Le frane superficiali sono la classe di dissesto idrogeologico più frequente nei versanti argillosi d e l l ’ A p p e n n i n o Emi l i a n o - R oma g n o l o , estendendosi su oltre il 50% delle aree acclivi. Di particolare importanza sono i numerosi franamenti che interessano piccole aree (<1000 m2 ) che cont r ibui scono a generare colate complesse di fango e detriti, lunghe più di 1 km e larghe più di 200 me che possono mettere a rischio anche la vita umana. Abbiamo usufruito di un finanziamento triennale Life della Unione Europea (SLID, 2004-2006) per monitorare alcune porzioni di versanti, al f i n e d i i n d i v i d u a re l e c a u s e u l t ime c h e determinano il movimento di alcune frane superficiali, e realizzare un software di supporto a l l a g e s t i o n e o t t ima l e d e l l e aree accl i vi a substrato argilloso. Alcune rotture verificatesi durante i l monitoraggio sono certamente correlate con eventi di precipitazione. Tuttavia, l’andamento della risposta idrologica misurata in situ non è sempre correlabile direttamente con la precipitazione che ha preceduto il dissesto, suggerendo che, in tempi diversi, eventi di precipitazione identici non producano i medesimi risultati in termini di idrologia di versante e/o propagazione degli stress. In altri termini, allo stato attuale riteniamo che la capacità di previsione temporale di un modello di stabilità dei versanti basato principalmente sul bilancio idrologico sia modesta. La delineazione delle aree propense al dissesto nel medio- lungo periodo, svincolata dalla previsione temporale, è invece ragionevolmente applicabile fin da subito.

Progetto EU LIFE AMBIENTE SLID (2004-2006) Sistema Integrato per lo Studio e la Previsione delle Frane Superficiali Risultati conclusivi, 29 Novembre 2006, Dipartimento di Scienze della Terra, via Zamboni 67 Bologna

FARABEGOLI, ENZO
2006

Abstract

Le frane superficiali sono la classe di dissesto idrogeologico più frequente nei versanti argillosi d e l l ’ A p p e n n i n o Emi l i a n o - R oma g n o l o , estendendosi su oltre il 50% delle aree acclivi. Di particolare importanza sono i numerosi franamenti che interessano piccole aree (<1000 m2 ) che cont r ibui scono a generare colate complesse di fango e detriti, lunghe più di 1 km e larghe più di 200 me che possono mettere a rischio anche la vita umana. Abbiamo usufruito di un finanziamento triennale Life della Unione Europea (SLID, 2004-2006) per monitorare alcune porzioni di versanti, al f i n e d i i n d i v i d u a re l e c a u s e u l t ime c h e determinano il movimento di alcune frane superficiali, e realizzare un software di supporto a l l a g e s t i o n e o t t ima l e d e l l e aree accl i vi a substrato argilloso. Alcune rotture verificatesi durante i l monitoraggio sono certamente correlate con eventi di precipitazione. Tuttavia, l’andamento della risposta idrologica misurata in situ non è sempre correlabile direttamente con la precipitazione che ha preceduto il dissesto, suggerendo che, in tempi diversi, eventi di precipitazione identici non producano i medesimi risultati in termini di idrologia di versante e/o propagazione degli stress. In altri termini, allo stato attuale riteniamo che la capacità di previsione temporale di un modello di stabilità dei versanti basato principalmente sul bilancio idrologico sia modesta. La delineazione delle aree propense al dissesto nel medio- lungo periodo, svincolata dalla previsione temporale, è invece ragionevolmente applicabile fin da subito.
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