Il luogo di culto noto in letteratura come lucus Pisaurensis costituisce una delle testimoniaze archeologiche più importanti per lo studio della colonizzazione dell'ager Gallicus e della religione romana di età medio-repubblicana nel settore centro-italico. Tuttavia il sito manca ancora di uno studio approfondito, condotto tramite un approccio integrato e onnicomprensivo. Il libro sintetizza i risultati desunti a termine di un progetto di ricerca incentrato sul cd. lucus Pisaurensis. Il lavoro ha privilegiato un approccio integrato rivolto alla revisione della documentazione d’archivio e dei documenti epigrafici del santuario, i cd. cippi pesaresi; allo studio inedito del materiale votivo; alla contestualizzazione del sito nel più ampio quadro storico e geografico di riferimento, ovvero la colonizzazione e la romanizzazione dell'ager Gallicus. È stato così possibile definire i tempi e i modi riguardanti la genesi del santuario e le dinamiche con cui il sito venne frequentato nel corso dell'età repubblicana. Al contempo, lo studio ha permesso di definire approfonditamente i tratti precipui della religiosità pesarese (struttura del santuario, regime delle offerte, contesto rituale e cultuale nel quale queste si inserivano). Le testimonianze archeologiche parlano a favore di una “religione squisitamente coloniale” strutturata in santuari, quale quello in esame, culti e pratiche rituali introdotti dal Lazio. Infatti, l'esistenza di un pantheon genuinamente romano-latino, testimoniato dai teonimi incisi sugli altari, unitamente alla presenza esclusiva di materiale votivo “etrusco-laziale-campano”, certificano la comparsa nel distretto pesarese, all'inizio del III sec. a.C., di tradizioni rituali e di culti allogeni, fino a quel momento sconosciuti. Questi vennero veicolati e diffusi dai primissimi nuclei demici di origine romana e latina che iniziarono progressivamente a stanziarsi e a popolare i nuovi territori, all'indomani della conquista romana dell'ager Gallicus. In conclusione, è possibile evidenziare la forte incidenza del sacro nel più ampio processo di romanizzazione dell'area medio adriatica tra III e I sec. a.C. e considerare i luoghi di culto quali capisaldi territoriali fondamentali all'esternazione dell'identità dei nuovi arrivati e al tempo stesso dei siti preferenziali per l'incontro multietnico e per la mediazione culturale, come l'archeologia testimonia nel caso del lucus Pisaurensis.

"Lucum conlucare romano more". Archeologia e religione del lucus Pisaurensis

Francesco Belfiori
2017

Abstract

Il luogo di culto noto in letteratura come lucus Pisaurensis costituisce una delle testimoniaze archeologiche più importanti per lo studio della colonizzazione dell'ager Gallicus e della religione romana di età medio-repubblicana nel settore centro-italico. Tuttavia il sito manca ancora di uno studio approfondito, condotto tramite un approccio integrato e onnicomprensivo. Il libro sintetizza i risultati desunti a termine di un progetto di ricerca incentrato sul cd. lucus Pisaurensis. Il lavoro ha privilegiato un approccio integrato rivolto alla revisione della documentazione d’archivio e dei documenti epigrafici del santuario, i cd. cippi pesaresi; allo studio inedito del materiale votivo; alla contestualizzazione del sito nel più ampio quadro storico e geografico di riferimento, ovvero la colonizzazione e la romanizzazione dell'ager Gallicus. È stato così possibile definire i tempi e i modi riguardanti la genesi del santuario e le dinamiche con cui il sito venne frequentato nel corso dell'età repubblicana. Al contempo, lo studio ha permesso di definire approfonditamente i tratti precipui della religiosità pesarese (struttura del santuario, regime delle offerte, contesto rituale e cultuale nel quale queste si inserivano). Le testimonianze archeologiche parlano a favore di una “religione squisitamente coloniale” strutturata in santuari, quale quello in esame, culti e pratiche rituali introdotti dal Lazio. Infatti, l'esistenza di un pantheon genuinamente romano-latino, testimoniato dai teonimi incisi sugli altari, unitamente alla presenza esclusiva di materiale votivo “etrusco-laziale-campano”, certificano la comparsa nel distretto pesarese, all'inizio del III sec. a.C., di tradizioni rituali e di culti allogeni, fino a quel momento sconosciuti. Questi vennero veicolati e diffusi dai primissimi nuclei demici di origine romana e latina che iniziarono progressivamente a stanziarsi e a popolare i nuovi territori, all'indomani della conquista romana dell'ager Gallicus. In conclusione, è possibile evidenziare la forte incidenza del sacro nel più ampio processo di romanizzazione dell'area medio adriatica tra III e I sec. a.C. e considerare i luoghi di culto quali capisaldi territoriali fondamentali all'esternazione dell'identità dei nuovi arrivati e al tempo stesso dei siti preferenziali per l'incontro multietnico e per la mediazione culturale, come l'archeologia testimonia nel caso del lucus Pisaurensis.
140
978-88-6923-200-8
Francesco, Belfiori
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