Partendo dall'esperienza dei Poli Universitari Penitenziari a livello nazionale, e dunque dal dettato normativo presente nell'Ordinamento penitenziario che indica nel diritto allo studio per le persone detenute uno degli elementi precipui del trattamento ai fini risocializzativi e di reinserimento sociale, si è proceduto a svolgere una ricerca qualitativa di taglio entografico sul tema dei percorsi di studio universitari e significati dell'incontro con la cultura presso gli studenti del Polo Universitario penitenziario della Casa Circondariale "R. D'Amato" di Bologna. Le ipotesi della ricerca nascono dall'osservazione diretta e partecipante svolta dall'Autrice del contributo che, dal 2014, è referente per l'area delle Scienze politiche e sociali di tali percorsi, per l'Università di Bologna. La necessità di affiancare ai numeri una rappresentazione diversa, di natura qualitativa, trattando del diritto allo studio per le persone detenute, ha condotto a svolgere interviste semistrutturate agli studenti universitari detenuti, per indagare "dall'interno" per indagarne motivazioni, interessi ed aspettative, ricadute sui percorsi individuali e sulle relazioni intramurarie (con docenti, area educativa, polizia penitenziaria, altre persone detenute), soddisfazione circa l'organizzazione dei percorsi di studio, prospettive future e professionali. A fondamento della ricerca, il convincimento che, come cita l'art. 33 Cost., la cultura sia libera; e dunque interrogandosi come su come sia possibile il suo pieno e libero soddisfacimento entro un'istituzione totale che, come tale, di fatto limita significativamente la libertà delle persone ivi ristrette.

Ricerca etnografica e carcere: gli studenti universitari della Casa Circondariale di Bologna di raccontano

susanna vezzadini
2018

Abstract

Partendo dall'esperienza dei Poli Universitari Penitenziari a livello nazionale, e dunque dal dettato normativo presente nell'Ordinamento penitenziario che indica nel diritto allo studio per le persone detenute uno degli elementi precipui del trattamento ai fini risocializzativi e di reinserimento sociale, si è proceduto a svolgere una ricerca qualitativa di taglio entografico sul tema dei percorsi di studio universitari e significati dell'incontro con la cultura presso gli studenti del Polo Universitario penitenziario della Casa Circondariale "R. D'Amato" di Bologna. Le ipotesi della ricerca nascono dall'osservazione diretta e partecipante svolta dall'Autrice del contributo che, dal 2014, è referente per l'area delle Scienze politiche e sociali di tali percorsi, per l'Università di Bologna. La necessità di affiancare ai numeri una rappresentazione diversa, di natura qualitativa, trattando del diritto allo studio per le persone detenute, ha condotto a svolgere interviste semistrutturate agli studenti universitari detenuti, per indagare "dall'interno" per indagarne motivazioni, interessi ed aspettative, ricadute sui percorsi individuali e sulle relazioni intramurarie (con docenti, area educativa, polizia penitenziaria, altre persone detenute), soddisfazione circa l'organizzazione dei percorsi di studio, prospettive future e professionali. A fondamento della ricerca, il convincimento che, come cita l'art. 33 Cost., la cultura sia libera; e dunque interrogandosi come su come sia possibile il suo pieno e libero soddisfacimento entro un'istituzione totale che, come tale, di fatto limita significativamente la libertà delle persone ivi ristrette.
Università e carcere. Il diritto allo studio tra vincoli e progettualità
159
181
susanna vezzadini
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