Gli studi più recenti sul manga, il fumetto giapponese che da tempo ormai ha conquistato ampia popolarità anche all’estero, hanno evidenziato la necessità di analizzarlo non tanto come entità quanto come il tassello di una rete di relazioni con gli altri media che vanno a costituire il composito mondo delle culture pop (fanfiction e fan art, anime, videogames, light novel, ecc). Un tratto questo che ha assunto vieppiù importanza negli ultimi anni, e va a intersecarsi con la varietà che già caratterizza il manga fin dalle sua origini e che, sulla base di criteri stilistici o del target, vede affiancarsi – solo per citare alcuni esempi – le strisce sui quotidiani, i graphic novel pubblicati in volume o serializzati sulle riviste specializzate, i fumetti per bambini, le storie brevi e alternative di Tatsumi Yoshihiro, il gekiga, il manga erotico, lo shōjo manga o fumetto per ragazze, lo yaoi. Al punto di intersezione fra la tendenza alla diversificazione e quello che con le parole di Henry Jenkins possiamo genericamente indicare come media-mix, troviamo le autoproduzioni, i dōjinshi, fumetti creati da artisti non professionisti, spesso giovani esordienti o dilettanti, già avidi lettori e fan di lavori conosciuti o di mangaka affermati. Il presente contributo si propone di analizzare i processi di appropriazione e ibridizzazione che vedono protagonista il fandom, e di riflettere su un fenomeno che dagli anni ‘70 a oggi ha assunto un’importanza crescente all’interno di un mercato che si conferma in attivo.

Forme pop di appropriazione: il fenomeno dōjinshi e la cultura otaku

Paola Scrolavezza
2018

Abstract

Gli studi più recenti sul manga, il fumetto giapponese che da tempo ormai ha conquistato ampia popolarità anche all’estero, hanno evidenziato la necessità di analizzarlo non tanto come entità quanto come il tassello di una rete di relazioni con gli altri media che vanno a costituire il composito mondo delle culture pop (fanfiction e fan art, anime, videogames, light novel, ecc). Un tratto questo che ha assunto vieppiù importanza negli ultimi anni, e va a intersecarsi con la varietà che già caratterizza il manga fin dalle sua origini e che, sulla base di criteri stilistici o del target, vede affiancarsi – solo per citare alcuni esempi – le strisce sui quotidiani, i graphic novel pubblicati in volume o serializzati sulle riviste specializzate, i fumetti per bambini, le storie brevi e alternative di Tatsumi Yoshihiro, il gekiga, il manga erotico, lo shōjo manga o fumetto per ragazze, lo yaoi. Al punto di intersezione fra la tendenza alla diversificazione e quello che con le parole di Henry Jenkins possiamo genericamente indicare come media-mix, troviamo le autoproduzioni, i dōjinshi, fumetti creati da artisti non professionisti, spesso giovani esordienti o dilettanti, già avidi lettori e fan di lavori conosciuti o di mangaka affermati. Il presente contributo si propone di analizzare i processi di appropriazione e ibridizzazione che vedono protagonista il fandom, e di riflettere su un fenomeno che dagli anni ‘70 a oggi ha assunto un’importanza crescente all’interno di un mercato che si conferma in attivo.
Bande à part 2. Fumetto e transmedialità
91
104
Paola Scrolavezza
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