Nell'Appennino settentrionale il limite altitudinale degli alberi coincide, in condizioni di naturalità, con la quota più elevata dei boschi di faggio. Si tratta di un limite netto a causa delle caratteristiche ecologiche di Fagus sylvatica L., una specie competitrice, poco tollerante l'aridità e il gelo. Le sue plantule necessitano della protezione della vegetazione basso-arbustiva del mantello forestale e delle brughiere ad ericacee prossime al bosco. Vi è accordo sul fatto che uno dei principali fattori che impediscono la presenza degli alberi oltre determinate quote sia dato dalla insufficiente durata del periodo vegetativo indotta dalle basse temperature. Vari autori riportano alcuni dati che possono caratterizzare i limiti termici del faggio. Si tratta di valori di temperatura media annua (circa 6 °C), temperatura media del mese più freddo (gennaio: -3 °C), temperatura media del mese più caldo (< 20 °C), giorni con temperatura massima superiore a 10 °C (110-150). La nostra ricerca considera il limite altitudinale dei faggeti nel versante settentrionale dell'Appennino tosco-emiliano, osservabile soltanto sulle più alte montagne, dal Passo della Cisa alla valle del Reno. Il limite è stato mappato alla scala 1: 25 000, usando ARC-GIS - ArcView 8.3, sulla base di quattro carte della vegetazione. Questo limite cartografico si estende complessivamente per 354 km. Per individuare i tratti di maggiore naturalità si è proceduto ad un'analisi dei contatti cartografici del limite del bosco con tipi di vegetazione naturale e subnaturale. La lunghezza totale di questi contatti è di 163 Km e si realizza interamente sopra i 1600 m di quota. I contatti più estesi sono quelli con le brughiere a mirtilli (Loiseleurio-Vaccinietea: 71%) e con praterie a Brachypodium genuense (DC) Römer et Schultes (21%). La caratterizzazione termica dell'attuale limite naturale del bosco è stata eseguita utilizzando i dati di temperatura giornaliera (min e max) del periodo 1951-2002 registrati dalle poche stazioni disponibili e affidabili per il periodo di tempo considerato, seriate secondo un criterio altitudinale: Anzola dell'Emilia (49 m), Pavullo nel Frignano (682 m), Monte Ombraro (727 m), Sestola (1020 m) e Monte Cimone (2165 m). Il gradiente adiabatico dei parametri termici con l'altitudine è stato calcolato mediante regressioni lineari. Si è visto che la quota più elevata del limite del bosco (1875 m) corrisponde ad una temperatura media annua di 4.2 °C, ad una media estiva di 11 °C, ad una media del mese più freddo di -2.5 °C, ad una media del mese più caldo di 12.7 °C e a 132 giorni con temperatura massima >= 10 °C. Questi risultati sono soltanto una prima approssimazione circa le esigenze termiche del faggio. Essi derivano da interpolazioni basate su un modello adiabatico, dove mancano misure alle quote corrispondenti alla distribuzione dei faggeti. Questo potrebbe spiegare alcune differenze sinora riscontrate con i dati di letteratura, di cui, peraltro, non è spesso noto il metodo di rilevamento e di elaborazione. Si può comunque osservare che i dati termici relativi al faggio sono più elevati rispetto a quelli riferiti alle conifere delle Alpi. Un contributo cruciale per la comprensione dell'attuale distribuzione del limite altitudinale dei faggeti in relazione ai limiti ecologici del faggio alle alte quote può venire dalla dendrocronologia, un insieme di metodi che consentono attraverso l’analisi degli anelli degli alberi, la ricostruzione delle condizioni ambientali del passato. Al limite superiore degli alberi (sia altitudinale che latitudinale) analisi dendrocronologiche sono state impiegate per capire l’influenza dei fattori climatici sull’accrescimento degli alberi, per datare l’insediamento delle piante e stimare l’avanzamento o la regressione del limite stesso. Nelle aree di studio del Monte Prado e del Monte Giovo, comprese tra 44° 12’ e 44° 27’ N e 10° 38’ e 10° 59’ E, sono stati individuati 3 plot lungo un gradiente ...

Ecologia del limite altitudinale del bosco nell'Appennino settentrionale

FERRARI, CARLO;MAGNANI, SILVIA;PEZZI, GIOVANNA
2005

Abstract

Nell'Appennino settentrionale il limite altitudinale degli alberi coincide, in condizioni di naturalità, con la quota più elevata dei boschi di faggio. Si tratta di un limite netto a causa delle caratteristiche ecologiche di Fagus sylvatica L., una specie competitrice, poco tollerante l'aridità e il gelo. Le sue plantule necessitano della protezione della vegetazione basso-arbustiva del mantello forestale e delle brughiere ad ericacee prossime al bosco. Vi è accordo sul fatto che uno dei principali fattori che impediscono la presenza degli alberi oltre determinate quote sia dato dalla insufficiente durata del periodo vegetativo indotta dalle basse temperature. Vari autori riportano alcuni dati che possono caratterizzare i limiti termici del faggio. Si tratta di valori di temperatura media annua (circa 6 °C), temperatura media del mese più freddo (gennaio: -3 °C), temperatura media del mese più caldo (< 20 °C), giorni con temperatura massima superiore a 10 °C (110-150). La nostra ricerca considera il limite altitudinale dei faggeti nel versante settentrionale dell'Appennino tosco-emiliano, osservabile soltanto sulle più alte montagne, dal Passo della Cisa alla valle del Reno. Il limite è stato mappato alla scala 1: 25 000, usando ARC-GIS - ArcView 8.3, sulla base di quattro carte della vegetazione. Questo limite cartografico si estende complessivamente per 354 km. Per individuare i tratti di maggiore naturalità si è proceduto ad un'analisi dei contatti cartografici del limite del bosco con tipi di vegetazione naturale e subnaturale. La lunghezza totale di questi contatti è di 163 Km e si realizza interamente sopra i 1600 m di quota. I contatti più estesi sono quelli con le brughiere a mirtilli (Loiseleurio-Vaccinietea: 71%) e con praterie a Brachypodium genuense (DC) Römer et Schultes (21%). La caratterizzazione termica dell'attuale limite naturale del bosco è stata eseguita utilizzando i dati di temperatura giornaliera (min e max) del periodo 1951-2002 registrati dalle poche stazioni disponibili e affidabili per il periodo di tempo considerato, seriate secondo un criterio altitudinale: Anzola dell'Emilia (49 m), Pavullo nel Frignano (682 m), Monte Ombraro (727 m), Sestola (1020 m) e Monte Cimone (2165 m). Il gradiente adiabatico dei parametri termici con l'altitudine è stato calcolato mediante regressioni lineari. Si è visto che la quota più elevata del limite del bosco (1875 m) corrisponde ad una temperatura media annua di 4.2 °C, ad una media estiva di 11 °C, ad una media del mese più freddo di -2.5 °C, ad una media del mese più caldo di 12.7 °C e a 132 giorni con temperatura massima >= 10 °C. Questi risultati sono soltanto una prima approssimazione circa le esigenze termiche del faggio. Essi derivano da interpolazioni basate su un modello adiabatico, dove mancano misure alle quote corrispondenti alla distribuzione dei faggeti. Questo potrebbe spiegare alcune differenze sinora riscontrate con i dati di letteratura, di cui, peraltro, non è spesso noto il metodo di rilevamento e di elaborazione. Si può comunque osservare che i dati termici relativi al faggio sono più elevati rispetto a quelli riferiti alle conifere delle Alpi. Un contributo cruciale per la comprensione dell'attuale distribuzione del limite altitudinale dei faggeti in relazione ai limiti ecologici del faggio alle alte quote può venire dalla dendrocronologia, un insieme di metodi che consentono attraverso l’analisi degli anelli degli alberi, la ricostruzione delle condizioni ambientali del passato. Al limite superiore degli alberi (sia altitudinale che latitudinale) analisi dendrocronologiche sono state impiegate per capire l’influenza dei fattori climatici sull’accrescimento degli alberi, per datare l’insediamento delle piante e stimare l’avanzamento o la regressione del limite stesso. Nelle aree di studio del Monte Prado e del Monte Giovo, comprese tra 44° 12’ e 44° 27’ N e 10° 38’ e 10° 59’ E, sono stati individuati 3 plot lungo un gradiente ...
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Ferrari C;, Cherubini P., Magnani S., Pezzi G.,
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