A partire dalla metà degli anni Ottanta del Novecento si assista a una crescente interesse per la ricostruzione e la preservazione di spettacoli di danza del passato. Tale interesse non tocca soltanto i titoli del repertorio classico-accademico, ma investe anche quelli fioriti a partire dall'inizio del Novecento e rientranti in altre categorie, come quelle di danza moderna, danza contemporanea, teatro-danza, post-modern dance. Particolarmente evidente negli Stati Uniti, questa tendenza ha rapidamente invaso l'Europa, investendo quindi diversi ambiti geografici e temporali. Parallelamente, assistiamo a un crescente interesse per questo ambito da parte degli studiosi, come testimoniano diversi convegni svoltisi a partire dagli anni Novanta del Novecento. Sembra addirittura essersi sviluppata quella che è stata definita come una “minor industry”. Un esempio particolarmente rappresentativo di tale tendenza è sicuramente La Sagra della primavera, creata da Vaslav Nijinskij per la compagnia dei Ballets russes, con le musiche di Igor Stravinskij. Realizzata nel 1913, nel 2007 questa “icon of the Century” poteva contare almeno 185 rifacimenti1 e sicuramente oggi, superato il centenario, potremmo aggiungere a questa cifra diverse decine di titoli. Possiamo intendere le centinaia di "Sagre" nate dopo La Sagra di Nijinskij come "traduzioni" di quel primo "originale"? Su questa questione cercherà di concentrarsi il mio intervento.

Un'altra Sagra della primavera: tradurre la danza

CERVELLATI, ELENA
2015

Abstract

A partire dalla metà degli anni Ottanta del Novecento si assista a una crescente interesse per la ricostruzione e la preservazione di spettacoli di danza del passato. Tale interesse non tocca soltanto i titoli del repertorio classico-accademico, ma investe anche quelli fioriti a partire dall'inizio del Novecento e rientranti in altre categorie, come quelle di danza moderna, danza contemporanea, teatro-danza, post-modern dance. Particolarmente evidente negli Stati Uniti, questa tendenza ha rapidamente invaso l'Europa, investendo quindi diversi ambiti geografici e temporali. Parallelamente, assistiamo a un crescente interesse per questo ambito da parte degli studiosi, come testimoniano diversi convegni svoltisi a partire dagli anni Novanta del Novecento. Sembra addirittura essersi sviluppata quella che è stata definita come una “minor industry”. Un esempio particolarmente rappresentativo di tale tendenza è sicuramente La Sagra della primavera, creata da Vaslav Nijinskij per la compagnia dei Ballets russes, con le musiche di Igor Stravinskij. Realizzata nel 1913, nel 2007 questa “icon of the Century” poteva contare almeno 185 rifacimenti1 e sicuramente oggi, superato il centenario, potremmo aggiungere a questa cifra diverse decine di titoli. Possiamo intendere le centinaia di "Sagre" nate dopo La Sagra di Nijinskij come "traduzioni" di quel primo "originale"? Su questa questione cercherà di concentrarsi il mio intervento.
Tradizione, traduzione, trasformazione
191
202
Cervellati, Elena
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