Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa nasce nel 1984 dall'intesa fra Marco Isidori, barocco ideatore di drammaturgie e visionari percorsi, e Daniela Dal Cin, poliedrica artista visiva – scenografa, grafica, costumista – la quale decanta l'immaginario alla base degli spettacoli in figure e spazi che aderiscono come maschere ai performer, influenzandone corpi, voci e identità. Il loro teatro si completa grazie al virtuosismo fonico/vocale e al radicale trasformismo di Maria Luisa Abate. Dalla fondazione ad oggi i Marcido hanno realizzato 27 spettacoli ispirati a vari autori, ma sempre connotati dalla ricerca d'un “teatro ulteriore” dove – come scrisse Franco Quadri – «gli attori e i loro corpi, le scene, gli addobbi e i costumi, le luci e le ombre, la voce e la musica, le parole, i gesti, il respiro e il canto, e naturalmente anche gli spettatori fanno parte di un tutto unico, una macchina-corpo dai molteplici organi». Pur non rappresentando vicende, gli spettacoli dei Marcido metabolizzano riferimenti figurativi, letterari e sonori, componendo storie che si incarnano nell'organismo scenico: storie evidenti, perché coincidenti con la realtà dello spettacolo, eppure cifrate, perché nascoste nell'impatto della sua visione. Storie che non narrano, ma sono piuttosto narrate da impasti di presenze in azione. Ormai da trent'anni il processo creativo dei Marcido veicola letture, suggestioni e tematiche, che passano dai concepimenti mentali di Isidori alla partitura multisensoriale dello spettacolo. Il progetto Marcido-Stories riunisce quattro fondamentali incontri della compagnia: si tratta degli avvicinamenti a Sofocle (Edipo Re), a Shakespeare (AmletOne!), a Copi (Loretta Strong), a Maria Maddalena de' Pazzi (Nel lago dei leoni). Tanto fedeli a se stessi da includersi nei titoli dei propri spettacoli, e, al contempo, abitati dall'acuta percezione delle più varie identità umane e forme d'espressione, i Marcido frequentano – e quasi sfidano – l'ardente anacronismo dell'arte per l'arte ricavandone intensi messaggi di resistenza culturale.

Marcido-Stories. Personale dedicata alla Compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa

Gerardo Guccini
2017

Abstract

Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa nasce nel 1984 dall'intesa fra Marco Isidori, barocco ideatore di drammaturgie e visionari percorsi, e Daniela Dal Cin, poliedrica artista visiva – scenografa, grafica, costumista – la quale decanta l'immaginario alla base degli spettacoli in figure e spazi che aderiscono come maschere ai performer, influenzandone corpi, voci e identità. Il loro teatro si completa grazie al virtuosismo fonico/vocale e al radicale trasformismo di Maria Luisa Abate. Dalla fondazione ad oggi i Marcido hanno realizzato 27 spettacoli ispirati a vari autori, ma sempre connotati dalla ricerca d'un “teatro ulteriore” dove – come scrisse Franco Quadri – «gli attori e i loro corpi, le scene, gli addobbi e i costumi, le luci e le ombre, la voce e la musica, le parole, i gesti, il respiro e il canto, e naturalmente anche gli spettatori fanno parte di un tutto unico, una macchina-corpo dai molteplici organi». Pur non rappresentando vicende, gli spettacoli dei Marcido metabolizzano riferimenti figurativi, letterari e sonori, componendo storie che si incarnano nell'organismo scenico: storie evidenti, perché coincidenti con la realtà dello spettacolo, eppure cifrate, perché nascoste nell'impatto della sua visione. Storie che non narrano, ma sono piuttosto narrate da impasti di presenze in azione. Ormai da trent'anni il processo creativo dei Marcido veicola letture, suggestioni e tematiche, che passano dai concepimenti mentali di Isidori alla partitura multisensoriale dello spettacolo. Il progetto Marcido-Stories riunisce quattro fondamentali incontri della compagnia: si tratta degli avvicinamenti a Sofocle (Edipo Re), a Shakespeare (AmletOne!), a Copi (Loretta Strong), a Maria Maddalena de' Pazzi (Nel lago dei leoni). Tanto fedeli a se stessi da includersi nei titoli dei propri spettacoli, e, al contempo, abitati dall'acuta percezione delle più varie identità umane e forme d'espressione, i Marcido frequentano – e quasi sfidano – l'ardente anacronismo dell'arte per l'arte ricavandone intensi messaggi di resistenza culturale.
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