Fra i temi che caratterizzano la ricezione dell’antichità greco-romana nell’arte italiana ed europea dei secoli recenti, la metamorfosi si impone come una costante: fatto dovuto in buona parte al ruolo chiave che il poema di Ovidio riveste nel filtrare la conoscenza dell’antico in età medievale e moderna. A questo primo dato si aggiunge una circostanza, o coincidenza, rilevante, che sembra rafforzare il legame ideale dell’antichità, e in particolare dei suoi miti, con la metamorfosi. Si tratta della sopravvivenza, nel generale naufragio della letteratura classica, dei Metamorphoseon libri undecim, romanzo di Apuleio che sulla scorta di Sant’Agostino il Rinascimento conoscerà anche come Asino d’oro. Le Metamorfosi di Ovidio e di Apuleio, opere assai diverse, hanno per certi versi un destino comune: quello di essere ai vertici della fortuna nella tradizione europea. Da queste constatazioni nasce l’idea di raccogliere saggi di differente impostazione metodologica, ma uguale scrupolo filologico e storico, su alcune figure femminili che, per ragioni diverse, appaiano quali paradigmi del cambiamento. Non in omaggio agli studi di genere, ma all’emergere obiettivo di questi temi di ricerca o di artiste negli ultimi decenni. Esemplari in questo senso da un lato Antigone, personaggio del mito esaltato dalla tragedia di Sofocle, che solo nel Novecento viene riconosciuta come paradigma a difesa del diritto naturale, e a cui è dedicato un importante ciclo pittorico da Mark Rothko qui indagato, e dall’altro artiste come Francesca Woodman, che all’osservazione del proprio cambiamento ha dedicato il lavoro.
Sonia Cavicchioli (2016). Metamorfosi femminili. Archetipi, corpi, simulacri dall’Antico al Contemporaneo. Roma : Carocci editore.
Metamorfosi femminili. Archetipi, corpi, simulacri dall’Antico al Contemporaneo
Sonia Cavicchioli
2016
Abstract
Fra i temi che caratterizzano la ricezione dell’antichità greco-romana nell’arte italiana ed europea dei secoli recenti, la metamorfosi si impone come una costante: fatto dovuto in buona parte al ruolo chiave che il poema di Ovidio riveste nel filtrare la conoscenza dell’antico in età medievale e moderna. A questo primo dato si aggiunge una circostanza, o coincidenza, rilevante, che sembra rafforzare il legame ideale dell’antichità, e in particolare dei suoi miti, con la metamorfosi. Si tratta della sopravvivenza, nel generale naufragio della letteratura classica, dei Metamorphoseon libri undecim, romanzo di Apuleio che sulla scorta di Sant’Agostino il Rinascimento conoscerà anche come Asino d’oro. Le Metamorfosi di Ovidio e di Apuleio, opere assai diverse, hanno per certi versi un destino comune: quello di essere ai vertici della fortuna nella tradizione europea. Da queste constatazioni nasce l’idea di raccogliere saggi di differente impostazione metodologica, ma uguale scrupolo filologico e storico, su alcune figure femminili che, per ragioni diverse, appaiano quali paradigmi del cambiamento. Non in omaggio agli studi di genere, ma all’emergere obiettivo di questi temi di ricerca o di artiste negli ultimi decenni. Esemplari in questo senso da un lato Antigone, personaggio del mito esaltato dalla tragedia di Sofocle, che solo nel Novecento viene riconosciuta come paradigma a difesa del diritto naturale, e a cui è dedicato un importante ciclo pittorico da Mark Rothko qui indagato, e dall’altro artiste come Francesca Woodman, che all’osservazione del proprio cambiamento ha dedicato il lavoro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


