Gli ungulati rappresentano un'importante risorsa per il territorio montano dove trovano spazi e contesti adeguati alla loro crescita e riproduzione, divenendo un elemento faunistico prioritario. Inoltre rappresentano un importante modello per la loro capacità, grazie alla tipologia metabolica e a una lunga vita media, di essere eccellenti indicatori di contaminazione ambientale, accumulando metalli pesanti e altri inquinanti in vari compartimenti corporei. L’interesse venatorio e alimentare rivestito da questi grandi mammiferi ha portato in vari contesti a differenti linee di ricerca attiva che hanno prodotto numerosi lavori relativi alla presenza di contaminanti ambientali nei tessuti di individui abbattuti durante le normali attività di caccia e di selezione. Al momento non ci sono informazioni relative alla concentrazione di metalli pesanti nei tessuti di camoscio alpino (Rupicapra rupicapra), mentre maggiori sono i dati disponibili relativi allo stato sanitario della specie. Il presente lavoro riporta alcuni dati relativi alla quantificazione di metalli pesanti (Pb, Cd, Cr, Se, Hg, As, Ni, Co, Cu, Fe) in 15 reni di camoscio alpino raccolti nel 2007 nell'ambito delle normali attività di caccia in provincia di Imperia. Vengono inoltre valutate eventuali correlazioni con lo stato sanitario degli animali stessi, in quanto i metalli pesanti hanno un notevole impatto sulla salute degli animali, essendo in grado di alterare diverse funzioni fisiologiche dell’organismo, quali ad esempio la riproduzione e le difese immunitarie. I risultati ottenuti dall'analisi del tessuto renale, espressi in ng/g peso fresco, eseguita mediante spettrofotometria ad induzione con sorgente al Plasma (ICP-OES), ha consentito innanzitutto di definire come il nichel sia sempre al di sotto del limite di quantificazione della metodica (LOD); per quanto riguarda il piombo, questo è presente a livelli superiori al LOD solo in 4 esemplari su 15 (tab. 1). È altamente probabile che questa contaminazione sia legata alla presenza di residui dei proiettili e non tanto ad una vera e propria contaminazione ambientale. Sempre rilevabili sono gli altri metalli, con una positività del 100% per Cd, Co, Cr, Cu, Fe e Se e del 87% per l'As e del 93% per il Hg. L'analisi statistica effettuata in funzione del sesso e dell'età degli animali non ha evidenziato significative correlazioni, testimoniando quindi di una esposizione a livelli di contaminazione estremamente bassi se non nulli. A testimonianza di ciò, i livelli di elementi tossici osservati sono da ritenere non indicativi di potenziali effetti avversi a carico del sistema immunitario, come confermato anche dal fatto che non ci siano particolari stati patologici correlati ai livelli di metalli pesanti. La variabilità osservata dimostra la validità di questi ungulati quali bioindicatori ambientali, in grado di fornire utili indicazioni sui livelli di contaminazione del loro ambiente di vita.

Valutazione dell'impatto di metalli pesanti sullo stato sanitario di Camoscio Alpino Rupicapra rupicapra

ZACCARONI, ANNALISA;SCARAVELLI, DINO;
2008

Abstract

Gli ungulati rappresentano un'importante risorsa per il territorio montano dove trovano spazi e contesti adeguati alla loro crescita e riproduzione, divenendo un elemento faunistico prioritario. Inoltre rappresentano un importante modello per la loro capacità, grazie alla tipologia metabolica e a una lunga vita media, di essere eccellenti indicatori di contaminazione ambientale, accumulando metalli pesanti e altri inquinanti in vari compartimenti corporei. L’interesse venatorio e alimentare rivestito da questi grandi mammiferi ha portato in vari contesti a differenti linee di ricerca attiva che hanno prodotto numerosi lavori relativi alla presenza di contaminanti ambientali nei tessuti di individui abbattuti durante le normali attività di caccia e di selezione. Al momento non ci sono informazioni relative alla concentrazione di metalli pesanti nei tessuti di camoscio alpino (Rupicapra rupicapra), mentre maggiori sono i dati disponibili relativi allo stato sanitario della specie. Il presente lavoro riporta alcuni dati relativi alla quantificazione di metalli pesanti (Pb, Cd, Cr, Se, Hg, As, Ni, Co, Cu, Fe) in 15 reni di camoscio alpino raccolti nel 2007 nell'ambito delle normali attività di caccia in provincia di Imperia. Vengono inoltre valutate eventuali correlazioni con lo stato sanitario degli animali stessi, in quanto i metalli pesanti hanno un notevole impatto sulla salute degli animali, essendo in grado di alterare diverse funzioni fisiologiche dell’organismo, quali ad esempio la riproduzione e le difese immunitarie. I risultati ottenuti dall'analisi del tessuto renale, espressi in ng/g peso fresco, eseguita mediante spettrofotometria ad induzione con sorgente al Plasma (ICP-OES), ha consentito innanzitutto di definire come il nichel sia sempre al di sotto del limite di quantificazione della metodica (LOD); per quanto riguarda il piombo, questo è presente a livelli superiori al LOD solo in 4 esemplari su 15 (tab. 1). È altamente probabile che questa contaminazione sia legata alla presenza di residui dei proiettili e non tanto ad una vera e propria contaminazione ambientale. Sempre rilevabili sono gli altri metalli, con una positività del 100% per Cd, Co, Cr, Cu, Fe e Se e del 87% per l'As e del 93% per il Hg. L'analisi statistica effettuata in funzione del sesso e dell'età degli animali non ha evidenziato significative correlazioni, testimoniando quindi di una esposizione a livelli di contaminazione estremamente bassi se non nulli. A testimonianza di ciò, i livelli di elementi tossici osservati sono da ritenere non indicativi di potenziali effetti avversi a carico del sistema immunitario, come confermato anche dal fatto che non ci siano particolari stati patologici correlati ai livelli di metalli pesanti. La variabilità osservata dimostra la validità di questi ungulati quali bioindicatori ambientali, in grado di fornire utili indicazioni sui livelli di contaminazione del loro ambiente di vita.
Recueil de résumés
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Zaccaroni A.; Scaravelli D.; W. Mignone
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