Il processo di investimento delle mafie nella imprenditoria del settentrione viene ancora considerato un fenomeno del tutto residuale, dal carattere “meramente” economico, avulso da ogni significato criminale. Ne consegue una sottovalutazione della profonda essenza di violenza che, invece, caratterizza sia l’origine dei capitali investiti, sia le modalità di interazione sistematicamente applicate nelle relazioni economiche. Molte attività imprenditoriali non hanno subito il potere pernicioso e subdolo di una mentalità profondamente criminogena, accogliendo, piuttosto, capitali di dubbia provenienza, con l’unico ed esclusivo interesse di salvare o incrementare le attività economiche, in una sostanziale e diffusa alterazione dei principi sui quali si basa lo sviluppo economico. In questi casi, le imprese sono state utilizzate per veicolare capitali, mediante operazioni poste in essere da tecnici ed esperti, sedotti con lauti compensi o promesse di future collaborazioni. Il ruolo di questi imprenditori e professionisti deve essere approfondito in considerazione di una responsabilità complessa, indirizzata all’esecuzione di un fine che non può essere meramente strumentale ai desideri e agli interessi privati, ma ordinato ad una realtà pubblica ed indirizzato verso il bene comune. Le norme che concorrono a definire correttamente la responsabilità nello svolgimento di questi ruoli non possono, quindi, limitarsi all’area giuridica, ma richiedono il coinvolgimento di quella dimensione sociale, ad oggi poco esplorata. Il testo propone un approccio interdisciplinare, nel tentativo di far dialogare gli studi sociologici, per loro natura descrittivi, con le risposte della scienza giuridica, per definizione prescrittiva. Benché le due discipline si siano poste i medesimi interrogativi, sovente le risposte sono risultate differenti e talvolta inconciliabili. La prospettiva sociologico-giuridica ha permesso, in questo caso, di ricondurre le osservazioni tanto in una teoria generale del diritto, quanto in una teoria generale della società.

L'impresa Grigia. Le infiltrazioni mafiose nell'economia legale. Un'analisi sociologico-giuridica.

Stefania Pellegrini
2018

Abstract

Il processo di investimento delle mafie nella imprenditoria del settentrione viene ancora considerato un fenomeno del tutto residuale, dal carattere “meramente” economico, avulso da ogni significato criminale. Ne consegue una sottovalutazione della profonda essenza di violenza che, invece, caratterizza sia l’origine dei capitali investiti, sia le modalità di interazione sistematicamente applicate nelle relazioni economiche. Molte attività imprenditoriali non hanno subito il potere pernicioso e subdolo di una mentalità profondamente criminogena, accogliendo, piuttosto, capitali di dubbia provenienza, con l’unico ed esclusivo interesse di salvare o incrementare le attività economiche, in una sostanziale e diffusa alterazione dei principi sui quali si basa lo sviluppo economico. In questi casi, le imprese sono state utilizzate per veicolare capitali, mediante operazioni poste in essere da tecnici ed esperti, sedotti con lauti compensi o promesse di future collaborazioni. Il ruolo di questi imprenditori e professionisti deve essere approfondito in considerazione di una responsabilità complessa, indirizzata all’esecuzione di un fine che non può essere meramente strumentale ai desideri e agli interessi privati, ma ordinato ad una realtà pubblica ed indirizzato verso il bene comune. Le norme che concorrono a definire correttamente la responsabilità nello svolgimento di questi ruoli non possono, quindi, limitarsi all’area giuridica, ma richiedono il coinvolgimento di quella dimensione sociale, ad oggi poco esplorata. Il testo propone un approccio interdisciplinare, nel tentativo di far dialogare gli studi sociologici, per loro natura descrittivi, con le risposte della scienza giuridica, per definizione prescrittiva. Benché le due discipline si siano poste i medesimi interrogativi, sovente le risposte sono risultate differenti e talvolta inconciliabili. La prospettiva sociologico-giuridica ha permesso, in questo caso, di ricondurre le osservazioni tanto in una teoria generale del diritto, quanto in una teoria generale della società.
325
978-88-230-2148-8
Stefania Pellegrini
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/650143
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