi paesi. In questo processo le reti di solidarietà politica sviluppatesi nei paesi dell’Europa occidentale, con governi perlopiù formalmente alleati del Portogallo nell’ambito della Nato, giocarono una parte molto importante, e l’Italia, soprattutto attraverso il rapporto con il Frelimo e a partire dall’inizio degli anni ’70, ricoprì un ruolo forse decisivo. La rete italiana crebbe sull’esperienza dei movimenti che avevano appoggiato la causa indipendentista in Algeria tra la fine degli anni ’50 e inizio anni ’60, e forse più di ogni altra si nutrì di significative trasversalità ai fronti della guerra fredda. La presenza italiana nei vari vertici in Africa e in Europa dedicati alla causa indipendentista nelle colonie portoghesi contribuì al consolidamento di Frelimo, Mpla e Paigc come gli “autentici” movimenti di liberazione dei propri paesi, dinamica che raggiunse probabilmente un punto di non ritorno nel passaggio tra la Conferenza di solidarietà di Khartoum del 1969 e quella di Roma del 1970.
Una storia, tante storie. Studi di storia internazionale
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Corrado Tornimbeni
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