Il problema dell’invecchiamento del patrimonio infrastrutturale e strutturale esistente – danneggiamento degli elementi strutturali causato da usura, condizioni ambientali, carichi superiori rispetto a quelli di progetto, bassa qualita’ di materiali e tecniche costruttive, cambiamento di destinazione d’uso - è particolarmente attuale in molti Paesi Europei e d’Oltreoceano, inclusa l’Italia. Il caso delle costruzioni in cemento armato, anche precompresso, di età mediamente elevata e in evidente stato di grave degrado e, parimenti, il caso di strutture esistenti o storiche anche in muratura, di carattere monumentale o di edilizia minore, che costituiscono un riconosciuto e vasto patrimonio caratterizzante il nostro Paese, spesso non pienamente fruibile, impongono delle strategie di approccio che tengano conto dell’importanza di molte di queste strutture. Al contempo, ragioni di ordine economico, impediscono interventi immediati e diffusi, mentre suggeriscono di impostare programmi di valutazione delle condizioni di esercizio che permettano di agire per priorita’. Quando la valutazione delle condizioni strutturali tramite regolari ispezioni visive in sito non sia sufficiente a fornire risultati conclusivi sulla sicurezza della struttura, l’apporto conoscitivo aggiuntivo fornito da mirate campagne di misura in sito a mezzo di tecniche non distruttive puo’ svelare particolari delle caratteristiche materiche, geometriche, costruttive e di difetti degli elementi strutturali considerati e insieme contribuire a meglio definire lo stato di salute della struttura. In Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, l’impiego di tecniche di indagine e di diagnosi non distruttive e’ raccomandato e normato da documenti nazionali e linee guida per specifiche applicazioni. Si citano, a titolo di esempi recenti a noi vicini, il caso britannico delle “BA 86/04: Advice Notes on The Non-Destructive Testing of Highway Structures” e il caso tedesco delle “Richtlinie für die Anwendung der zerstörungsfreien Prüfung von Tunnelinnenschalen (RI-ZFP-TU)“. In considerazione delle problematiche esposte, è molto attuale il tema di ricerca che riguarda le nuove tecniche non distruttive. In Italia il ruolo delle prove non distruttive e’ rimasto marginale nel campo dell’Ingegneria Civile fino ad alcuni anni orsono, ma recentemente il panorama normativo si è aperto a queste tecniche, in relazione soprattutto all’evoluzione delle normative in campo sismico. Pure nell’ambito dei controlli di qualita’ di nuovi elementi e nuove costruzioni, la funzione delle tecniche non distruttive in Europa e’ sempre piu’ richiesta dall’industria delle costruzioni e dei prefabbricati ma viene anche imposta a livello di ambiti di pertinenza da parte di enti e strutture nazionali. Si veda il caso delle Ferrovie Tedesche che, preventivamente all’accettazione di nuove tipologie di tracciati ad alta velocita’, hanno imposto ai proponenti la dimostrazione della possibilita’ di ispezione e monitoraggio nel tempo. Parallelamente all’aumentare dell’interesse in questo campo, cresce infatti la richiesta sia per nuove applicazioni, sia per tecniche non distruttive alternative e innovative che permettano maggiore affidabilita’, flessibilita’ d’impiego, facilita’ d’uso e d’interpretazione dei dati. Contemporaneamente si punta a consentire una lettura non locale, ma estensibile a larghe aree dell’elemento strutturale o della struttura. Inoltre, è fortemente sentita l’esigenza di poter estrarre, dall’elemento sottoposto a prove, informazioni non solo di tipo qualitativo ma anche quantitativo. La necessità di poter disporre di informazioni attendibili riguardo alla consistenza e allo stato di conservazione dei materiali strutturali è particolarmente sentita quando si debba procedere ad interventi di rinforzo strutturale con tecniche superficiali come, ad esempio, l’applicazione di fogli o lamine in FRP. Tra le tecniche non distruttive che sono in grado di apportare aspetti innovativi ...

INNOVAZIONE NELLE TECNOLOGIE NON DISTRUTTIVE PER LA DIAGNOSTICA DI STRUTTURE IN C.A. E MURATURA

PASCALE GUIDOTTI MAGNANI, GIOVANNI;COLLA, CAMILLA
2007

Abstract

Il problema dell’invecchiamento del patrimonio infrastrutturale e strutturale esistente – danneggiamento degli elementi strutturali causato da usura, condizioni ambientali, carichi superiori rispetto a quelli di progetto, bassa qualita’ di materiali e tecniche costruttive, cambiamento di destinazione d’uso - è particolarmente attuale in molti Paesi Europei e d’Oltreoceano, inclusa l’Italia. Il caso delle costruzioni in cemento armato, anche precompresso, di età mediamente elevata e in evidente stato di grave degrado e, parimenti, il caso di strutture esistenti o storiche anche in muratura, di carattere monumentale o di edilizia minore, che costituiscono un riconosciuto e vasto patrimonio caratterizzante il nostro Paese, spesso non pienamente fruibile, impongono delle strategie di approccio che tengano conto dell’importanza di molte di queste strutture. Al contempo, ragioni di ordine economico, impediscono interventi immediati e diffusi, mentre suggeriscono di impostare programmi di valutazione delle condizioni di esercizio che permettano di agire per priorita’. Quando la valutazione delle condizioni strutturali tramite regolari ispezioni visive in sito non sia sufficiente a fornire risultati conclusivi sulla sicurezza della struttura, l’apporto conoscitivo aggiuntivo fornito da mirate campagne di misura in sito a mezzo di tecniche non distruttive puo’ svelare particolari delle caratteristiche materiche, geometriche, costruttive e di difetti degli elementi strutturali considerati e insieme contribuire a meglio definire lo stato di salute della struttura. In Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, l’impiego di tecniche di indagine e di diagnosi non distruttive e’ raccomandato e normato da documenti nazionali e linee guida per specifiche applicazioni. Si citano, a titolo di esempi recenti a noi vicini, il caso britannico delle “BA 86/04: Advice Notes on The Non-Destructive Testing of Highway Structures” e il caso tedesco delle “Richtlinie für die Anwendung der zerstörungsfreien Prüfung von Tunnelinnenschalen (RI-ZFP-TU)“. In considerazione delle problematiche esposte, è molto attuale il tema di ricerca che riguarda le nuove tecniche non distruttive. In Italia il ruolo delle prove non distruttive e’ rimasto marginale nel campo dell’Ingegneria Civile fino ad alcuni anni orsono, ma recentemente il panorama normativo si è aperto a queste tecniche, in relazione soprattutto all’evoluzione delle normative in campo sismico. Pure nell’ambito dei controlli di qualita’ di nuovi elementi e nuove costruzioni, la funzione delle tecniche non distruttive in Europa e’ sempre piu’ richiesta dall’industria delle costruzioni e dei prefabbricati ma viene anche imposta a livello di ambiti di pertinenza da parte di enti e strutture nazionali. Si veda il caso delle Ferrovie Tedesche che, preventivamente all’accettazione di nuove tipologie di tracciati ad alta velocita’, hanno imposto ai proponenti la dimostrazione della possibilita’ di ispezione e monitoraggio nel tempo. Parallelamente all’aumentare dell’interesse in questo campo, cresce infatti la richiesta sia per nuove applicazioni, sia per tecniche non distruttive alternative e innovative che permettano maggiore affidabilita’, flessibilita’ d’impiego, facilita’ d’uso e d’interpretazione dei dati. Contemporaneamente si punta a consentire una lettura non locale, ma estensibile a larghe aree dell’elemento strutturale o della struttura. Inoltre, è fortemente sentita l’esigenza di poter estrarre, dall’elemento sottoposto a prove, informazioni non solo di tipo qualitativo ma anche quantitativo. La necessità di poter disporre di informazioni attendibili riguardo alla consistenza e allo stato di conservazione dei materiali strutturali è particolarmente sentita quando si debba procedere ad interventi di rinforzo strutturale con tecniche superficiali come, ad esempio, l’applicazione di fogli o lamine in FRP. Tra le tecniche non distruttive che sono in grado di apportare aspetti innovativi ...
G. Pascale; C. Colla
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