Un progetto è espressione di una visione del soggetto e del mondo e, nell’ipotizzare un’interpretazione delle rispettive relazioni (l’io, l’Altro, l’ambiente, la natura), prefigura processi di trasformazione in chiave migliorativa della qualità di queste stesse relazioni. Alla base del lavoro che intendo presenta-re stanno i paradigmi della fenomenologia – in particolare della sua interpreta-zione in chiave pedagogica – del pragmatismo deweyano, della psicologia umani-stica, da una parte, il sistema filosofico-cosmologico-medico delle tradizioni orientali, dall’altra. Un loro punto chiave di incontro è l’aderenza a questioni concretamente correlate all’esistere: la progettualità esistenziale, la cura di sé come saluto-genesi, l’autoformazione come sviluppo di un’ergonomia del pensie-ro a partire dall’accesso e dall’attivazione delle proprie risorse interne. Questo permette di realizzare resilienza, self-efficacy ed empowerment – ridestando sti-moli motivazionali come la percezione della propria integrità e di uno scopo esi-stenziale capaci di generare e mantenere energia, speranza e fiducia. Il corpo è visibile nel suo essere prima effettività esistenziale del soggetto, ma è invisibile nel momento in cui esprime un bisogno di conoscenza, accoglienza ed espressio-ne che non trovano di fatto un interlocutore sufficientemente pronto ad accoglier-ne la richiesta. La pianificazione e l’implementazione del progetto si fonda sulla convinzione della necessità, per i professionisti della cura, di una più efficace formazione alla riflessività e alla conoscenza di sé e dell’altro attraverso l’esperienza corporea. Tale riflessività non è ripiegamento su stessi, ma momento di allenamento – anche attraverso l’esercizio del corpo - a quei processi di self efficacy ed empowerment verso cui i professionisti della cura sono chiamati a guidare gli altri. Il metodo impiegato nelle attività attinge a percorsi di conoscen-za e sperimentazione del proprio corpo, della propria attenzione e del proprio re-spiro, così come impostati all’interno della tradizione delle discipline orientali. La pratica proposta – nella modalità laboratoriale - rientra nell’offerta formativa curricolare del corso di laurea triennale per Educatore Sociale presso la Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione dell’Università di Bologna.

Salute: dalla complessità all'originaria unità mente-corpo. Ipotesi e sperimentazione di una buona pratica

Rita Casadei
2018

Abstract

Un progetto è espressione di una visione del soggetto e del mondo e, nell’ipotizzare un’interpretazione delle rispettive relazioni (l’io, l’Altro, l’ambiente, la natura), prefigura processi di trasformazione in chiave migliorativa della qualità di queste stesse relazioni. Alla base del lavoro che intendo presenta-re stanno i paradigmi della fenomenologia – in particolare della sua interpreta-zione in chiave pedagogica – del pragmatismo deweyano, della psicologia umani-stica, da una parte, il sistema filosofico-cosmologico-medico delle tradizioni orientali, dall’altra. Un loro punto chiave di incontro è l’aderenza a questioni concretamente correlate all’esistere: la progettualità esistenziale, la cura di sé come saluto-genesi, l’autoformazione come sviluppo di un’ergonomia del pensie-ro a partire dall’accesso e dall’attivazione delle proprie risorse interne. Questo permette di realizzare resilienza, self-efficacy ed empowerment – ridestando sti-moli motivazionali come la percezione della propria integrità e di uno scopo esi-stenziale capaci di generare e mantenere energia, speranza e fiducia. Il corpo è visibile nel suo essere prima effettività esistenziale del soggetto, ma è invisibile nel momento in cui esprime un bisogno di conoscenza, accoglienza ed espressio-ne che non trovano di fatto un interlocutore sufficientemente pronto ad accoglier-ne la richiesta. La pianificazione e l’implementazione del progetto si fonda sulla convinzione della necessità, per i professionisti della cura, di una più efficace formazione alla riflessività e alla conoscenza di sé e dell’altro attraverso l’esperienza corporea. Tale riflessività non è ripiegamento su stessi, ma momento di allenamento – anche attraverso l’esercizio del corpo - a quei processi di self efficacy ed empowerment verso cui i professionisti della cura sono chiamati a guidare gli altri. Il metodo impiegato nelle attività attinge a percorsi di conoscen-za e sperimentazione del proprio corpo, della propria attenzione e del proprio re-spiro, così come impostati all’interno della tradizione delle discipline orientali. La pratica proposta – nella modalità laboratoriale - rientra nell’offerta formativa curricolare del corso di laurea triennale per Educatore Sociale presso la Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione dell’Università di Bologna.
Diventare professionisti della salute e della cura. Buone pratiche e ricerche
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Rita Casadei
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