Con questo saggio non si intende tracciare la storia completa del Festival dei due mondi di Spoleto, ideato e voluto da Gian Carlo Menotti a partire dal 1958 e ancora oggi creatura viva: già diverse, e di pregio, sono infatti le pubblicazioni che raccontano Spoleto. Si intende, invece, partire da un elemento marginale in un evento così importante, così duraturo, così presente nella memoria e nella esperienza di tanti testimoni, ovvero i programmi di sala del Festival dei Due Mondi conservati tra i documenti che Vittoria Ottolenghi, giornalista e studiosa attiva nella costruzione della danza contemporanea italiana a partire dagli anni Settanta del Novecento, nonché importante protagonista del Festival, ha voluto donare alla Biblioteca del Dipartimento di Musica e spettacolo dell'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, dove sono ora conservati come "Fondo Ottolenghi".. Un punto di partenza evidentemente piccolo, che tuttavia può essere lente di ingrandimento per permettere di rivolgere lo sguardo a un panorama più ampio, mettendo a fuoco ed esplicitando i punti di contatto tra l'esperienza del Festival e il suo progetto culturale da un lato, il desiderio di una nuova danza italiana e la sua costruzione dall'altro.

La danza vista da Spoleto. Il Festival dei Due Mondi nel Fondo Vittoria Ottolenghi dell'Università di Bologna

CERVELLATI, ELENA
2016

Abstract

Con questo saggio non si intende tracciare la storia completa del Festival dei due mondi di Spoleto, ideato e voluto da Gian Carlo Menotti a partire dal 1958 e ancora oggi creatura viva: già diverse, e di pregio, sono infatti le pubblicazioni che raccontano Spoleto. Si intende, invece, partire da un elemento marginale in un evento così importante, così duraturo, così presente nella memoria e nella esperienza di tanti testimoni, ovvero i programmi di sala del Festival dei Due Mondi conservati tra i documenti che Vittoria Ottolenghi, giornalista e studiosa attiva nella costruzione della danza contemporanea italiana a partire dagli anni Settanta del Novecento, nonché importante protagonista del Festival, ha voluto donare alla Biblioteca del Dipartimento di Musica e spettacolo dell'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, dove sono ora conservati come "Fondo Ottolenghi".. Un punto di partenza evidentemente piccolo, che tuttavia può essere lente di ingrandimento per permettere di rivolgere lo sguardo a un panorama più ampio, mettendo a fuoco ed esplicitando i punti di contatto tra l'esperienza del Festival e il suo progetto culturale da un lato, il desiderio di una nuova danza italiana e la sua costruzione dall'altro.
Le pioniere della nuova danza italiana. Le autrici, i centri di formazione, le compagnie
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Cervellati, Elena
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