Ci si sofferma sul recupero della tradizione nella letteratura colta dei Finlandesi, Ungheresi e Estoni a partire dalla fine dell’Ottocento, quando gli autori mostrarono maggior attenzione verso l’antico immaginario popolare, sull’onda delle nuove teorie psicoanalitiche. Si chiarisce il concetto di eros nella tradizione ugrofinnica, rilevando che esso è, al tempo stesso, una forza positiva e negativa, ambivalente, 'trait d’union" tra corpo e spirito. Si sottolinea che l’eros, inteso come forza vitale, in cui il bello e il buono coincidono, è un’energia intermediaria tra la realtà terrena e la realtà sovrasensibile, che, come nel pensiero di Platone, aspira alla primordiale unità fondendo, senza annullarli, elementi diversi e che stimola il pensiero a raggiungere la sapienza. L’eros è parte integrante della “cerca” dell’uomo, che, come gli eroi finnici del "Kalevala", aspira alla conquista del Sampo, simbolo della verità, vale a dire dell’apice della conoscenza. L’eros è una energia creativa necessaria; la sua mancanza può portare alla morte, intesa come fonte di 'renovatio', preludio di migliore rinascita. Ne sono un significativo esempio l’episodio kalevaliano di Kullervo e la sorella e l’analogo episodio di Kalevipoeg e la “Fanciulla dell’isola” (Saare piiga), nel poema nazionale estone. Si mette in risalto la stretta connessione tra l’eros e l’habitat naturale: l’eros, sul piano della realtà invisibile, parallelo a quella della realtà visibile, possiede una forza pari a quella che anima tutti gli elementi della natura e la loro capacità di rinnovarsi. Non manca la possibilità di recupero da parte degli uomini delle energie dei capostipiti (animali totemici, come il lupo e l’orso), attraverso la metamorfosi della loro debolezza, dovuta alle convenzioni sociali, in una rinnovata energia istintiva (“passaggio” dal mondo “culturale” al mondo “naturale”, pieno di forze divine). D’altra parte, l’eros è una manifestazione del desiderio dell’uomo di tornare alle origini, di superare i limitati confini della realtà terrena, per raggiungere la sfera delle energie spirituali. In seguito, si analizzano i legami con la tradizione nella concezione dell’eros di diversi scrittori e poeti, da Johannes Linnankoski a Aino Kallas o Eeva-Liisa Manner o Tuula Rotko, da Endre Ady a Lajos Kassák o A. Károly Berczeli, da Géza Csáth a Sándor Márai, da Henrik Visnapuu a Ivar Grünthal o Jaan Kross. Nella maggior parte dei casi, in ambito ugrofinnico il dio Eros resta un miraggio a cui l’anima anela, un bisogno di trascendere i limiti corporei attraverso la sua forza metamorfica, che trova la propria coerenza sulla complementarità delle opposizioni corpo/anima, amore/odio, male/bene, vita/morte. D’altra parte, come ben sottolinea la poetessa ungherese di Transilvania Emese Egyed nella lirica "Ösvény, tegez" (“Sentiero, faretra”) (1998), l’uomo-eroe, come un mitico cacciatore celeste, compie la sua lenta e ciclica migrazione verso l’alto, senza poter salire oltre la metà di una serie di scale e ascendere al cielo.

Eros e mondo ugrofinnico

CORRADI, CARLA
2016

Abstract

Ci si sofferma sul recupero della tradizione nella letteratura colta dei Finlandesi, Ungheresi e Estoni a partire dalla fine dell’Ottocento, quando gli autori mostrarono maggior attenzione verso l’antico immaginario popolare, sull’onda delle nuove teorie psicoanalitiche. Si chiarisce il concetto di eros nella tradizione ugrofinnica, rilevando che esso è, al tempo stesso, una forza positiva e negativa, ambivalente, 'trait d’union" tra corpo e spirito. Si sottolinea che l’eros, inteso come forza vitale, in cui il bello e il buono coincidono, è un’energia intermediaria tra la realtà terrena e la realtà sovrasensibile, che, come nel pensiero di Platone, aspira alla primordiale unità fondendo, senza annullarli, elementi diversi e che stimola il pensiero a raggiungere la sapienza. L’eros è parte integrante della “cerca” dell’uomo, che, come gli eroi finnici del "Kalevala", aspira alla conquista del Sampo, simbolo della verità, vale a dire dell’apice della conoscenza. L’eros è una energia creativa necessaria; la sua mancanza può portare alla morte, intesa come fonte di 'renovatio', preludio di migliore rinascita. Ne sono un significativo esempio l’episodio kalevaliano di Kullervo e la sorella e l’analogo episodio di Kalevipoeg e la “Fanciulla dell’isola” (Saare piiga), nel poema nazionale estone. Si mette in risalto la stretta connessione tra l’eros e l’habitat naturale: l’eros, sul piano della realtà invisibile, parallelo a quella della realtà visibile, possiede una forza pari a quella che anima tutti gli elementi della natura e la loro capacità di rinnovarsi. Non manca la possibilità di recupero da parte degli uomini delle energie dei capostipiti (animali totemici, come il lupo e l’orso), attraverso la metamorfosi della loro debolezza, dovuta alle convenzioni sociali, in una rinnovata energia istintiva (“passaggio” dal mondo “culturale” al mondo “naturale”, pieno di forze divine). D’altra parte, l’eros è una manifestazione del desiderio dell’uomo di tornare alle origini, di superare i limitati confini della realtà terrena, per raggiungere la sfera delle energie spirituali. In seguito, si analizzano i legami con la tradizione nella concezione dell’eros di diversi scrittori e poeti, da Johannes Linnankoski a Aino Kallas o Eeva-Liisa Manner o Tuula Rotko, da Endre Ady a Lajos Kassák o A. Károly Berczeli, da Géza Csáth a Sándor Márai, da Henrik Visnapuu a Ivar Grünthal o Jaan Kross. Nella maggior parte dei casi, in ambito ugrofinnico il dio Eros resta un miraggio a cui l’anima anela, un bisogno di trascendere i limiti corporei attraverso la sua forza metamorfica, che trova la propria coerenza sulla complementarità delle opposizioni corpo/anima, amore/odio, male/bene, vita/morte. D’altra parte, come ben sottolinea la poetessa ungherese di Transilvania Emese Egyed nella lirica "Ösvény, tegez" (“Sentiero, faretra”) (1998), l’uomo-eroe, come un mitico cacciatore celeste, compie la sua lenta e ciclica migrazione verso l’alto, senza poter salire oltre la metà di una serie di scale e ascendere al cielo.
Il dio Eros e l’uomo. Voci di cantori e narratori del mondo ugrofinnico
15
46
Carla Corradi, Musi
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/586228
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact