L’elemento ispiratore di questo nostro saggio non è un biasimo, ma l’osservazione di elementi di particolare intelligenza e attenzione verso le strutture in alcune recenti costruzioni. Ora, il veder comparire forme e sostanze che superano quelle di tempi irrevocabilmente sorpassati, che paradossalmente si sono protratte per oltre cinquanta anni dalle profetiche parole di Pier Luigi Nervi, ci ha spinto ad una riflessione sul rapporto fra ingegneria strutturale e architettura, attraverso il rapporto fra due aspetti che si fondono nelle costruzioni: l’aspetto strettamente scientifico e quello prettamente umanistico. Questi due aspetti, completandosi, si arricchiscono vicendevolmente. In particolare, la visione che vorremmo qui trasmettere è il contributo che l’ingegneria strutturale può dare all’architettura in termini di conceptual engineering, attraverso le sue differenti interpretazioni, con le conseguenti potenzialità espressive offerte da un lavoro congiunto fra ingegnere e architetto. Volendo parlare dei contributi che l’ingegneria può dare alle costruzioni si deve necessariamente partire, per quanto possibile, dalla prima comparsa dell’ingegneria per arrivare sino ai giorni nostri. Questa ricerca, che tende a identificare le interpretazioni dell’apporto strutturale nella costruzione dell’architettura, sarà sviluppata nella piena coscienza che il pensiero strutturale non costituisce necessariamente l’unica chiave di lettura dell’architettura. Proprio grazie a questa coscienza, e rifiutando in partenza l’obiettivo di trovare una soluzione unica per tutte le costruzioni, ci si è focalizzati sulla sola dimensione ingegneristica/scientifica, tralasciando, pur riconoscendone l’importanza fondamentale, le componenti sociali e simboliche, da noi definite umanistiche, con la finalità di fornire un suggerimento per l’interpretazione dell’architettura, nell’ottica della sua componente strutturale. Proprio per la volontà di costituire un punto di vista diverso nell’analisi delle costruzioni, questo saggio intende rivolgersi principalmente agli attori della componente umanistica: gli architetti. Per questo motivo il testo non entra nei dettagli delle calcolazioni ingegneristiche, né tantomeno vuole rappresentare una sorta di manuale per comprendere le strutture, come fanno egregiamente i lavori di Mario Salvadori, questa ricerca vuole piuttosto far comprendere quanto le strutture possano parlare e quanto esse possano contribuire per dare valore culturale alla costruzione. Le strutture sono troppo importanti per lasciarle fare solo agli ingegneri, l’intento è quindi quello di rafforzare l’idea che sia possibile esplorare questa dimensione in modo appropriato, non lasciandola in mano ai soli tecnici. Questo non per dire che gli architetti debbano calcolarsi autonomamente le strutture, ma per far capire loro l’importanza del valore architettonico contenuto all’interno delle strutture, con l’obiettivo di instaurare un rapporto proficuo fra ingegneria e architettura, per saper porre i giusti quesiti e ottenere le giuste risposte.

Architettura e costruzione. La declinazione strutturale da Gustave eiffel a Rem Koolhaas

TRENTIN, ANNALISA;TROMBETTI, TOMASO
2016

Abstract

L’elemento ispiratore di questo nostro saggio non è un biasimo, ma l’osservazione di elementi di particolare intelligenza e attenzione verso le strutture in alcune recenti costruzioni. Ora, il veder comparire forme e sostanze che superano quelle di tempi irrevocabilmente sorpassati, che paradossalmente si sono protratte per oltre cinquanta anni dalle profetiche parole di Pier Luigi Nervi, ci ha spinto ad una riflessione sul rapporto fra ingegneria strutturale e architettura, attraverso il rapporto fra due aspetti che si fondono nelle costruzioni: l’aspetto strettamente scientifico e quello prettamente umanistico. Questi due aspetti, completandosi, si arricchiscono vicendevolmente. In particolare, la visione che vorremmo qui trasmettere è il contributo che l’ingegneria strutturale può dare all’architettura in termini di conceptual engineering, attraverso le sue differenti interpretazioni, con le conseguenti potenzialità espressive offerte da un lavoro congiunto fra ingegnere e architetto. Volendo parlare dei contributi che l’ingegneria può dare alle costruzioni si deve necessariamente partire, per quanto possibile, dalla prima comparsa dell’ingegneria per arrivare sino ai giorni nostri. Questa ricerca, che tende a identificare le interpretazioni dell’apporto strutturale nella costruzione dell’architettura, sarà sviluppata nella piena coscienza che il pensiero strutturale non costituisce necessariamente l’unica chiave di lettura dell’architettura. Proprio grazie a questa coscienza, e rifiutando in partenza l’obiettivo di trovare una soluzione unica per tutte le costruzioni, ci si è focalizzati sulla sola dimensione ingegneristica/scientifica, tralasciando, pur riconoscendone l’importanza fondamentale, le componenti sociali e simboliche, da noi definite umanistiche, con la finalità di fornire un suggerimento per l’interpretazione dell’architettura, nell’ottica della sua componente strutturale. Proprio per la volontà di costituire un punto di vista diverso nell’analisi delle costruzioni, questo saggio intende rivolgersi principalmente agli attori della componente umanistica: gli architetti. Per questo motivo il testo non entra nei dettagli delle calcolazioni ingegneristiche, né tantomeno vuole rappresentare una sorta di manuale per comprendere le strutture, come fanno egregiamente i lavori di Mario Salvadori, questa ricerca vuole piuttosto far comprendere quanto le strutture possano parlare e quanto esse possano contribuire per dare valore culturale alla costruzione. Le strutture sono troppo importanti per lasciarle fare solo agli ingegneri, l’intento è quindi quello di rafforzare l’idea che sia possibile esplorare questa dimensione in modo appropriato, non lasciandola in mano ai soli tecnici. Questo non per dire che gli architetti debbano calcolarsi autonomamente le strutture, ma per far capire loro l’importanza del valore architettonico contenuto all’interno delle strutture, con l’obiettivo di instaurare un rapporto proficuo fra ingegneria e architettura, per saper porre i giusti quesiti e ottenere le giuste risposte.
320
9788874628902
Annalisa Trentin; Tomaso Trombetti
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/566582
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