Il libro è artcolato in due parti: la prima ricostruisce i rapporti fra il Senato di Bologna e i rappresentanti del potere pontificio in relazione alla amministrazione della giustizia criminale dagli inizi del XVi alla fine del XVII secolo; la seconda il funzionamento e le procedure seguite dal tribunale del Torrone nel XVII secolo. La seconda parte del libro ricostruisce le procedure addottate dal tribunale criminale di Bologna ricostruendo sia le pratiche forensi che scandivano i passaggi dell'iter processuale - dalla denuncia alla sentenza - sia le auctoritates dottrinali seguite nelle tecniche degli interrogatori, nel vaglio delle prove, nell'uso che veniva fatto della tortura, nei margini concessi alla difesa dei rei. Dallo spoglio dei fascicoli processuali sembra emergere un atteggiamento cauto dei giudici, già disposti, parecchi decenni prima di Beccaria, a interrogarsi sulla illusoria certezza delle prove, sui limiti dell'arbitrio deii giudici e sull'inevitabilità o meno dell'uso della tortura. A integrazione degli atti processuali sono state esaminate le grazie concesse nello scorcio del Seicento, mettendone in luce il carattere di duttile strumento per l'affermazione del potere sovrano.

La giustizia criminale in una città di antico regime. Il tribunale del Torrone di Bologna (secc. XVI-XVII)

ANGELOZZI, GIANCARLO;CASANOVA, CESARINA
2009

Abstract

Il libro è artcolato in due parti: la prima ricostruisce i rapporti fra il Senato di Bologna e i rappresentanti del potere pontificio in relazione alla amministrazione della giustizia criminale dagli inizi del XVi alla fine del XVII secolo; la seconda il funzionamento e le procedure seguite dal tribunale del Torrone nel XVII secolo. La seconda parte del libro ricostruisce le procedure addottate dal tribunale criminale di Bologna ricostruendo sia le pratiche forensi che scandivano i passaggi dell'iter processuale - dalla denuncia alla sentenza - sia le auctoritates dottrinali seguite nelle tecniche degli interrogatori, nel vaglio delle prove, nell'uso che veniva fatto della tortura, nei margini concessi alla difesa dei rei. Dallo spoglio dei fascicoli processuali sembra emergere un atteggiamento cauto dei giudici, già disposti, parecchi decenni prima di Beccaria, a interrogarsi sulla illusoria certezza delle prove, sui limiti dell'arbitrio deii giudici e sull'inevitabilità o meno dell'uso della tortura. A integrazione degli atti processuali sono state esaminate le grazie concesse nello scorcio del Seicento, mettendone in luce il carattere di duttile strumento per l'affermazione del potere sovrano.
724
9788849131307
G. Angelozzi; C. Casanova
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