Le profonde differenze che emergono dai contesti spaziali, territori poveri e territori ricchi, regioni povere e regioni ricche, sino al contrasto fra Sud e Nord alla scala globale, mettono in luce sempre e comunque come il territorio sia un fatto sociale e politico, uno spazio trasformato dall’azione di una data società ed a sua volta sia condizione riproduttiva della medesima società. Esso può essere inteso come un palinsesto risultato di un processo di costruzione del territorio, vale a dire una territorializzazione, in cui si intrecciano la dimensione temporale e quella relazionale. E’ evidente che non ci sono territori condannati, ma ci sono territori senza progetto e anche senza uno scenario futuro. E’ possibile, allora, una politica di pianificazione territoriale, per rimettere all’ordine del giorno l’uso più equilibrato dei territori sulla base del paradigma dello sviluppo sostenibile? Se sì (e non ci può essere altra risposta!), a che cosa essa si può ispirare e su che cosa fondare, a quali principi e in base a che cosa si trasforma, cioè a quali principi permanenti e all’evoluzione di quali pratiche? Su tali questioni riflette la relazione pubblicata.

Paesaggio, pianificazione e governo del territorio. I progetti turistici per la sostenibilità

DALLARI, FIORELLA
2008

Abstract

Le profonde differenze che emergono dai contesti spaziali, territori poveri e territori ricchi, regioni povere e regioni ricche, sino al contrasto fra Sud e Nord alla scala globale, mettono in luce sempre e comunque come il territorio sia un fatto sociale e politico, uno spazio trasformato dall’azione di una data società ed a sua volta sia condizione riproduttiva della medesima società. Esso può essere inteso come un palinsesto risultato di un processo di costruzione del territorio, vale a dire una territorializzazione, in cui si intrecciano la dimensione temporale e quella relazionale. E’ evidente che non ci sono territori condannati, ma ci sono territori senza progetto e anche senza uno scenario futuro. E’ possibile, allora, una politica di pianificazione territoriale, per rimettere all’ordine del giorno l’uso più equilibrato dei territori sulla base del paradigma dello sviluppo sostenibile? Se sì (e non ci può essere altra risposta!), a che cosa essa si può ispirare e su che cosa fondare, a quali principi e in base a che cosa si trasforma, cioè a quali principi permanenti e all’evoluzione di quali pratiche? Su tali questioni riflette la relazione pubblicata.
Sostenibilità e governo urbano. L’Emilia-Romagna tra teoria e buone pratich
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108
F.DALLARI
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