I metodi collaborativi di indagine, in cui le immagini sono usate in una maniera collaborativa per imparare qualcosa insieme, sono fra i più importanti nell’antropologia e nella sociologia visuale (Harper, 2012; Pink, 2012; Banks, 2007). Ciò è particolarmente vero per la ricerca sui ragazzi e sulle ragazze, in cui i metodi partecipativi e visuali (PVM) possono enfatizzare le posizioni dei più giovani come attori sociali attivi e competenti, che giocano un ruolo importante nel modellare il mondo che li circonda. Fra questi metodi rientrano i visual tour e il video walkabout in cui gli informatori organizzano e guidano un tour in luoghi che considerano significativi e, nel contempo, raccontano al ricercatore i posti e le attività che svolgono al loro interno (Ratzel, 2000). Si tratta di “pratiche di ricerca polisensoriale che invitano il ricercatore ad aprirsi all’esperienza urbana quotidiana” (Frisina, 2013) e producono materiale visuale e testuale (Strang, 2010). Sulla base dei dati raccolti nella mia indagine con giovani figli di immigrati e autoctoni in un quartiere periferico della città di Bologna, il presente contributo analizza l’uso partecipativo dei visual tours e del walkabout e come questi metodi possono sortire risultati proficui e differenziati, anche rispetto al genere. Nell’indagine il walkabout, inizialmente adoperato per avvicinare le ragazze alla ricerca, ha dato l’opportunità alle giovani di esprimere la propria soggettività raccontando e raccontandosi in un quartiere difficile. Ha svelato, inoltre, le pratiche di appropriazione degli spazi urbani messe in atto dalle stesse, tramite la negoziazione di limiti, confini e rapporti di potere. Diverso è stato l’esito dell’utilizzo del video con i ragazzi, meno disposti a raccontarsi e a descrivere esplicitamente la periferia e le sue contraddizioni, ma più propensi a farlo tramite la musica e la fiction. Si presenteranno quindi i video realizzati durante la ricerca (tre video-racconti prodotti con le ragazze e un videoclip hip hop creato con i ragazzi) che rivelano le tattiche utilizzate dalle nuove generazioni per identificarsi o distanziarsi dal quartiere e far fronte quotidianamente alla diversità (culturale, di genere, economica, di classe).

Il walkabout e i visual tours nell’etnografia urbana. Un’esperienza di ricerca con ragazze/i con e senza background migratorio in un quartiere multiculturale di Bologna, in Metodi visuali di ricerca sociale, Annalisa Frisina (a cura di)

Gaia Farina
2016

Abstract

I metodi collaborativi di indagine, in cui le immagini sono usate in una maniera collaborativa per imparare qualcosa insieme, sono fra i più importanti nell’antropologia e nella sociologia visuale (Harper, 2012; Pink, 2012; Banks, 2007). Ciò è particolarmente vero per la ricerca sui ragazzi e sulle ragazze, in cui i metodi partecipativi e visuali (PVM) possono enfatizzare le posizioni dei più giovani come attori sociali attivi e competenti, che giocano un ruolo importante nel modellare il mondo che li circonda. Fra questi metodi rientrano i visual tour e il video walkabout in cui gli informatori organizzano e guidano un tour in luoghi che considerano significativi e, nel contempo, raccontano al ricercatore i posti e le attività che svolgono al loro interno (Ratzel, 2000). Si tratta di “pratiche di ricerca polisensoriale che invitano il ricercatore ad aprirsi all’esperienza urbana quotidiana” (Frisina, 2013) e producono materiale visuale e testuale (Strang, 2010). Sulla base dei dati raccolti nella mia indagine con giovani figli di immigrati e autoctoni in un quartiere periferico della città di Bologna, il presente contributo analizza l’uso partecipativo dei visual tours e del walkabout e come questi metodi possono sortire risultati proficui e differenziati, anche rispetto al genere. Nell’indagine il walkabout, inizialmente adoperato per avvicinare le ragazze alla ricerca, ha dato l’opportunità alle giovani di esprimere la propria soggettività raccontando e raccontandosi in un quartiere difficile. Ha svelato, inoltre, le pratiche di appropriazione degli spazi urbani messe in atto dalle stesse, tramite la negoziazione di limiti, confini e rapporti di potere. Diverso è stato l’esito dell’utilizzo del video con i ragazzi, meno disposti a raccontarsi e a descrivere esplicitamente la periferia e le sue contraddizioni, ma più propensi a farlo tramite la musica e la fiction. Si presenteranno quindi i video realizzati durante la ricerca (tre video-racconti prodotti con le ragazze e un videoclip hip hop creato con i ragazzi) che rivelano le tattiche utilizzate dalle nuove generazioni per identificarsi o distanziarsi dal quartiere e far fronte quotidianamente alla diversità (culturale, di genere, economica, di classe).
Metodi visuali di ricerca sociale
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70
Gaia, Farina
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