L’articolo si sviluppa partendo dalla valutazione circa l’esistenza di una reale necessità di modifica strutturale della Costituzione, indotta da un progressivo logoramento di contesto di alcune fattispecie fondanti che rendano indespensabile una sua penetrante rivisitazione o sia opportuno un rispettoso restyling. In particolare viene fornita una valutazione non soltanto giuridica ma anche politica e sociologica incentrata sulle opportunità di cambiamento del testo costituzionale incentrata sui seguenti punti: a) cosa cambiare; b) come cambiare; c) sulla base di quali presupposti di intervento; d) con quali obiettivi di sistema. L’analisi della realtà empirica porta a ritenere che sia fondamentale il coinvolgimento di gruppi organizzati della società civile che rappresentino interessi economici, sociali, culturali, solidali, che siano in grado di contribuire attraverso una partecipazione progettuale al percorso legislativo di riforma, alla nuova struttura costituzionale. Si ritiene che non sia opportuna una radicale riforma costituzionale che crei una alterazione profonda e sostanziale dell’attuale articolato e dei suoi principi ispiratori soprattutto con riferimento alla prima parte della Costituzione. Appare invece maggiormente condivisibile una “ragionata chirurgia conservativa” dell’attuale testo costituzionale che abbia ad oggetto: la legge elettorale; la forma di governo; il superamento di un bicameralismo piuccheperfetto; l’implementazione di un sistema delle garanzie e ddei contropoteri; la tutela del pluralismo nell’informazione. Rilevante appare poi la necessità che venga inclusa nella parte del testo costituzionale dedicata ai diritti economici una regolamentazione con riguardo al fenomeno delle privatizzazioni e/o delle liberalizzazioni di settori-chiave dell’economia, o dei servizi essanziali. Ancor più necassario appare poi un intervento normativo con riguardo alla parte dei rapporti civili dedicata all’accesso dei cittadini alla giustizia. Auspico fortemente sul punto un riconoscimento costituzionale dei nuovi modelli di composizione dei conflitti (di matrice “commonlawistica” previsti dal nostro codice di procedura civile e molto e sistematicamente implementati dal nostro legislatore), attraverso i quali con approccio privatistico ma con conseguenze pubblicistiche, si potrebbe rispondere alle richieste di giustizia dei cittadini, sempre più kafkaniamente posticipate, misconfermate ed in definitiva negate, dai tempi tecnici di attesa necessari conseguenti alla lunga durata dei processi. In particolare ci si riferisce a strumenti di risoluzione delle controversie su diritti disponibili, quali l’arbitrato, la conciliazione e/o la mediazione, in uno con altre tecniche di negoziazione guidata tra le parti, in grado di filtrare e decongestionare il contenzioso attraverso formule non avversariali pregiudiziali (conciliazione) o addirittura alternative (arbitrato) al giudice togato.

LE RIFORME COSTITUZIONALI: UNA TERZA VIA TRA IMMOBILISMO E PALINGENESI

BERNINI, ANNAMARIA
2007

Abstract

L’articolo si sviluppa partendo dalla valutazione circa l’esistenza di una reale necessità di modifica strutturale della Costituzione, indotta da un progressivo logoramento di contesto di alcune fattispecie fondanti che rendano indespensabile una sua penetrante rivisitazione o sia opportuno un rispettoso restyling. In particolare viene fornita una valutazione non soltanto giuridica ma anche politica e sociologica incentrata sulle opportunità di cambiamento del testo costituzionale incentrata sui seguenti punti: a) cosa cambiare; b) come cambiare; c) sulla base di quali presupposti di intervento; d) con quali obiettivi di sistema. L’analisi della realtà empirica porta a ritenere che sia fondamentale il coinvolgimento di gruppi organizzati della società civile che rappresentino interessi economici, sociali, culturali, solidali, che siano in grado di contribuire attraverso una partecipazione progettuale al percorso legislativo di riforma, alla nuova struttura costituzionale. Si ritiene che non sia opportuna una radicale riforma costituzionale che crei una alterazione profonda e sostanziale dell’attuale articolato e dei suoi principi ispiratori soprattutto con riferimento alla prima parte della Costituzione. Appare invece maggiormente condivisibile una “ragionata chirurgia conservativa” dell’attuale testo costituzionale che abbia ad oggetto: la legge elettorale; la forma di governo; il superamento di un bicameralismo piuccheperfetto; l’implementazione di un sistema delle garanzie e ddei contropoteri; la tutela del pluralismo nell’informazione. Rilevante appare poi la necessità che venga inclusa nella parte del testo costituzionale dedicata ai diritti economici una regolamentazione con riguardo al fenomeno delle privatizzazioni e/o delle liberalizzazioni di settori-chiave dell’economia, o dei servizi essanziali. Ancor più necassario appare poi un intervento normativo con riguardo alla parte dei rapporti civili dedicata all’accesso dei cittadini alla giustizia. Auspico fortemente sul punto un riconoscimento costituzionale dei nuovi modelli di composizione dei conflitti (di matrice “commonlawistica” previsti dal nostro codice di procedura civile e molto e sistematicamente implementati dal nostro legislatore), attraverso i quali con approccio privatistico ma con conseguenze pubblicistiche, si potrebbe rispondere alle richieste di giustizia dei cittadini, sempre più kafkaniamente posticipate, misconfermate ed in definitiva negate, dai tempi tecnici di attesa necessari conseguenti alla lunga durata dei processi. In particolare ci si riferisce a strumenti di risoluzione delle controversie su diritti disponibili, quali l’arbitrato, la conciliazione e/o la mediazione, in uno con altre tecniche di negoziazione guidata tra le parti, in grado di filtrare e decongestionare il contenzioso attraverso formule non avversariali pregiudiziali (conciliazione) o addirittura alternative (arbitrato) al giudice togato.
IL GOVERNO DEI CITTADINI. REFERENDUM ELETTORALI E RIFORMA DELLA POLITICA
531
543
A.M. BERNINI
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