Nel testo vengono descritte le previsioni normative e le difficoltà applicative del riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati. Purtroppo, l’iter che porta al riutilizzo è estremamente complesso ed irto di ostacoli. Queste difficoltà, comunque, non sono insormontabili. Accanto agli abbandoni delle case e alla chiusura delle aziende, vi sono tante belle esperienze che meritano di essere portate all’attenzione. Sono il risultato di percorsi virtuosi. Di sinergie vincenti mediante le quali le parti sociali e le Istituzioni creano una rete di ausilio e di sostegno. In questo testo vengono presentate tre “buone pratiche” segno tangibile della presenza dello Stato a servizio della Comunità. Là dove c’era la criminalità, ora ci sono centri di assistenza, sedi di polizia municipale. Dove l’azienda alimentava un mercato malato e viziato, ora tanti lavoratori possono beneficiare di un lavoro pulito e tutelante. Due sono casi di riutilizzo di beni immobili (il Progetto Il Ponte di Pieve di Cento e la Villa Berceto in provincia di Parma) che sono stati realizzati grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna in applicazione della Legge Regionale n. 3/2001 recante “Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile” . Ad essi abbiamo voluto accostare l’esperienza barese delle Gelaterie Gasperini che sono, ad oggi, uno dei progetti più riusciti di emersione di un’azienda dalla illegalità e che ha prodotto un aumento di fatturato e di posti di lavoro. L’elaborazione di questo testo racchiude alcune esperienze scaturenti dal Master in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie. Pio La Torre” giunto alla sua V edizione operante presso l’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna e diretto dalla sotto-scritta. Nella convinzione che l’ente territoriale debba e può essere protagonista di un percorso riscatto e di emancipazione, nel testo abbiamo fornito una, seppur essenziale, cassetta degli attrezzi contenete un Vademecum per il riutilizzo dei beni confiscati destinato proprio agli enti locali.

La Vita dopo la confisca. Il riutilizzo dei beni sottratti alla mafia

PELLEGRINI, STEFANIA
2017

Abstract

Nel testo vengono descritte le previsioni normative e le difficoltà applicative del riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati. Purtroppo, l’iter che porta al riutilizzo è estremamente complesso ed irto di ostacoli. Queste difficoltà, comunque, non sono insormontabili. Accanto agli abbandoni delle case e alla chiusura delle aziende, vi sono tante belle esperienze che meritano di essere portate all’attenzione. Sono il risultato di percorsi virtuosi. Di sinergie vincenti mediante le quali le parti sociali e le Istituzioni creano una rete di ausilio e di sostegno. In questo testo vengono presentate tre “buone pratiche” segno tangibile della presenza dello Stato a servizio della Comunità. Là dove c’era la criminalità, ora ci sono centri di assistenza, sedi di polizia municipale. Dove l’azienda alimentava un mercato malato e viziato, ora tanti lavoratori possono beneficiare di un lavoro pulito e tutelante. Due sono casi di riutilizzo di beni immobili (il Progetto Il Ponte di Pieve di Cento e la Villa Berceto in provincia di Parma) che sono stati realizzati grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna in applicazione della Legge Regionale n. 3/2001 recante “Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile” . Ad essi abbiamo voluto accostare l’esperienza barese delle Gelaterie Gasperini che sono, ad oggi, uno dei progetti più riusciti di emersione di un’azienda dalla illegalità e che ha prodotto un aumento di fatturato e di posti di lavoro. L’elaborazione di questo testo racchiude alcune esperienze scaturenti dal Master in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie. Pio La Torre” giunto alla sua V edizione operante presso l’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna e diretto dalla sotto-scritta. Nella convinzione che l’ente territoriale debba e può essere protagonista di un percorso riscatto e di emancipazione, nel testo abbiamo fornito una, seppur essenziale, cassetta degli attrezzi contenete un Vademecum per il riutilizzo dei beni confiscati destinato proprio agli enti locali.
212
978-88-255-0113-1
Pellegrini, Stefania
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/599989
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