La monografia esamina tre grandi innovazioni introdotte da Montesquieu nel campo degli studi giuridico-politici e filosofico-sociali, e segnatamente: la considerazione del dispotismo come forma autonoma di Stato; il principio dell'autonomia e indipendenza del potere giudiziario; la teoria per cui ogni nazione ha un suo "spirito" o "carattere" peculiare, che la definisce e la differenzia da qualsiasi altra. Assai numerose, com’è noto, sono state le innovazioni introdotte dall’Esprit des lois (1748) di Montesquieu nel campo degli studi giuridico-politici e filosofico-sociali. Tra esse le più importanti o significative ci sembrano soprattutto tre: anzitutto, la considerazione del dispotismo come una forma autonoma di Stato; in secondo luogo, il principio dell’autonomia e indipendenza del potere giudiziario; in terzo ed ultimo luogo, la teoria per cui ogni nazione ha un suo «spirito» o «carattere» peculiare - una sua identità, diremmo oggi - che la definisce e la differenzia da qualsiasi altra. Attorno a queste tre grandi innovazioni – che hanno tutte, a vario titolo, fatto epoca nella storia del pensiero occidentale e che non è da escludere costituiscano alcuni dei «princìpi», «scoperti» i quali Montesquieu dichiara, nella Préface al suo capolavoro, di averlo potuto cominciare e portare a compimento  ruotano i tre capitoli di cui si compone il presente volume. Nello specifico, il primo prende diffusamente in esame il concetto di dispotismo, nella convinzione che è attraverso di esso che il filosofo francese è riuscito a dar corpo al grandioso e geniale progetto che sta alla base dell’Esprit des lois, vale a dire la costruzione di una scienza universale dei sistemi politico-sociali, mirante ad abbracciare – come egli stesso scrive nella Défense (1750) di tale opera - «le leggi, i costumi e le usanze di tutti i popoli della terra». Il secondo analizza il principio dell’autonomia della giustizia (con l’annessa filosofia della pena), principio del quale Montesquieu è stato il vero scopritore e il cui rispetto è diventato, com’è risaputo, elemento costitutivo di tutti i moderni ordinamenti democratici, o, se si preferisce, la conditio sine qua non di qualsiasi Stato che ambisca a definirsi moderato o libero. Il terzo ed ultimo indaga – soprattutto attraverso lo studio del più importante tra gli scritti lasciati inediti e incompiuti da Montesquieu, ossia l’Essai sur les causes qui peuvent affecter les esprits et les caractères (1736-1743) - il duplice livello di causalità – quella ‘fisica’ (o ‘materiale’ od ‘oggettiva’) e quella ‘morale’ (o ‘spirituale’ o ‘soggettiva’) – che sta all’origine della categoria di «spirito» o «carattere generale» di una nazione (o di un popolo); categoria che, compiutamente elaborata nella terza parte (libri XIV-XIX) dell’Esprit des lois, è il fondamento della scienza universale ideata da Montesquieu e ha valso alla sua opera la qualifica di «immortale» da parte di Hegel e a lui quella di ‘precursore’, se non addirittura, di ‘fondatore’ delle moderne scienze sociali da parte di alcuni tra i massimi sociologi del XIX e XX secolo (Comte, Durkheim, Aron). Ai tre capitoli seguono due Appendici. Nella prima si delinea succintamente un confronto tra Hobbes e Montesquieu sul tema cruciale della pace e della guerra, da cui risulta, più che da altri aspetti della loro riflessione, la radicale antitesi tra i due grandi filosofi e il configurarsi delle loro dottrine come due tra le alternative più rilevanti del pensiero politico-giuridico moderno e contemporaneo: l’alternativa autoritaria e ‘dispotica’ del potere e quella antiautoritaria e ‘moderata’ (o liberale) dello stesso. Nella seconda viene proposta, a complemento dell’analisi sviluppata nel capitolo III, la prima traduzione italiana integrale del citato Essai sur les causes, onde permettere al lettore un contatto, per così dire, ‘diretto’ con uno dei testi più vivaci e acuti di Montesquieu, oltre che tra i più significativi del suo straordinario ‘laboratorio intellettuale’.

Per una scienza universale dei sistemi politico-sociali. Dispotismo, autonomia della giustizia e carattere delle nazioni nell'"Esprit des lois" di Montesquieu

FELICE, DOMENICO
2005

Abstract

La monografia esamina tre grandi innovazioni introdotte da Montesquieu nel campo degli studi giuridico-politici e filosofico-sociali, e segnatamente: la considerazione del dispotismo come forma autonoma di Stato; il principio dell'autonomia e indipendenza del potere giudiziario; la teoria per cui ogni nazione ha un suo "spirito" o "carattere" peculiare, che la definisce e la differenzia da qualsiasi altra. Assai numerose, com’è noto, sono state le innovazioni introdotte dall’Esprit des lois (1748) di Montesquieu nel campo degli studi giuridico-politici e filosofico-sociali. Tra esse le più importanti o significative ci sembrano soprattutto tre: anzitutto, la considerazione del dispotismo come una forma autonoma di Stato; in secondo luogo, il principio dell’autonomia e indipendenza del potere giudiziario; in terzo ed ultimo luogo, la teoria per cui ogni nazione ha un suo «spirito» o «carattere» peculiare - una sua identità, diremmo oggi - che la definisce e la differenzia da qualsiasi altra. Attorno a queste tre grandi innovazioni – che hanno tutte, a vario titolo, fatto epoca nella storia del pensiero occidentale e che non è da escludere costituiscano alcuni dei «princìpi», «scoperti» i quali Montesquieu dichiara, nella Préface al suo capolavoro, di averlo potuto cominciare e portare a compimento  ruotano i tre capitoli di cui si compone il presente volume. Nello specifico, il primo prende diffusamente in esame il concetto di dispotismo, nella convinzione che è attraverso di esso che il filosofo francese è riuscito a dar corpo al grandioso e geniale progetto che sta alla base dell’Esprit des lois, vale a dire la costruzione di una scienza universale dei sistemi politico-sociali, mirante ad abbracciare – come egli stesso scrive nella Défense (1750) di tale opera - «le leggi, i costumi e le usanze di tutti i popoli della terra». Il secondo analizza il principio dell’autonomia della giustizia (con l’annessa filosofia della pena), principio del quale Montesquieu è stato il vero scopritore e il cui rispetto è diventato, com’è risaputo, elemento costitutivo di tutti i moderni ordinamenti democratici, o, se si preferisce, la conditio sine qua non di qualsiasi Stato che ambisca a definirsi moderato o libero. Il terzo ed ultimo indaga – soprattutto attraverso lo studio del più importante tra gli scritti lasciati inediti e incompiuti da Montesquieu, ossia l’Essai sur les causes qui peuvent affecter les esprits et les caractères (1736-1743) - il duplice livello di causalità – quella ‘fisica’ (o ‘materiale’ od ‘oggettiva’) e quella ‘morale’ (o ‘spirituale’ o ‘soggettiva’) – che sta all’origine della categoria di «spirito» o «carattere generale» di una nazione (o di un popolo); categoria che, compiutamente elaborata nella terza parte (libri XIV-XIX) dell’Esprit des lois, è il fondamento della scienza universale ideata da Montesquieu e ha valso alla sua opera la qualifica di «immortale» da parte di Hegel e a lui quella di ‘precursore’, se non addirittura, di ‘fondatore’ delle moderne scienze sociali da parte di alcuni tra i massimi sociologi del XIX e XX secolo (Comte, Durkheim, Aron). Ai tre capitoli seguono due Appendici. Nella prima si delinea succintamente un confronto tra Hobbes e Montesquieu sul tema cruciale della pace e della guerra, da cui risulta, più che da altri aspetti della loro riflessione, la radicale antitesi tra i due grandi filosofi e il configurarsi delle loro dottrine come due tra le alternative più rilevanti del pensiero politico-giuridico moderno e contemporaneo: l’alternativa autoritaria e ‘dispotica’ del potere e quella antiautoritaria e ‘moderata’ (o liberale) dello stesso. Nella seconda viene proposta, a complemento dell’analisi sviluppata nel capitolo III, la prima traduzione italiana integrale del citato Essai sur les causes, onde permettere al lettore un contatto, per così dire, ‘diretto’ con uno dei testi più vivaci e acuti di Montesquieu, oltre che tra i più significativi del suo straordinario ‘laboratorio intellettuale’.
210
8822255062
9788822255068
D. Felice
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/6738
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact