Il contributo si prefigge di considerare, secondo una prospettiva eminentemente sociologica e vittimologica, il supporto fondamentale realizzato dalla Croce Rossa Internazionale e da quella Italiana alla massa enorme di vittime quale primo e indelebile "esito" della Grande Guerra, nel centenario dal suo termine. Se generalmente le analisi storiografiche si incentrano sui numeri dei caduti al fronte e di coloro che vennero fatti prigionieri, la prospettiva qui privilegiata, impiegando altresì un approccio narrativo derivante dall'analisi di fonti documentali storiche (ad esempio la Relazione della Reale Commissione d'inchiesta istituito al termine del conflitto) e memorialistiche (diari, autobiografie, lettere e cartoline etc.), intende dare spazio alla pluralità di categorie di persone che videro la propria vita per sempre mutata dall'incontro con la guerra: deportati, mutilati ed invalidi, feriti, prigionieri nei campi, condannati a morte in esecuzioni sommarie, profughi, malati psichiatrici, popolazioni civili nei territori di confine che subirono ogni forma di violenza e vessazione. Su tutte queste storie, si stesero le cure della Croce Rossa, che sperimentò in quel contesto inedito le proprie forze, convinzioni e mezzi; particolare attenzione è dedicata al rapporto fra soldati e crocerossine, in un approccio che fece del "prendersi cura" delle ferite del corpo e dell'anima la parola d'ordine innovativa, e pure autentica, ancora oggi. Il contributo chiude con una disamina delle posizioni dei sociologi dell'epoca, cercando di cogliere nelle loro riflessioni l'attenzione 8o meno) per quelle storie, e vittime.

La Storia, le storie. Riflessioni preliminari sulle vittime della Grande Guerra e il sostegno della Croce Rossa

Susanna Vezzadini
2018

Abstract

Il contributo si prefigge di considerare, secondo una prospettiva eminentemente sociologica e vittimologica, il supporto fondamentale realizzato dalla Croce Rossa Internazionale e da quella Italiana alla massa enorme di vittime quale primo e indelebile "esito" della Grande Guerra, nel centenario dal suo termine. Se generalmente le analisi storiografiche si incentrano sui numeri dei caduti al fronte e di coloro che vennero fatti prigionieri, la prospettiva qui privilegiata, impiegando altresì un approccio narrativo derivante dall'analisi di fonti documentali storiche (ad esempio la Relazione della Reale Commissione d'inchiesta istituito al termine del conflitto) e memorialistiche (diari, autobiografie, lettere e cartoline etc.), intende dare spazio alla pluralità di categorie di persone che videro la propria vita per sempre mutata dall'incontro con la guerra: deportati, mutilati ed invalidi, feriti, prigionieri nei campi, condannati a morte in esecuzioni sommarie, profughi, malati psichiatrici, popolazioni civili nei territori di confine che subirono ogni forma di violenza e vessazione. Su tutte queste storie, si stesero le cure della Croce Rossa, che sperimentò in quel contesto inedito le proprie forze, convinzioni e mezzi; particolare attenzione è dedicata al rapporto fra soldati e crocerossine, in un approccio che fece del "prendersi cura" delle ferite del corpo e dell'anima la parola d'ordine innovativa, e pure autentica, ancora oggi. Il contributo chiude con una disamina delle posizioni dei sociologi dell'epoca, cercando di cogliere nelle loro riflessioni l'attenzione 8o meno) per quelle storie, e vittime.
Le vittime della Grande Guerra e il ruolo della Croce Rossa Italiana
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40
Susanna Vezzadini
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