Lo spazio critico in architettura è un ambito limitato e riconoscibile nel quale per mezzo di un processo puramente compositivo si sviluppa un postulato di architettura per elaborare attraverso ragionamenti successivi e verificabili una tesi di architettura. “Spazi critici” sono l’Acropoli di Atene, la scena del frontespizio di Laugier raffigurante la capanna primitiva, la tavola della città analoga di Aldo Rossi. In tutti questi casi lo spazio critico si rappresenta (o si costruisce che è la stessa cosa) mediante un’architettura o un insieme di architetture. La differenza principale, tra le molte che si potrebbero elencare, tra uno spazio critico dato da una singola architettura e tra uno spazio critico definito da una trama plurale di architetture è l’assenza, nel primo caso, dell’intenzione di perseguire il carattere urbano del progetto, a causa del valore autoriale incluso nel significato didattico della composizione, che l’edificio solitario in sé esprime. Il gruppo critico è di conseguenza uno degli strumenti che consente di spostare la teoria progettuale dal piano astratto del manufatto individuale all’articolazione della città. Nel passaggio dal fatto urbano all’idea di città, il gruppo critico obbliga alla messa a punto di ulteriori meccanismi compositivi, che il singolo edificio come cosa a sé non richiede per giustificare la propria forma. Il gruppo critico di architetture, configurandosi come sistema artificiale, può essere non soltanto un impianto integrato, ma per contrasto rivelarsi indipendente, o atopico, costituendosi quale episodio qualificativo e mostrarsi come un frammento autonomo. Conseguentemente il gruppo critico non gode, a prescindere, di nessuna specifica proprietà relazionale. La condizione di relazionalità può essere valutata a priori, come azione eventuale o posteriore, la quale, non essendo in nessun modo necessaria, è arbitraria e non condizionante per la comprensione formale e sintattica del gruppo critico. Un gruppo critico inoltre è l’esito del “progetto urbano”, risultante scalare intermedio tra il progetto di architettura di un singolo edificio e la pianificazione ampia della città, intendendo la città come un mosaico di parti differenziate e giustapposte, ciascuna identificabile per mezzo di tassonomie. A tal proposito la dimostrabilità di questo enunciato è già stata verificata dalle nozioni di “città per parti”, “città arcipelago”, “collage city”, “patchwork city”. Si può quindi affermare che la condizione di una città sia l’espressione di una sommatoria di gruppi critici, la cui rappresentazione consiste in composizioni sintattiche e contrapposte, dando origine ad effetti architettonici non omologanti.

Il gruppo critico: l’intervallo e l’insieme di edifici alti

AGNOLETTO, MATTEO
2008

Abstract

Lo spazio critico in architettura è un ambito limitato e riconoscibile nel quale per mezzo di un processo puramente compositivo si sviluppa un postulato di architettura per elaborare attraverso ragionamenti successivi e verificabili una tesi di architettura. “Spazi critici” sono l’Acropoli di Atene, la scena del frontespizio di Laugier raffigurante la capanna primitiva, la tavola della città analoga di Aldo Rossi. In tutti questi casi lo spazio critico si rappresenta (o si costruisce che è la stessa cosa) mediante un’architettura o un insieme di architetture. La differenza principale, tra le molte che si potrebbero elencare, tra uno spazio critico dato da una singola architettura e tra uno spazio critico definito da una trama plurale di architetture è l’assenza, nel primo caso, dell’intenzione di perseguire il carattere urbano del progetto, a causa del valore autoriale incluso nel significato didattico della composizione, che l’edificio solitario in sé esprime. Il gruppo critico è di conseguenza uno degli strumenti che consente di spostare la teoria progettuale dal piano astratto del manufatto individuale all’articolazione della città. Nel passaggio dal fatto urbano all’idea di città, il gruppo critico obbliga alla messa a punto di ulteriori meccanismi compositivi, che il singolo edificio come cosa a sé non richiede per giustificare la propria forma. Il gruppo critico di architetture, configurandosi come sistema artificiale, può essere non soltanto un impianto integrato, ma per contrasto rivelarsi indipendente, o atopico, costituendosi quale episodio qualificativo e mostrarsi come un frammento autonomo. Conseguentemente il gruppo critico non gode, a prescindere, di nessuna specifica proprietà relazionale. La condizione di relazionalità può essere valutata a priori, come azione eventuale o posteriore, la quale, non essendo in nessun modo necessaria, è arbitraria e non condizionante per la comprensione formale e sintattica del gruppo critico. Un gruppo critico inoltre è l’esito del “progetto urbano”, risultante scalare intermedio tra il progetto di architettura di un singolo edificio e la pianificazione ampia della città, intendendo la città come un mosaico di parti differenziate e giustapposte, ciascuna identificabile per mezzo di tassonomie. A tal proposito la dimostrabilità di questo enunciato è già stata verificata dalle nozioni di “città per parti”, “città arcipelago”, “collage city”, “patchwork city”. Si può quindi affermare che la condizione di una città sia l’espressione di una sommatoria di gruppi critici, la cui rappresentazione consiste in composizioni sintattiche e contrapposte, dando origine ad effetti architettonici non omologanti.
Il progetto dell’edificio alto. Architettura 28
36
39
M. Agnoletto
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/67178
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact