Al tema del rudere inteso come «residuo di un monumento storico o artistico», Piero Gazzola dedica, nel 1967, uno dei suoi scritti magistrali pubblicato sul n° 5 della rivista “Castellum”. Dall’accattivante excursus storico con il quale lo studioso piacentino ripercorre le tappe che hanno segnato l’evoluzione dell’approccio a questo tema, emergono una serie di riflessioni ancora oggi di grande attualità. A questo proposito già nell’ottobre del 1964 il Conseil International des Monuments et des Sites – ICOMOS –, in pieno accordo con quanto sancito dalla Carta di Venezia, riaffermava che «i castelli e le loro rovine costituiscono documenti storici di valore inestimabile» e che scopo essenziale di ogni intervento per questo tipo di manufatti rimarrà, comunque, «la conservazione della sostanza autentica», ribadendo l’importanza del “minimo intervento” in particolar modo su questi «frammentari monumenti», come li definiva Gazzola, esclusi, sino a pochi anni prima, dai cataloghi delle opere monumentali e quindi dalla tutela. Il saggio, che si propone, partendo dalla lettura critica dell’articolo, intende inquadrare il problema della conservazione attiva di manufatti allo stato rudere, approfondendo non tanto le questioni relative a complessi dissestati da eventi traumatici come guerre e terremoti, quanto quelle proprie di tante architetture fortificate abbandonate e dimenticate sebbene oggetto di prospezioni archeologiche. Attraverso la presentazioni di alcuni casi studio, elaborati all’interno di un progetto di ricerca interdisciplinare che vede impegnato chi scrive assieme ad architetti paesaggisti, verranno affrontati i problemi relativi alla natura ed alla identità del rudere ed alla sua importanza come documento di natura materiale. Nello scritto ci si soffermerà in particolar modo sul tema della mancanza e del suo trattamento, sulle modalità di reinterpretazione e reintegrazione della rovina, sul progetto e gestione della componente vegetale (compatibilità, conflitti e integrazione dell’immagine) con cui il rudere da sempre è in relazione.

Architetture fortificate allo stato di rudere. Questioni teoriche e progetto

UGOLINI, ANDREA
2015

Abstract

Al tema del rudere inteso come «residuo di un monumento storico o artistico», Piero Gazzola dedica, nel 1967, uno dei suoi scritti magistrali pubblicato sul n° 5 della rivista “Castellum”. Dall’accattivante excursus storico con il quale lo studioso piacentino ripercorre le tappe che hanno segnato l’evoluzione dell’approccio a questo tema, emergono una serie di riflessioni ancora oggi di grande attualità. A questo proposito già nell’ottobre del 1964 il Conseil International des Monuments et des Sites – ICOMOS –, in pieno accordo con quanto sancito dalla Carta di Venezia, riaffermava che «i castelli e le loro rovine costituiscono documenti storici di valore inestimabile» e che scopo essenziale di ogni intervento per questo tipo di manufatti rimarrà, comunque, «la conservazione della sostanza autentica», ribadendo l’importanza del “minimo intervento” in particolar modo su questi «frammentari monumenti», come li definiva Gazzola, esclusi, sino a pochi anni prima, dai cataloghi delle opere monumentali e quindi dalla tutela. Il saggio, che si propone, partendo dalla lettura critica dell’articolo, intende inquadrare il problema della conservazione attiva di manufatti allo stato rudere, approfondendo non tanto le questioni relative a complessi dissestati da eventi traumatici come guerre e terremoti, quanto quelle proprie di tante architetture fortificate abbandonate e dimenticate sebbene oggetto di prospezioni archeologiche. Attraverso la presentazioni di alcuni casi studio, elaborati all’interno di un progetto di ricerca interdisciplinare che vede impegnato chi scrive assieme ad architetti paesaggisti, verranno affrontati i problemi relativi alla natura ed alla identità del rudere ed alla sua importanza come documento di natura materiale. Nello scritto ci si soffermerà in particolar modo sul tema della mancanza e del suo trattamento, sulle modalità di reinterpretazione e reintegrazione della rovina, sul progetto e gestione della componente vegetale (compatibilità, conflitti e integrazione dell’immagine) con cui il rudere da sempre è in relazione.
FORTIFICAZIONI, MEMORIA, PAESAGGIO
171
171
Ugolini, Andrea
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