L’ambiente in senso lato, ossia la natura del terreno, il clima ed i fenomeni meteorici influenzano in modo determinante l’epidemiologia dei virus vegetali (fitovirus) e dei fitoplasmi, condizionando soprattutto l’attività dei vettori naturali, in particolare gli insetti. Questo significa che, se negli ultimi anni si sono registrati sempre più “casi” di virosi nel settore ortivo, ornamentale ed officinale in Italia, ciò è stato una diretta conseguenza dell’aumento d’infestazioni dovute ad afidi, tripidi ed aleurodidi, i quali, durante l’attività trofica, consentono il passaggio, ossia l’infezione, di virus da piante ospiti (coltivate e spontanee) a piante sane. In linea generale, le variazioni stagionali di temperatura ed umidità relativa condizionano sensibilmente la riproduzione, lo sviluppo ontogenetico ed i movimenti migratori degli insetti vettori. Periodi invernali miti seguiti da primavere caldo-umide favoriscono il pullulamento di afidi e cicaline vettori di virus (quest’ultime anche di fitoplasmi). Le specie di afidi dioiche, che normalmente svernano come uovo sulle specie legnose, durante gli inverni moderati, possono sopravvivere anche come attere partenogeniche sulle piante erbacee ospiti secondari. La primavera successiva queste piccole colonie originano forme alate con notevole anticipo sulle discendenze dall’uovo di inverno, sicché la disseminazione dei virus inizia più precocemente. E’ per questo motivo che in Liguria, ad esempio, negli ultimi anni si sono registrate con sempre più frequenza infezioni da virus trasmessi da afidi in molte coltivazioni all’aperto, soprattutto di ornamentali ed officinali, ed anche su basilico. Sono stati gravemente infettati dal virus del mosaico dell’erba medica (AMV) impianti di: Lippia citriodora, Lavandula stoechas, L. vera, Origanum vulgare, Hydrangea macrophylla, Capsicum annuum, Salvia officinalis, Rosmarinus officinalis, Teucrium fruticans, Viburum opulus, Polygala myrtifolia, ecc. (nella maggioranza dei casi i sintomi sulle foglie consistono in un vistoso “mosaico giallo”); dal virus del mosaico del cetriolo (CMV) impianti di Polygala myrtifolia e R. officinalis; dal virus del mosaico della colocasia (DMV) quelli di Zantedeschia aethiopica, ecc. La pioggia battente esercita effetti diversi sulla mobilità degli insetti vettori. Risulta infatti che, ad esempio, nelle coltivazioni di patate, ad una precipitazione battente fa seguito una copiosa diffusione di virus trasmessi con la modalità della non-persistenza (bastano le punture di assaggio con le quali gli afidi si “sporcano” lo stiletto boccale, esternamente, con succo vegetale contaminato dal virus per diventarne vettori) quali PVY, PVS e PVM (rispettivamente virus Y, S ed M della patata). Infatti, molti afidi atteri cadono al suolo da piante di patata infette e risalgono su altre sane trasmettendo quindi facilmente e rapidamente il virus. Per contro, gli afidi alati non effettuano voli nel corso delle precipitazioni atmosferiche, sicché la trasmissione di virus trasmessi con la modalità sia della non-persistenza, che della persistenza (l’acquisizione avviene con pasti prolungati, ed il virus va in circolo nell’insetto per poi localizzarsi nelle ghiandole salivari), a media e lunga distanza risulta inibita. Inoltre, l’umidità relativa elevata che segue un periodo piovoso stimola la muta delle ninfe mature in afidi alati. Per questo motivo dopo i temporali primaverili-estivi, cui seguono temperature elevate dell’aria, si registrano intense migrazioni di afidi alati con alto rischio di infezione per le colture in genere (ornamentali, officinali ed ortive). Anche il vento gioca un ruolo importante nell’epidemiologia delle virosi, così come le correnti d’aria in quota dato che guidano i movimenti migratori di vettori alati (afidi, tripidi, aleurodidi) e operano la disseminazione di vettori atteri quali gli stessi afidi (forme attere, neanidi, ninfe), acari eriofidi e forme giovanili di coccidi. Per quanto riguarda le infezioni da tripidi, negli ultimi quindici anni sono purtroppo aumentate, in maniera esponenziale, quelle dovute ai Tospovirus: TSWV (virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro) e INSV (virus della maculatura necrotica dello impatiens). L’elenco delle specie erbacee ospiti naturali di TSWV e INSV è molto lungo e destinato a crescere. Si tratta, infatti, di virus estremamente polifagi, ma non solo, uno dei maggiori vettori naturali, Frankliniella occidentalis (tripide occidentale dei fiori) sembra essersi bene adattato alle nostre condizioni climatiche: non vive, al Nord, solo in serra, ma anche all’aperto, soprattutto nelle regioni, come la Liguria (a volte anche l’Emila-Romagna), dove gli inverni non sono particolarmente rigidi. Altrettanto preoccupanti sono le fitoplasmosi che stanno sempre più danneggiando dal punto di vista economico le coltivazioni di ornamentali, officinali ed ortive. I vettori dei fitoplasmi (parassiti obbligati intracellulari) sono le cicaline. Si sono registrati gravi casi in impianti di lattuga, pomodoro, peperone, zucchino, e poi di ortensia, lupino ornamentale, mirto, rosmarino, timo, echinacea, lavanda, ecc. Alcuni dei vettori svernano come insetti adulti o forme giovanili (Euscelis, Euscelidius, ecc.), altri come uovo (Macrosteles). Se il clima è mite, i primi possono essere attivi anche in inverno, estendendo le infezioni alle colture ancora in atto ed a piante spontanee che divengono sorgenti d’infezione (“serbatoi” naturali di fitoplasmi) per le colture successive. Da quanto detto, si evince che virosi e fitoplasmosi sono malattie la cui presenza e diffusione sono strettamente correlate ai vettori naturali e, di conseguenza, al clima in senso lato in grado di influire enormemente su ciclo biologico e spostamenti, a media e lunga distanza, determinando anche delle vere e proprie epidemie che prendono “alla sprovvista” i produttori. Ne consegue che, dati sulle migrazioni di afidi vettori per più anni consecutivi e correlati con fattori climatici o meteorologici (temperatura, umidità relativa, frequenza delle precipitazioni, giorni di gelo invernale, ecc.) consentono, nei casi più felici, l’elaborazione di modelli matematici per la previsione delle infezioni che sono di grande utilità applicativa.

Influenza di fattori climatici sulle malattie da virus e fitoplasmi delle piante ornamentali

Maria Grazia Bellardi
2019

Abstract

L’ambiente in senso lato, ossia la natura del terreno, il clima ed i fenomeni meteorici influenzano in modo determinante l’epidemiologia dei virus vegetali (fitovirus) e dei fitoplasmi, condizionando soprattutto l’attività dei vettori naturali, in particolare gli insetti. Questo significa che, se negli ultimi anni si sono registrati sempre più “casi” di virosi nel settore ortivo, ornamentale ed officinale in Italia, ciò è stato una diretta conseguenza dell’aumento d’infestazioni dovute ad afidi, tripidi ed aleurodidi, i quali, durante l’attività trofica, consentono il passaggio, ossia l’infezione, di virus da piante ospiti (coltivate e spontanee) a piante sane. In linea generale, le variazioni stagionali di temperatura ed umidità relativa condizionano sensibilmente la riproduzione, lo sviluppo ontogenetico ed i movimenti migratori degli insetti vettori. Periodi invernali miti seguiti da primavere caldo-umide favoriscono il pullulamento di afidi e cicaline vettori di virus (quest’ultime anche di fitoplasmi). Le specie di afidi dioiche, che normalmente svernano come uovo sulle specie legnose, durante gli inverni moderati, possono sopravvivere anche come attere partenogeniche sulle piante erbacee ospiti secondari. La primavera successiva queste piccole colonie originano forme alate con notevole anticipo sulle discendenze dall’uovo di inverno, sicché la disseminazione dei virus inizia più precocemente. E’ per questo motivo che in Liguria, ad esempio, negli ultimi anni si sono registrate con sempre più frequenza infezioni da virus trasmessi da afidi in molte coltivazioni all’aperto, soprattutto di ornamentali ed officinali, ed anche su basilico. Sono stati gravemente infettati dal virus del mosaico dell’erba medica (AMV) impianti di: Lippia citriodora, Lavandula stoechas, L. vera, Origanum vulgare, Hydrangea macrophylla, Capsicum annuum, Salvia officinalis, Rosmarinus officinalis, Teucrium fruticans, Viburum opulus, Polygala myrtifolia, ecc. (nella maggioranza dei casi i sintomi sulle foglie consistono in un vistoso “mosaico giallo”); dal virus del mosaico del cetriolo (CMV) impianti di Polygala myrtifolia e R. officinalis; dal virus del mosaico della colocasia (DMV) quelli di Zantedeschia aethiopica, ecc. La pioggia battente esercita effetti diversi sulla mobilità degli insetti vettori. Risulta infatti che, ad esempio, nelle coltivazioni di patate, ad una precipitazione battente fa seguito una copiosa diffusione di virus trasmessi con la modalità della non-persistenza (bastano le punture di assaggio con le quali gli afidi si “sporcano” lo stiletto boccale, esternamente, con succo vegetale contaminato dal virus per diventarne vettori) quali PVY, PVS e PVM (rispettivamente virus Y, S ed M della patata). Infatti, molti afidi atteri cadono al suolo da piante di patata infette e risalgono su altre sane trasmettendo quindi facilmente e rapidamente il virus. Per contro, gli afidi alati non effettuano voli nel corso delle precipitazioni atmosferiche, sicché la trasmissione di virus trasmessi con la modalità sia della non-persistenza, che della persistenza (l’acquisizione avviene con pasti prolungati, ed il virus va in circolo nell’insetto per poi localizzarsi nelle ghiandole salivari), a media e lunga distanza risulta inibita. Inoltre, l’umidità relativa elevata che segue un periodo piovoso stimola la muta delle ninfe mature in afidi alati. Per questo motivo dopo i temporali primaverili-estivi, cui seguono temperature elevate dell’aria, si registrano intense migrazioni di afidi alati con alto rischio di infezione per le colture in genere (ornamentali, officinali ed ortive). Anche il vento gioca un ruolo importante nell’epidemiologia delle virosi, così come le correnti d’aria in quota dato che guidano i movimenti migratori di vettori alati (afidi, tripidi, aleurodidi) e operano la disseminazione di vettori atteri quali gli stessi afidi (forme attere, neanidi, ninfe), acari eriofidi e forme giovanili di coccidi. Per quanto riguarda le infezioni da tripidi, negli ultimi quindici anni sono purtroppo aumentate, in maniera esponenziale, quelle dovute ai Tospovirus: TSWV (virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro) e INSV (virus della maculatura necrotica dello impatiens). L’elenco delle specie erbacee ospiti naturali di TSWV e INSV è molto lungo e destinato a crescere. Si tratta, infatti, di virus estremamente polifagi, ma non solo, uno dei maggiori vettori naturali, Frankliniella occidentalis (tripide occidentale dei fiori) sembra essersi bene adattato alle nostre condizioni climatiche: non vive, al Nord, solo in serra, ma anche all’aperto, soprattutto nelle regioni, come la Liguria (a volte anche l’Emila-Romagna), dove gli inverni non sono particolarmente rigidi. Altrettanto preoccupanti sono le fitoplasmosi che stanno sempre più danneggiando dal punto di vista economico le coltivazioni di ornamentali, officinali ed ortive. I vettori dei fitoplasmi (parassiti obbligati intracellulari) sono le cicaline. Si sono registrati gravi casi in impianti di lattuga, pomodoro, peperone, zucchino, e poi di ortensia, lupino ornamentale, mirto, rosmarino, timo, echinacea, lavanda, ecc. Alcuni dei vettori svernano come insetti adulti o forme giovanili (Euscelis, Euscelidius, ecc.), altri come uovo (Macrosteles). Se il clima è mite, i primi possono essere attivi anche in inverno, estendendo le infezioni alle colture ancora in atto ed a piante spontanee che divengono sorgenti d’infezione (“serbatoi” naturali di fitoplasmi) per le colture successive. Da quanto detto, si evince che virosi e fitoplasmosi sono malattie la cui presenza e diffusione sono strettamente correlate ai vettori naturali e, di conseguenza, al clima in senso lato in grado di influire enormemente su ciclo biologico e spostamenti, a media e lunga distanza, determinando anche delle vere e proprie epidemie che prendono “alla sprovvista” i produttori. Ne consegue che, dati sulle migrazioni di afidi vettori per più anni consecutivi e correlati con fattori climatici o meteorologici (temperatura, umidità relativa, frequenza delle precipitazioni, giorni di gelo invernale, ecc.) consentono, nei casi più felici, l’elaborazione di modelli matematici per la previsione delle infezioni che sono di grande utilità applicativa.
2019
Annuario Climtatologica 2018
N/A.
N/A
Maria Grazia Bellardi
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