Sebbene il centro commerciale venga spesso descritto come un efficace generatore di solitudine piuttosto che di relazioni sociali, un nonluogo, per dirla con Augè, spazio privo di identità, artificiale e funzionale al sistema capitalistico, perfetta macchina omologante, senza alcuna relazione col territorio, una sorta di no man’s land in cui si parcheggia l’auto che si è ancora cittadini per recuperarla poi all’uscita trasformati in consumatori . Nelle analisi di molti studiosi, lo shopping mall appare un’immagine iper-reale e deformante che si oppone in maniera radicale a quella della città tradizionale; allo stesso modo, la periferia urbana viene dipinta come antitetica al centro storico, che invece rievoca l’idea dell’agorà. Senza tener conto, però, che l’agorà era principalmente un luogo di commercio, un mercato alimentare da cui gli ateniesi usavano passare ogni giorno, per fare acquisti, ma anche come pausa dalle fatiche quotidiane, come occasione di vita sociale, per incontrare altri cittadini e magari raccogliere informazioni. Un luogo dove, per dirla con Mary Douglas, si partecipava ai rituali, contribuendo così a creare l’universo sociale, a rendere intelligibile il mondo, a definire significati comuni e stabili, senza i quali non sarebbe possibile la base consensuale minima delle società . Dal nostro punto di vista, il potere aggregativo dei centri commerciali, essendo correlato alla desertificazione degli spazi urbani e all’erosione dei luoghi di aggregazione alternativi, è destinato a crescere. Pertanto, piuttosto che contrapporre la figura del consumatore (individualista e antisociale) a quella del cittadino (che obbedisce e partecipa alla vita civica), riteniamo più utile indagare le potenzialità che scaturiscono dall’incontro tra le pratiche quotidiane dei consumatori, i quali hanno comunque bisogno di assegnare un valore simbolico ai luoghi, e gli effetti sociali sul territorio...

È l’uomo che fa il luogo, non viceversa. Luoghi e non luoghi del consumo

MUSARO', PIERLUIGI
2007

Abstract

Sebbene il centro commerciale venga spesso descritto come un efficace generatore di solitudine piuttosto che di relazioni sociali, un nonluogo, per dirla con Augè, spazio privo di identità, artificiale e funzionale al sistema capitalistico, perfetta macchina omologante, senza alcuna relazione col territorio, una sorta di no man’s land in cui si parcheggia l’auto che si è ancora cittadini per recuperarla poi all’uscita trasformati in consumatori . Nelle analisi di molti studiosi, lo shopping mall appare un’immagine iper-reale e deformante che si oppone in maniera radicale a quella della città tradizionale; allo stesso modo, la periferia urbana viene dipinta come antitetica al centro storico, che invece rievoca l’idea dell’agorà. Senza tener conto, però, che l’agorà era principalmente un luogo di commercio, un mercato alimentare da cui gli ateniesi usavano passare ogni giorno, per fare acquisti, ma anche come pausa dalle fatiche quotidiane, come occasione di vita sociale, per incontrare altri cittadini e magari raccogliere informazioni. Un luogo dove, per dirla con Mary Douglas, si partecipava ai rituali, contribuendo così a creare l’universo sociale, a rendere intelligibile il mondo, a definire significati comuni e stabili, senza i quali non sarebbe possibile la base consensuale minima delle società . Dal nostro punto di vista, il potere aggregativo dei centri commerciali, essendo correlato alla desertificazione degli spazi urbani e all’erosione dei luoghi di aggregazione alternativi, è destinato a crescere. Pertanto, piuttosto che contrapporre la figura del consumatore (individualista e antisociale) a quella del cittadino (che obbedisce e partecipa alla vita civica), riteniamo più utile indagare le potenzialità che scaturiscono dall’incontro tra le pratiche quotidiane dei consumatori, i quali hanno comunque bisogno di assegnare un valore simbolico ai luoghi, e gli effetti sociali sul territorio...
L’esperienza degli spazi di consumo. Il coinvolgimento del consumatore nella città contemporanea
57
71
P. Musarò
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