Nel corso degli anni venti e trenta del novecento le donne italiane emigrate in Francia intrapresero un lento percorso di accesso alla vita pubblica, strette tra la volontà dei consolati fascisti e dei partiti antifascisti ricostituitisi di conquistarle alla propria causa e le potenti spinte integrazioniste provenienti dal paese ospite. Alcune militanti parteciparono attivamente, sin dagli anni venti, alla ricostruzione del movimento antifascista, affrontando le difficoltà e le iniziali scarse attenzioni dei compagni nei confronti delle migranti. I fascisti sembrarono, invece, interessati ad avvicinare le donne emigrate e i loro figli soprattutto attraverso il controllo dell’assistenza. Negli anni trenta la costante pressione fascista, che si esercitò in un’attenzione ossessiva alla maternità nel tentativo di trasformare le donne in vestali dell’italianità ma anche nella profusione di un sentimento patriottico borghese, e la crescita del movimento antifascista comunista che, pur con alcune ambiguità, dimostrò un’attenzione sempre maggiore alla politicizzazione delle migranti, portarono alla nascita di molti gruppi femminili in tutto il paese. La partecipazione, seppure minoritaria, alla vita pubblica da parte delle migranti italiane rappresentò una palestra nella quale si sperimentò una soggettività femminile, che sarebbe emersa in maniera molto più evidente nel secondo dopoguerra tanto in Italia quanto in Francia.

La conquista delle migranti italiane: fascismo e antifascismo in Francia tra propaganda, militanza e integrazione.

PINNA, PIETRO
2015

Abstract

Nel corso degli anni venti e trenta del novecento le donne italiane emigrate in Francia intrapresero un lento percorso di accesso alla vita pubblica, strette tra la volontà dei consolati fascisti e dei partiti antifascisti ricostituitisi di conquistarle alla propria causa e le potenti spinte integrazioniste provenienti dal paese ospite. Alcune militanti parteciparono attivamente, sin dagli anni venti, alla ricostruzione del movimento antifascista, affrontando le difficoltà e le iniziali scarse attenzioni dei compagni nei confronti delle migranti. I fascisti sembrarono, invece, interessati ad avvicinare le donne emigrate e i loro figli soprattutto attraverso il controllo dell’assistenza. Negli anni trenta la costante pressione fascista, che si esercitò in un’attenzione ossessiva alla maternità nel tentativo di trasformare le donne in vestali dell’italianità ma anche nella profusione di un sentimento patriottico borghese, e la crescita del movimento antifascista comunista che, pur con alcune ambiguità, dimostrò un’attenzione sempre maggiore alla politicizzazione delle migranti, portarono alla nascita di molti gruppi femminili in tutto il paese. La partecipazione, seppure minoritaria, alla vita pubblica da parte delle migranti italiane rappresentò una palestra nella quale si sperimentò una soggettività femminile, che sarebbe emersa in maniera molto più evidente nel secondo dopoguerra tanto in Italia quanto in Francia.
Lontane da casa. Donne italiane e diaspora globale dall’inizio del Novecento a oggi.
233
258
Pinna, Pietro
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