INTRODUZIONE Nella letteratura psicologica al termine “solitudine” vengono attribuiti tre diversi significati (Marcoen e Goossen 1993; Corsano 1999; Miceli 2003): la aloneness, ovvero la condizione oggettiva di solitudine fisica, priva della connotazione emotiva ad essa associata; la loneliness, la dimensione soggettiva della solitudine, la sofferenza psicologica che deriva dal “sentirsi soli”; la solitude, quel sottile, ma profondo, desiderio di solitudine intesa come momento in cui l’individuo si isola per riflettere su di sé o per impegnarsi in attività cognitivamente impegnative o intrinsecamente attraenti. Nonostante questa molteplicità significati, in letteratura ha prevalso l’utilizzo di strumenti che indagano esclusivamente la dimensione soggettiva negativa della solitudine (loneliness). L’UCLA Loneliness Scale (Russell, Peplau e Cutrona, 1980), l’Illinois Loneliness Questionnaire (ILQ) (Asher, Hymel e Renshaw, 1984), il Differential Loneliness Scale (DLS) (Schmidt e Sermat, 1983) e il Relational Provision Loneliness Questionnaire (RPLQ) (Hayden, 1989), ad esempio, sono strumenti che sono stati costruiti attorno all’idea che la percezione soggettiva di solitudine sia connessa soprattutto a bisogni prevalentemente di tipo sociale (Weiss, 1973) e sia quindi l’espressione dolorosa del loro mancato soddisfacimento. Un’eccezione a questa tendenza è costituita dall’ LLCA (Louvain Loneliness Scale for Children and Adolescents) di Marcoen, Goossens e Caes (1987), un questionario costituito da 48 item suddivisi in quattro sotto-scale che misurano la “Solitudine nelle relazioni con i Genitori” e con i “Pari” e l’“Avversione” e l’ “Affinità alla solitudine”. L’LLCA è uno strumento interessante in quanto permette di evidenziare una dimensione solitamente non considerata dagli studiosi, e cioè la possibilità che in alcuni momenti la solitudine costituisca una condizione ricercata e desiderata attivamente (Affinità) e non temuta (Avversione). Inoltre, esso consente di distinguere tra i sentimenti provati nel contesto familiare (Genitori) e all’interno del gruppo dei pari (Pari), restituendo una valutazione più completa della percezione che gli adolescenti hanno delle proprie esperienze di solitudine, superando il classico riferimento all’isolamento sociale. SCOPO Verificare la struttura fattoriale dell’LLCA proposta dagli autori originali anche in soggetti italiani. SOGGETTI Due gruppi di adolescenti (522 soggetti il gruppo 1 e 209 il gruppo 2), con età compresa tra i 14 e i 19 anni e residenti in Emilia-Romagna. METODO Oltre ad effettuare le analisi statistiche eseguite dagli autori originali durante la validazione dell’LLCA, su entrambi i campioni è stata applicata un’analisi fattoriale confermativa LISREL 8.54 (Jöreskog, Sörbom, Du Toit e Du Toit 2001). L’affidabilità test-retest è stata valutata ridistribuendo al secondo campione l’LLCA a distanza di circa un mese dalla prima somministrazione e conducendo un’ulteriore analisi fattoriale confermativa LISREL. Per rilevare le differenze di genere e d’età, su tutte le dimensioni dell’LLCA è stata condotta l'analisi della varianza. RISULTATI E CONCLUSIONI I risultati hanno confermato anche per i due campioni italiani la struttura fattoriale dell’LLCA proposta da Marcoen et al. (1987).

L’applicazione in Italia del Louvain Loneliness scale for Children and Adolescents (LLCA) di Marcoen, Goossens e Caes (1987)

MELOTTI, GIANNINO;SCARPUZZI, PIERPAOLO
2005

Abstract

INTRODUZIONE Nella letteratura psicologica al termine “solitudine” vengono attribuiti tre diversi significati (Marcoen e Goossen 1993; Corsano 1999; Miceli 2003): la aloneness, ovvero la condizione oggettiva di solitudine fisica, priva della connotazione emotiva ad essa associata; la loneliness, la dimensione soggettiva della solitudine, la sofferenza psicologica che deriva dal “sentirsi soli”; la solitude, quel sottile, ma profondo, desiderio di solitudine intesa come momento in cui l’individuo si isola per riflettere su di sé o per impegnarsi in attività cognitivamente impegnative o intrinsecamente attraenti. Nonostante questa molteplicità significati, in letteratura ha prevalso l’utilizzo di strumenti che indagano esclusivamente la dimensione soggettiva negativa della solitudine (loneliness). L’UCLA Loneliness Scale (Russell, Peplau e Cutrona, 1980), l’Illinois Loneliness Questionnaire (ILQ) (Asher, Hymel e Renshaw, 1984), il Differential Loneliness Scale (DLS) (Schmidt e Sermat, 1983) e il Relational Provision Loneliness Questionnaire (RPLQ) (Hayden, 1989), ad esempio, sono strumenti che sono stati costruiti attorno all’idea che la percezione soggettiva di solitudine sia connessa soprattutto a bisogni prevalentemente di tipo sociale (Weiss, 1973) e sia quindi l’espressione dolorosa del loro mancato soddisfacimento. Un’eccezione a questa tendenza è costituita dall’ LLCA (Louvain Loneliness Scale for Children and Adolescents) di Marcoen, Goossens e Caes (1987), un questionario costituito da 48 item suddivisi in quattro sotto-scale che misurano la “Solitudine nelle relazioni con i Genitori” e con i “Pari” e l’“Avversione” e l’ “Affinità alla solitudine”. L’LLCA è uno strumento interessante in quanto permette di evidenziare una dimensione solitamente non considerata dagli studiosi, e cioè la possibilità che in alcuni momenti la solitudine costituisca una condizione ricercata e desiderata attivamente (Affinità) e non temuta (Avversione). Inoltre, esso consente di distinguere tra i sentimenti provati nel contesto familiare (Genitori) e all’interno del gruppo dei pari (Pari), restituendo una valutazione più completa della percezione che gli adolescenti hanno delle proprie esperienze di solitudine, superando il classico riferimento all’isolamento sociale. SCOPO Verificare la struttura fattoriale dell’LLCA proposta dagli autori originali anche in soggetti italiani. SOGGETTI Due gruppi di adolescenti (522 soggetti il gruppo 1 e 209 il gruppo 2), con età compresa tra i 14 e i 19 anni e residenti in Emilia-Romagna. METODO Oltre ad effettuare le analisi statistiche eseguite dagli autori originali durante la validazione dell’LLCA, su entrambi i campioni è stata applicata un’analisi fattoriale confermativa LISREL 8.54 (Jöreskog, Sörbom, Du Toit e Du Toit 2001). L’affidabilità test-retest è stata valutata ridistribuendo al secondo campione l’LLCA a distanza di circa un mese dalla prima somministrazione e conducendo un’ulteriore analisi fattoriale confermativa LISREL. Per rilevare le differenze di genere e d’età, su tutte le dimensioni dell’LLCA è stata condotta l'analisi della varianza. RISULTATI E CONCLUSIONI I risultati hanno confermato anche per i due campioni italiani la struttura fattoriale dell’LLCA proposta da Marcoen et al. (1987).
19° Congresso Nazionale sezione di Psicologia dello Sviluppo. Riassunti delle comunicazioni
441
443
Melotti G.; Corsano P.; Scarpuzzi P.
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